Come una mano che saluta da un treno (del Casentino)

E così, dopo qualche mese di silenzio, sono tornato a presentare “Come una mano che saluta da un treno“, questa volta nella bellissima cornice del Caffè Le Stanze di Poppi (AR), in compagnia di Silvia Frunzi. Un posto bellissimo, in uno dei borghi più belli d’Italia. Aria fresca, mondiali appena finiti (a proposito, complimenti alla Francia, e chiudiamola qui), gente cordiale, attenta e curiosa. Mi piace un sacco fare presentazioni di libri, come questa:

E a voi non piacerebbe invitarmi a farne una dalle vostre parti? Io ci sono se vi va!

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Una punta di malinconia e tristezza (mai) infinita

Il 7 giugno 1998, Billy Corgan e soci si esibivano in Piazza Navona e sulla scalinata del Palazzo della Civiltà Italiana. A vent’anni da quel “doppio concerto” (anche se in Piazza Navona fecero solo due pezzi), insieme ad una banda di pazzi che hanno scelto di partecipare a questo progetto, lanciato ormai oltre due anni fa, abbiamo scelto il 7 giugno 2018, una data che simbolicamente suggella il legame degli Smashing Pumpkins con il nostro Paese, per pubblicare l’ebook “UNA PUNTA DI MALINCONIA E TRISTEZZA (MAI) INFINITA – A TRIBUTE TO MELLON COLLIE AND THE INFINITE SADNESS”.  Il primo ebook tributo in Italia – per quanto ne so, a dire il vero, in tutto il mondo, ma magari mi sbaglio –  ad uno dei dischi che meglio rappresenta la mia generazione.  Un album che è un insieme di generi musicali, un ebook che è una raccolta di testi dei generi più disparati.  Non vi dico altro, preferisco lasciarvi il piacere di scoprirli via via. Un progetto che a volte ho perfino pensato di mollare (non è facile, credetemi, mettere insieme 28 testi inediti, di autori diversi che spesso neanche si conoscevano tra loro), e che però oggi vede finalmente la luce. Per cui, GRAZIE a tutti quelli che hanno scritto in questo ebook, grazie a chi ha riletto a caccia di refusi, a chi ha tradotto, a chi ha consigliato, a voi che leggerete e farete leggere questo testo ad altri.  Noi ce l’abbiamo messa tutta, adesso speriamo davvero che vi piaccia.

una punta di malinconia (in PDF, scaricabile da qui)

una punta di malinconia (in ePub, scaricabile da questo link dropbox)

una punta di malinconia (in ePub, scaricabile da questo link su SmashWords)

 

Il Casentino… come non lo avevate mai visto!

(Articolo uscito su Casentino Più di primavera 2018)

Tra film (famosi e meno noti) ambientati nella nostra vallata, film che lo citano pur senza mostrarlo, e capolavori della letteratura italiana che ne parlano, il Casentino ha acquisito un suo “posticino al sole” che forse sarebbe il caso di provare a far fruttare in qualche modo…

Valeria: “Guardi, le avevo ritagliato l’articolo sulle antiche leggende del Casentino!”
Mascetti: “Ah interessante! Ma lei se la blinda la supercazzola prematurata, come se fosse anche un po’ di Casentino, che perdura anche come cappotto, vede… M’importa sega!”

Uno dei più celebri scambi di battute di “Amici miei Atto III” sintetizza – purtroppo – in modo lapidario l’interesse che ingiustamente il Casentino riesce a suscitare in chi non ci vive, non lo conosce, non ha un qualche interesse specifico verso questa nostra bellissima vallata. Tralasciando l’accenno al cappotto, forse involontario e forse no, purtroppo dobbiamo ammetterlo:  il turista, quando pensa alla Toscana, difficilmente pensa al Casentino come mèta del proprio viaggio, così come difficilmente pensa ad Arezzo. E dire che in tanti hanno fatto cenno, più o meno direttamente, al Casentino e ai suoi borghi, in opere letterarie così come nei film.  Mostrandolo, oppure parlandone, in ogni caso facendo sì che i suoi luoghi venissero in qualche modo veicolati.  Come nella versione per grande schermo de “La Locandiera”, adattamento del testo teatrale di Carlo Goldoni realizzato nel 1980 dal regista Paolo Cavara, con un cast di tutto rispetto (vi bastano Adriano Celentano, Claudia Mori, Paolo Villaggio e Milena Vukotic?): alla fine del film, uno dei protagonisti esclama “Io ho una villa in quel di Poppi, tra poderi e pioppi”.

