Ricapitoliamo novembre.

Come sempre, questo blog sembra “dormiente” mentre invece le mie energie e le mie velleità di scrittura se ne vanno in mille direzioni. Tipo che ho recensito due libri, qui e qui. O che è uscito un mio profilo su Gianmarco Pozzecco, uno dei miei idoli sportivi di gioventù, realizzato per Overtime – Storie a Spicchi in collaborazione con Legabasket. Pozzecco che poi ha commentato il mio articolo (questa parte della storia ve la racconto qui). Inoltre ho partecipato ad un concorso letterario di cui sapremo l’esito tra una ventina di giorni,  ho coordinato assieme ad Andrea Cassini un progetto letterario a scopo benefico che vedrà la luce a metà dicembre e di cui vi parlerò più diffusamente in seguito, ci sono in preparazione due pezzi su due altri grossi personaggi cestistici, uno del presente e uno del passato (uscita prevista per entrambi: inizio dicembre), un ebook tributo su The Bends che forse uscirà – se mai uscirà, dipende da tutte le parti coinvolte – il 13 marzo 2020, e infine un mio quarto libro, che stavolta nelle intenzioni sarebbe un romanzo, anche questo previsto per fine 2020.

Ah, ora che ci penso: quasi quasi faccio un post su altri 10 libri che dovreste regalare per Natale, in pratica un sequel di questo, che ne dite?

Insomma, come sempre tanta carne al fuoco, restate con le antenne dritte.

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Due parole su Amaranto Magazine

Che ci fosse qualcosa che non andava, oggi, l’avevo intuito dal messaggio di Andrea Avato nella chat WhatsApp di Amaranto Magazine, “Perla Amaranto”. Alle 15:34 Andrea ci scrive

Così io penso che Andrea deve dirci qualcosa. E infatti, una mezz’ora prima che la notizia diventi di pubblico dominio, ci arriva questa mail, che comincia così:

Buonasera a tutti ragazzi.
Tra poco pubblicherò l’articolo al riguardo, ma volevo avvertirvi in anticipo per correttezza. Non troppo in anticipo, è vero, però ho pensato che sarebbe stato meglio così per mille motivi.
Oggi è l’ultimo giorno di Amaranto Magazine. Ho preso questa decisione un po’ di tempo fa e, lo dico per evitare equivoci, non è legata alle contingenze calcistiche.

Ho dovuto leggere e rileggere più volte la frase che ho evidenziato in grassetto, in un certo senso il cervello rifiutava di interpretare le informazioni.  E allora mi sono semplicemente lasciato travolgere dai ricordi.

Un logo che ormai è diventato familiare per tutti i tifosi dell’Arezzo Calcio…

Il mio primo pezzo su Amaranto Magazine era su questioni extra-calcistiche, al tempo il sito/blog stava pensando di allargarsi anche ad altri campi e così decisi di provare a farmi avanti. Avevo da poco compiuto ventotto anni e mi presentai da aspirante giornalista pressoché sconosciuto, a parte qualcosa che avevo fatto con la Free Basket Arezzo, e Andrea Avato, che mi era stato presentato poco prima da Maurizio Gambini di Atlantide Audiovisivi, mi disse che il pezzo poteva andare. Andò online ed era il 6 dicembre 2007, per me era un grande traguardo, tanto che di questo articolo ne ho ancora una copia stampata. Meno male, visto che con il cambio del server una marea di articoli sono andati persi, temo per sempre.  Come quello in cui vennero fatti cambiare i contenuti del sito di Floro Flores, che ci mandò addirittura una mail di scuse.  Come quello sulla nascita di mio figlio, anche quello stampato, fortunatamente. Come quello sulla schedatura collettiva al termine di Pontevecchio-Arezzo, che mi vide andare anche a Teletruria a raccontare a Block Notes quello che era successo.  Come la rubrica sulle “vecchie facce”, dove ho raccontato un tot di giocatori che hanno vestito la maglia amaranto negli anni dell’A.C. Arezzo e che è stata lì lì per essere raccolta in un libro.  Ho scritto tanti, tantissimi articoli per Amaranto Magazine, cercando sempre di mettere la passione davanti all’analisi tecnica, perché lì ci sono altri più ferrati di me che la partita l’ho sempre vista dalla curva Sud, tranne che nei due periodi di chiusura della medesima.  Ho anche giocato a calcio nella squadra dei giornalisti aretini contro gli amaranto del 1982,

