Io mi rifiuto

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1239.

1239 è una cifra enorme. Soprattutto per un Comune piccolo com’è quello di Capolona (5515 abitanti al 31 dicembre 2010, 2875 votanti alle ultime Elezioni Europee nel giugno 2009). Ma è la cifra che più di ogni altra cosa manda un messaggio, a chi fa politica a Capolona, e carica tremendamente di responsabilità il candidato a Sindaco del centrosinistra. Il 43% dell’elettorato attivo ha deciso di scegliere il candidato di una parte politica tramite lo strumento delle primarie. Un dato enorme, che ci dice che indietro non si torna, insomma. E il messaggio dei miei concittadini è chiaro e univoco: NON siamo più disposti ad avallare ogni scelta che faccia la politica, e al momento delle primarie vi presenteremo il conto.
Questa appena terminata è stata una campagna elettorale bella, a tratti con toni forse un po’ troppo duri, ma che ha rappresentato il primo momento da anni in cui la politica ha fatto qualche passo in direzione dei cittadini. E le sale piene, la voglia di parlare, le facce che da anni si erano allontanate e si sono riavvicinate mi dicono una cosa: ne è valsa la pena. Io personalmente ne avevo un disperato bisogno. Avevo bisogno di tornare a credere in qualcosa. E dove i partiti e la politica non riuscivano, i cittadini di Capolona invece ce l’hanno fatta. Sono riusciti a farmi credere che esistano ancora battaglie che vale la pena combattere e vincere. Grazie, davvero.
Avrei talmente tanti nomi da fare che di sicuro me ne dimenticherei qualcuno. Così, idealmente, vi abbraccio tutti e 1239, e il tappo del brindisi di ieri sera lo condivido con tutti voi. Il primo passo verso un nuovo modo di fare politica è stato fatto. Adesso, non resta che fare tutti gli altri passi di questo cammino. Con un po’ di fiducia in più, ora che – una volta di più – i cittadini hanno dimostrato di essere migliori della politica. 🙂

21 parole aretine [che dovreste assolutamente conoscere]

Nota per il lettore: Questo post è debitore di una lodevole iniziativa promossa da Michele B.

Le ventuno parole sono in rigoroso ordine alfabetico, una per ogni lettera.

A come Alò. L’esortativo per antonomasia. Ha talmente tanti usi che è per una lista comunque parziale vi rimando al link qua sopra.
B come Balàcco. O Bischero. Dicesi di persona non particolarmente sveglia.
C come Cumbrugliume. O, se siete dei radical-chic, Crepuscolo.
D come Dagnene (secche). Sinonimo di “fatti valere”, utilizzabile in ogni ambito.
E come Enti. Che non è riferito agli Enti Locali. In questo caso, “ènti” è come dire “ma senti un po’?”
F come Fittumaio. Si, è riferito ad ammassi particolarmente densi di cose e/o persone.
G come Guazza. O rugiada. Ma volete mettere?
H come Hohahòladillote. Perché ad Arezzo le “c” si strascicano, casomai, ma si mettono sempre. Più che una parola, una fiera rivendicazione.
I come Imbavare. Che ha due significati: rincoglionire qualcuno a parole, oppure trattarlo in malo modo. Scegliete voi quale dei due preferite.
L come Lupa (tiro una). Dicesi “tiro una Lupa” (o “tiro una resìa”) quando si sta per inveire contro Nostro Signore.
M come Moccolo. Vuol dire “cero” ma vuol dire soprattutto “bestemmia”. Da usare anche come verbo, “Moccolare”.
N come Nappo (o Noccélo). Dicesi di persona particolarmente prestante, molto usato come forma di saluto quando non si ricorda il nome della persona che si ha di fronte (ammetterete che è molto più efficace di “ciao caro”). Originariamente era sinonimo di “fiasco”, nel senso del contenitore di vino (“un nappo de vino”).
O come Orzare. Non c’entra il cereale e neanche il caffè, diciamo che siamo piuttosto nel campo semantico della violenza fisica.
P come Panzanella. Che se non sapete che è, ma che avete campato a fare finora?
Q come Quartabòno. O taglio a quarantacinque gradi, per fare un angolo retto.
R come Ruzzare. Il contrario di “fare sul serio”.
S come Sdatto. Dicesi di persona carente sul piano della coordinazione fisica e/o della manualità.
T come Tàrnoccolo (o Tàrnocchélo). L’aretino ama insultare il prossimo suo. Questo è l’epiteto più profondo, e insieme più bello.
U come Ummedo. Se questa non la capite, io con voi non ci voglio neanche parlare.
V come Vire. O andare. Anche in questo caso, volete mettere?
Z come Zeppare. All’incirca, significa spingere, ma con più impegno.

Ecco, se venite ad Arezzo, io vi consiglierei di stamparvi almeno questa pagina. In attesa di un dizionario vero e proprio, che prima o poi, ne sono certo, uscirà.