metti che un giorno vai a Ballarò

Una puntata di Ballarò, vista dall'altra parte del vetro, ovvero da dentro lo studio, è un'esperienza per certi versi istruttiva. Così, essendo io stato presente a quella di ieri, poche ore dopo il voto di fiducia al Governo Berlusconi, ho deciso che è il momento di tediarvi con il resoconto di quanto successo, suddividendolo per i Grandi Temi che animano la vostra curiosità.

La sede, innanzitutto: Ballarò viene trasmesso in diretta da Via Teulada, dai vecchi studi di mamma RAI. I documenti vengono raccolti a gruppi, ma non esiste una sala d'aspetto qualsiasi prima dell'entrata. Quindi ci toccano 40 minuti abbondanti di attesa all'aperto, e vi assicuro che ieri nell'Urbe non era quel gran caldo afoso del 15 d'agosto. Ma tant'è. Alla fine si decidono a chiamarci, e quando chiamano un signore del mio gruppo che di cognome fa Bondi, dalla fila scattano una selva di “buu”. L'atmosfera è buona, quindi. La cena alla buvette della RAI è a buffet, in una specie di lounge bar dove tutti si abbuffano e siccome noi siamo arrivati primi abbiamo meglio alloggiato, lasciando – come tradizione aretina vuole – ai malcapitati dopo di noi poco più di sette-otto pizzette, quattro pasticcini e sei briciole di pane: Avanzi De Balera On The Road. Il caffè costa 55 centesimi: non c'è che dire, questi qua hanno davvero visto un bel mondo. Lo studio in cui viene girata la trasmissione è più piccolo di quanto sembri, e non sembra proprio “nuovo de pacca”. Anzi, non lo è, di sicuro. Ah, riguardo le poltrone, che sembrano scomode e sembrano di cartone: sono scomode e sono di cartone.

La trasmissione vera e propria, infine: gli applausi sono liberi, talmente liberi che Bondi (no, non il signore che era in pullman con me) durante la trasmissione si incazza con noi. E questo è un punto d'onore, inutile negarlo. Gli ospiti arrivano alla spicciolata: pochi applausi per il succitato ministro Bondi, praticamente nessuno per Rotondi e Sechi, qualcuno per Giannini, molti per Bocchino, una specie di ovazione per Vendola. I fuori-onda sono brevi e concisi, quindi non ci permettono di andare al bagno, al massimo di scambiare qualche parola con il politico di turno. Gli assistenti di studio sono a tratti garbati, a tratti molto meno, ma comunque fanno il loro lavoro. Complessivamente l'atmosfera è buona e la serata divertente, come si sarà capito anche dalle inquadrature in cui mi si vede sghignazzante.

Sto cominciando a diventare noioso, lo so. Quindi tagliamo corto e arriviamo alle pagelle sugli intervenuti, nonché sul padrone di casa. Le farò in ordine alfabetico, quindi non abbiatevene a male.

Bindi voto 6,5 precisa, appassionata, tirata per la giacchetta da tutte le parti e nonostante arrivi trafelata, parte benino e prosegue meglio, anche se a farla innervosire ci provano un po' tutti. Mezzo voto in meno perché quando ha parlato di quello che si aspetta come cattolica e come credente, non ha avuto il “core” di dire a chiare lettere che si aspetta che la CEI cambi registro.
Bocchino voto 7,5 il più preparato della cricca, peraltro l'unico che si presenti in studio con iPhone e iPad, dimostrando peraltro una certa dimestichezza nell'uso degli Apple-toys. Visibilmente provato dalla giornata, non perde quasi mai il filo del discorso e riesce a non perdere la pazienza nonostante il Ministro della Cultura lo insulti continuamente nei fuori-onda. Mezzo voto in più per il rapporto che ha con la signora Bondi, e chi ha orecchie per intendere intenda. [sperando che il video della lite post-puntata appaia al più presto su YouTube]
Bondi voto 4 verbalmente violento come al solito, il più maleducato nei fuori-onda, politicamente non dice niente e a livello personale non mi ha fatto una grande impressione. Insomma, è proprio come sembra in TV. Anzi, devo correggermi: non è esatto dire che politicamente non dice niente. Ieri sera, per esempio, ho scoperto che il PDL è un partito che porta avanti politiche di stampo laburista. Mica cotica. Ma se il PDL è anche “alternativo alla sinistra” (il virgolettato è ovviamente bondiano), non è che finirà con l'essere alternativo anche a sé stesso?
Crozza voto 9 sembra che gli venga tutto facile anche se gran parte del merito è suo. Scilipoti è talmente analfabeta che fa ridere anche solo a pensarci, figurarci se ci mette le mani Crozza. Battuta più memorabile della serata, “quando c'è di mezzo il PD, c'è sempre qualcosa che va storto.”
Giannini voto 9,5 MVP della puntata, anche perché ha – e vorrebbe dagli altri – idee chiare e esposizione fluente. Parla poco ma ogni volta è una sentenza, con buona pace degli altri…
Mieli voto 6 meriterebbe di più, ma visto che si definisce “esperto in comunicazione” potrebbe almeno provare ad essere meno soporifero. Per il resto, è come un giornalista dovrebbe essere: preciso nelle domande, puntuale nelle richieste di chiarimenti, senza soggezioni di sorta nei confronti di destri o sinistri che siano. E infatti, in questa Italia, questo suo atteggiamento gli è anche costato un po' in termini di carriera.
Pagnoncelli voto 6 Svolge il suo compitino elencando i dati per quelli che sono. Il che, per il mestiere che fa, è perfetto. Anche lui stanchino, come si vede dal momento di smarrimento nei cartelli, ha portato avanti dieci sondaggi che purtroppo nessuno ha preso in considerazione in trasmissione.
Rotondi voto 4,5 si erge a difensore e memore della Democrazia Cristiana, ma i democristiani che erano in pullman con me mi confermano quello che già immaginavo: quando c'era la DC – quella vera – il povero Rotondi non se lo inculava nessuno. Inconsistente il suo contributo politico, quindi ha svolto appieno il mandato richiestogli dal suo Ministero.
Sechi voto 5 ha mestiere e si vede, ma non si può dire che sia esattamente super partes. Anzi, certe prese di posizione non argomentate sono più da politico che da giornalista. Memorabile la sua frase “ci attende un secondo tempo SPETTACOLARE di questa legislatura”, con il pubblico compatto a domandarsi in che mondo viva il sig. Direttore.
Vendola voto 8 mezzo voto in più rispetto a Bocchino, del quale costituisce una controparte altrettanto civile e non meno determinata, per tre motivi: il primo è che si presenta più fresco del coordinatore di FLI; il secondo è che tira dritto per la sua strada, con una chiarezza d'intenti che chiunque può riconoscergli ma senza esagerare nel pindarico; il terzo è che – contrariamente a Bocchino – ne condivido gli ideali politici.

Infine, una parola anche su Giovanni Floris (voto 8,5) spigliato, ironico a tratti ai limiti dell'irriverenza, riprende il pubblico antibondiano nei fuori-onda con il piglio del padrone di casa, o meglio, del preside che entra a sorpresa nella classe caciarona. Visto dal vivo, mi ha fatto un'impressione migliore di quanta me ne avesse fatta finora guardandolo in TV. Rispetto al suo collega Santoro, riesce a non perdere il filo della puntata anche in una serata “ad alta tensione” come quella di ieri, relegando la rissa verbale al dopo-puntata. Un Paolo Mieli più brillante.

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