   Sì, LO SO che non sembro un calciatore. Mai detto il contrario, però.

ribadendo con la mia stessa performance che una cosa è scrivere di calcio e un’altra giocarlo davvero. Ho scritto di Arezzo calcio e di cifre di Giostra del Saracino – A proposito, una curiosa coincidenza: il mio primo pezzo per AM e l’ultimo sono compresi tra la vittoria numero 26 e la numero 27 di Porta del Foro…

A volte i miei pezzi per AM sono riusciti meglio e a volte peggio, a volte ho fatto arrabbiare qualcuno, ma come giustamente ha sottolineato Andrea, si scrive di Arezzo Calcio per via di quella passionaccia che non ci si scolla di dosso, e neanche vorremmo che lo facesse.  È passata una vita intera, in questi 13 anni di Amaranto Magazine, di cui quasi 12 trascorsi “a bordo”.  Ogni tanto qualcuno, al telefono, sui social o incontrandomi di persona mi ha fatto i complimenti per alcune cose scritte (tipo per questo post qua), e questo, avendo scritto con e per passione, è il più bello dei riconoscimenti. Ho parlato di Lauro Minghelli, 15 anni dopo la sua scomparsa per parlare del tempo che passa ma non porta via i ricordi. Ho scritto il pezzo per raccontare il 17 aprile del 1993 vent’anni dopo. Ho raccontato, ospite di Amaranto Magazine, vittorie e sconfitte, gioie e dolori, cercando di poter dare il mio punto di vista di innamorato dei colori amaranto. Mi piace sempre ricordare che una volta, ad un corso di formazione sul giornalismo sportivo, uno dei docenti ci disse che non bisognerebbe mai essere tifosi della squadra di cui si scrive, se non si vuol perdere l’oggettività del giudizio, e in un certo senso è vero, lo capisco, solo che mentre ce lo diceva io pensavo ad Amaranto Magazine, dove tutti noi che scrivevamo i pezzi eravamo, siamo, saremo tifosi amaranto, e per questo non posso che ringraziare Andrea Avato per avermi permesso di non snaturarmi mai, per avermi fatto portare la mia voce – spero gradita, sicuramente sincera – a bordo di questa Hispaniola amaranto, che adesso torna in porto e si ferma. Come recita un famoso striscione, “con l’orgoglio e la fierezza di chi l’Arezzo l’ha nel cuore”. Ciao Amaranto Magazine, è stato bello aver scritto un piccolo pezzo della tua grande storia.

Il mio 2018 a parole.

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Ok, non ho usato la macchina da scrivere, ma il senso è quello, no?

E anche questo 2018 ce lo siamo lasciato alle spalle. La cosa bella è che se mi guardo indietro, ci sono state tante cose che sono riuscite come dovevano, e se pensate che questa cosa sia scontata, beh, non so come aiutarvi. Comunque, questo è un breve riepilogo e molto parziale di cose scritte, fatte o portate a termine nell’anno che se ne va.  Ci sono anche delle gioie personali, piccole e grandi, ma magari ve ne parlerò un’altra volta. Oggi vi propino una top 11, così, per gradire.

 

  1. Ho cominciato a scrivere per La Giornata Tipo. Per me, appassionato di basket da più di mezza vita ormai, è un grande, grandissimo traguardo. Sono quattro articoli di cui vado molto fiero, li trovate tutti insieme qui: http://lagiornatatipo.it/author/roberto-gennari/
  2. Sempre sul piano della pallacanestro, ha preso il via anche la mia collaborazione con Overtime – Storie a Spicchihttps://www.overtimebasket.com/elementor-375/ Alcune cose le trovate qui e qui, ma siamo appena all’inizio.
  3. In aggiunta a queste due cose, è rinato da pochi giorni Crampi Sportivi. L’ultimo pezzo dell’anno è appena stato pubblicato, ed è farina del mio sacco. https://www.crampisportivi.it/parole-oggetti-eventi-e-altri-argomenti-che-potrebbero-fermare-golden-state/
  4. Basta parlare di basket. Ho fatto due presentazioni di “Come una mano che saluta da un treno“. Ma ve ne ho già parlato, qui e qui.
  5. Ho ricominciato a scrivere per Amaranto Magazine. Un pezzo, in particolare, è piaciuto molto, al punto che mi hanno fatto i complimenti da più parti, di persona o per messaggio privato. Se siete curiosi, è questo https://www.amarantomagazine.it/news_dett.php?id=6964
  6. Ha finalmente visto la luce l’ebook collettivo di tributo a Mellon Collie and the Infinite Sadness, “Una punta di malinconia e tristezza (mai) infinita”. Io ci ho lavorato un paio d’anni, quindi se ve lo scaricate da qui e ve lo leggete, secondo voi mi farà piacere?
  7. Ho anche partecipato ad un altro ebook collettivo, “Raccontini epici” di cose successe ai concerti, curato da Manq. Lo trovate qui, e anche in questo caso, il consiglio è di scaricarlo e leggerlo.
  8. Ho scritto un post sulla toponomastica dedicato a Licio Nencetti per la guida “Stradario dei personaggi illustri del Casentino”, realizzata da Casentino Più. L’ho anche ripubblicato qui, se vi va di leggerlo.
  9. Sono risultato tra i vincitori del Premio Letterario La Ginestra di Firenze nella categoria “Poesia inedita”. Di questa cosa ve ne parlerò meglio il mese prossimo, visto che la premiazione si svolgerà il 19 gennaio 2019 a Firenze. Comunque, se volete sapere di che si tratta, cliccate qui.
  10. Se avete Twitter, date un’occhiata all’hashtag #MinisteroCulturaMusicale. Ci sono anch’io tra gli autori twitter.com/hashtag/MinisteroCulturaMusicale
  11. Siamo finalmente riusciti a rimettere in moto il Circolo di Lettura di Arezzo, dopo uno standby durato diversi mesi. La cosa è venuta così bene che ne hanno parlato anche su La Nazione.  A proposito, se vi va di partecipare, il prossimo libro che leggeremo sarà “La schiuma dei giorni” di Boris Vian. Se pensate che il nome di questo blog abbia qualche relazione col libro, beh, avete ragione.

…e come sempre, come disse Frank Sinatra, the best is yet to come.

La Giornata Tipo

(Immagine tratta dalla pagina Facebook https://www.facebook.com/LaGiornataTipo/ )

Se seguite questo blog da illo tempore, e se vi è capitato di imbattervi nel suo “fratellino” Basket City, saprete come l’estensore delle presenti righe sia un appassionato di pallacanestro ormai di vecchia data. E se anche voi lo siete, sicuramente conoscerete il sito “La Giornata Tipo”, fondato nel 2012 da quel pazzo genio, o genio pazzo che dir si voglia, di Raffaele Ferraro. Ecco, tra le varie cose che mi ero dimenticato di dirvi in questo 2018, ce n’è una che devo davvero condividere con voi:  da qualche mese, ho iniziato a collaborare con loro, e quello che è appena stato pubblicato è il mio terzo articolo pubblicato per loro. Ecco, è necessario che recuperiate, tutto qua.

 

 

http://lagiornatatipo.it/nba-draft-right-moves-wrong-faces/ (31 gennaio 2018)

http://lagiornatatipo.it/in-un-modo-o-nellaltro-glory-days-gone-by/ (9 aprile 2018)

http://lagiornatatipo.it/dream-team-2-ovvero-come-vivere-felici-allombra-delle-leggende/ (21 settembre 2018)

Anche se non vi dovessero piacere i miei pezzi, cosa peraltro abbastanza improbabile, mettetevi comunque nei segnalibri il sito: non ve ne pentirete.

 

Anche nei dilettanti mi fai battere il cuor…

Se ne leggono di tutti i colori, in questi giorni, e forse è normale, indubbiamente è prevedibile, siamo umani e siamo appassionati di questa maglia amaranto col cavallo rampante sul petto. Matteoni è al lavoro, Ghinelli è al lavoro, Ferretti è di nuovo presidente, e noi siamo qua col Natale a ridosso a chiederci che ne sarà dell’U.S. Arezzo. Più che un Natale sembra una Via Crucis, se mi passate la metafora religiosa. Molti lasceranno perdere, molti hanno minacciato di farlo e magari non lo faranno. Io in questi giorni non sono riuscito a scrivere niente perché ovviamente non ci resta che aspettare e vedere. Non ci resta che sperare, consapevoli che non dipende da noi che l’Arezzo lo abbiamo nel cuore per davvero. Io lo so che scritta così può sembrare una paraculata, passatemi il termine poco politically correct, ma ad Arezzo c’è gente che non ci dorme la notte, gente che sacrifica i fine settimana in famiglia, con mogli, figli, fidanzati, amici per andare a sventolare una bandiera e cantare per incitare la propria squadra, e questa gente, poca o tanta che sia – dipende a chi lo chiedete – merita rispetto, e comprensione. Per cui sì, è impossibile fare sport a livello professionistico ad Arezzo. Sì, nella vita ci sono cose più importanti. Sì, il sindaco non può occuparsi di questo perché ha altre urgenze. Sì, l’assessore allo sport non può fare niente. Sì, il mondo imprenditoriale aretino sta alla finestra (fatte salve un paio di lodevoli eccezioni). Sì, ma ancora te ce confondi?

    Già. L’Arezzo non muore. E se muore, è destinato a risorgere.

Sì, ancora me ce confondo. Sì, non è una questione di categoria. Sì, perché l’Arezzo è la squadra della mia città, e ho esultato quando Rubechini segnò al volo contro la Fortis Juventus in Coppa Italia Dilettanti così come quando il Mosca le ha risolte di classe in tempi più recenti. E in questa breve vita dell’Arezzo, che forse è finita e forse no, abbiamo visto ogni genere di cose, come sempre. “E se vieni insieme a noi, andiamo a vedere l’Arezzo, gioca bene gioca male, è la squadra del mio cuore”. Magari è finita, magari no. Magari il 30 dicembre sarà tutto magicamente risolto (io ci spero, presidente Matteoni, ci spero, sia chiaro, ma mi capirà se dopo le ultime vicissitudini sono come San Tommaso) e l’Arezzo giocherà in casa col Giana Erminio la più normale delle partite di serie C. Ma non è un’allucinazione collettiva, dannazione, non lo è. Sembra piuttosto un incubo ricorrente. Come nel 1993 siamo di nuovo sull’ANSA per i giocatori che minacciano di non scendere in campo. Come nel 2010 siamo qua con lo spettro di giocare il prossimo anno tra i dilettanti, in serie D o più probabilmente in Eccellenza. E allora lasciateci almeno il sacrosanto diritto di lamentarci, come recitava uno striscione sempre più attuale oggi: “Ma che s’avrà fatto noi de male?” Già. Che s’avrà fatto noi de male? Se esiste un dio del calcio, glielo metto per iscritto: abbiamo un sacco di crediti da riscuotere. E sarebbe davvero l’ora di passare all’incasso.

Ma il cielo è sempre più blu?

Piccolo compendio di cose che riguardano i mondiali a cui NON parteciperemo, per calciofili che si sentono in astinenza già da ora delle notti magiche inseguendo un gol che saranno notti magiche per qualcun altro. Astenersi quelli che “eh ma tanto a me del calcio non me ne frega niente”, politici mancati, politici frustrati, registi denunciati, opinionisti sclerati, Opti Poba, varie ed eventuali.

  • Prosegue la sequenza che vede l’Italia combinare qualcosa di molto buono o molto cattivo ogni 12 anni. 1958 eliminata nelle qualificazioni, 1970 finale mondiale, 1982 campioni del mondo, 1994 finale mondiale, 2006 campioni del mondo, 2018 eliminata nelle qualificazioni. Il pensiero di aspettare il 2030 mi spaventa non poco, lo ammetto.
  • No, non è stata un’apocalisse, ovviamente, tanto è vero che domattina alle 8:30 entrerò al lavoro come sempre, e troverò le stesse situazioni che ho trovato oggi.  Nel 1997 giocammo uno spareggio per accedere ai mondiali, come oggi, ma non ricordo questi toni da fine del mondo. Forse scendemmo in campo più sereni, e infatti andò a finire che eliminammo la Russia. Gol decisivo di Gigi Casiraghi, che poi ai Mondiali non fu neanche convocato.
  • Vi prego, risparmiateci la metafora della nazionale specchio del Paese reale, risparmiateci il vostro senso di superiorità secondo cui “mentre voi guardate la nazionale i nostri politici ci stanno fregando bla bla bla”.  Limitatevi, limitiamoci alle questioni puramente sportive (sì, in Italia da anni c’è un problema con gli sport di alto livello e non riguarda solo il calcio, se non ve ne foste accorti) e al fatto che quasi mai, da noi, chi sbaglia paga. Fin lì vi seguo, oltre no.
  • Per favore, lasciamo perdere anche la favola dei troppi stranieri nei top club italiani.  Il Real Madrid ha vinto la Champions 2017 con tre spagnoli fra i titolari, contro la Juventus che aveva quattro italiani e ha poi fatto entrare anche Marchisio.  Nel 2015 il Barcellona ha vinto la Champions con quattro spagnoli in campo contro la Juventus che aveva cinque titolari italiani (e sarebbero stati sei se non avesse dovuto fare a meno di Chiellini). Il Bayern Monaco ha nella formazione tipo Rafinha, Javi Martinez, Alaba, Thiago Alcantara, Robben, Ribery, Lewandowski e almeno uno tra Tolisso, Coman, James Rodriguez e Arturo Vidal.  Devo ricordarvi che cosa hanno fatto Spagna e Germania nelle qualificazioni attuali (e negli ultimi due mondiali)?
  • Casomai, è opportuno puntare il dito sulle squadre di fascia media che prediligono giocatori stranieri tutto sommato non eccelsi a italiani di buone prospettive. Facendo qualche nome, Meret che fa la panchina alla SPAL, Saponara alla Fiorentina, Scuffet all’Udinese, Tumminello al Crotone (e questo fa abbastanza ridere), Goldaniga (e un po’ anche Berardi) al Sassuolo… Vado avanti?
  • In ogni caso, siamo in buona compagnia:  a Russia 2018 non ci saranno l’Olanda, il Galles, la Romania, il Ghana, la Costa d’Avorio, il Camerun, gli USA, il Cile, il Paraguay.  Magra consolazione, lo so. E comunque, come ha già giustamente fatto notare qualcuno, tifare Arezzo ti rende psicologicamente preparato a diverse cose.  In ogni caso, applausi per i nostri concittadini che si sono sciroppati il viaggio fino a Milano di lunedì per sostenere gli azzurri…
    adios
  • Il futuro comunque parte oggi stesso. Con l’addio alla maglia azzurra di Buffon, Barzagli, De Rossi.  Un futuro in cui magari merita un’altra chance Mario Balotelli, 26 gol in 42 partite a Nizza, assurto a nuova speranza azzurra a vent’anni e ostracizzato a 24 dopo la dannata partita di Natal e del morso di Suarez a Chiellini.  Non sarebbe male poter contare almeno per un altro po’ su Chiellini (classe ’84), Marchisio (’86), recuperare Montolivo (’85), e puntare forte su Donnarumma (’99), Verratti (’92, magari da regista arretrato e non da mezzala) e chi volete voi, purché l’anno di nascita cominci per 9, possibilmente.
  • Chi è assunto alla zecca, chi ha fatto cilecca
    Chi ha crisi interiori, chi scava nei cuori
    Chi legge la mano, chi regna sovrano
    Chi suda, chi lotta, chi mangia una volta
    Chi gli manca la casa, chi vive da solo
    Chi prende assai poco, chi gioca col fuoco
    Chi vive in Calabria, chi vive d’amore
    Chi ha fatto la guerra, chi prende il sessanta
    Chi arriva agli ottanta, chi muore al lavoro,
    Ma il cielo è sempre più blu…
  • E comunque, se non vi emozionate neanche un pochino quando gioca la Nazionale, e l’unica cosa che vi preme far notare sono i soldi che ci rimettiamo a non andare al mondiale, secondo me avete davvero il cuore un po’ di pietra.