Senza dimenticare, ovviamente, il travolgente successo de “Il Ciclone”, il film di Leonardo Pieraccioni campione d’incassi della stagione 1996/97 girato tra Laterina, Poppi e soprattutto Stia.  Solo questo film meriterebbe una riflessione a parte:  se è vero infatti che Pieraccioni non è mai molto interessato a valorizzare i luoghi in cui vengono girati i suoi film, preferendo sempre e comunque una Toscana “indefinita” e comunque sempre molto “fiorentina” – diversamente da quanto fece per esempio Roberto Benigni con il suo “La vita è bella”, dove l’ambientazione “Arezzo, 1943” è chiara fin da subito – è altrettanto vero che l’onda lunga del successo del film non è mai stata cavalcata come avrebbe potuto.  Adesso in Casentino faremo tutti il tifo perché il film di Andrej Konchalovsky, “Il Peccato – una visione”, sulla vita di Michelangelo Buonarroti, possa rendere nota ai più l’esistenza di un luogo meraviglioso com’è il Castello di Poppi. In cui vennero anche ambientate le prime scene del film “Una vergine per il principe” di Pasquale Festa Campanile, con Vittorio Gassman, Virna Lisi e Philippe Leroy, correva l’anno 1965.  Ma non nel solo cinema risuona il nome del Casentino.  Già nel 1914 Dino Campana diede alle stampe la sua opera più famosa, i Canti orfici, di cui un’intera sezione è intitolata “La Verna”, di cui un passaggio merita di essere riportato per intero:

Ho sostato nelle case di Campigna. Son sceso per interminabili valli selvose e deserte con improvvisi sfondi di un paesaggio promesso, un castello isolato e lontano: e al fine Stia, bianca elegante tra il verde, melodiosa di castelli sereni: il primo saluto della vita felice del paese nuovo: la poesia toscana ancor viva nella piazza sonante di voci tranquille, vegliata dal castello antico: le signore ai balconi poggiate il puro profilo languidamente nella sera: l’ora di grazia della giornata, di riposo e di oblio.

Dalla vita di Campana e della sua relazione con la poetessa Sibilla Aleramo è stato tratto un film, diretto da Michele Placido, con Stefano Accorsi, Laura Morante ed Alessandro Haber, “un viaggio chiamato amore”. La buttiamo lì:  oltre agli itinerari francescani, perché non ricostruire gli itinerari che Dino Campana seguì nel suo viaggio da Marradi a La Verna e ritorno? Un “cammino letterario” che, proprio per la sua unicità, farebbe parlare di sé e del Casentino.  E se non bastasse Campana, ancora un po’ a ritroso nel tempo troviamo Gabriele D’Annunzio, che nella sua poesia “I Tributarii”, contenuta nella raccolta “Laudi del cielo del mare della terra e degli eroi” ci regala questi meravigliosi versi:

Chi loderà il Bisenzio
sì caro a quell’antico
favolatore ornato
che lodò la bellezza
della donna perfetta?

E chi la Pescia e l’Era?
E chi la Pesa e l’Elsa?
Chi la Greve e la Sieve?
e i rivi freddi e molli
del Casentino giù pe’ verdi colli?
[…]
Cade la sera. Nasce
la luna dalla Verna
cruda, roseo nimbo
di tal ch’effonde pace
senza parole dire.
Pace hanno tutti i gioghi.
Si fa più dolce il lungo
dorso del Pratomagno
come se blandimento
d’amica man l’induca a sopor lento.

Ma prima di tutti c’era stato Lui, Dante Alighieri, il Sommo Poeta, che proprio nel testo più famoso dell’intera storia della Letteratura Italiana, più volte cita il Casentino.  Non sempre teneramente, a dire il vero:

Li ruscelletti che de’ verdi colli
del Casentin discendon giuso in Arno,
faccendo i lor canali freddi e molli,
sempre mi stanno innanzi, e non
indarno;
chè l’immagine lor vie più m’asciuga
che ‘l male ond’io nel volto mi
discarno. 

(Non è un caso se anche D’Annunzio parla di “rivi freddi e molli”: è evidente come volesse citare proprio Dante). Il Casentino ritorna poi nel canto XIV del Purgatorio, dove a proposito dell’Arno il Poeta ci dice:

Per mezza Toscana si spazia
un fiumicel che nasce in Falterona,
e cento miglia di corso nol sazia.
[…]
Tra brutti porci, più degni di galle
che d’altro cibo fatto in uman uso,
dirizza prima il suo povero calle.
Botoli trova poi, venendo giuso,
ringhiosi più che non chiede lor possa,
e da lor disdegnosa torce il muso.

Il Casentino insomma non è solo una vallata come tante altre: è immagine che riempie gli occhi e parola che scalda il cuore e la mente.  A tutti noi saperlo raccontare ancora, di nuovo, perché chi non lo conosce oggi possa avere la fortuna di poterlo incontrare domani.

27 consigli da un marzo… libresco!

Ispirato da un’iniziativa proposta da Francesca Crescentini sul suo blog, ho stilato una lista di libri per un marzo all’insegna della lettura. Le foto sono tutte su Instagram, insieme a molte altre, in alcuni casi anche più interessanti delle mie.

1. La mia copertina preferita: “Dellamorte Dellamore” di Tiziano Sclavi (disegno di Angelo Stano).

2. Un caposaldo della mia infanzia: “Il richiamo della foresta” di Jack London.

3. Ho amato il libro, pur detestando tutti i personaggi: “Limonov” di Emmanuel Carrère.

4. Un libro che ho sentito il bisogno di possedere in almeno due edizioni: “Guida galattica per gli autostoppisti” di Douglas Adams

5. Un saggio curioso: “A passo di gambero” di Umberto Eco

6. “Era bello anche il film”: “Shining” di Stephen King

7. Un’ossessione adolescenziale: “Jack Frusciante è uscito dal gruppo” di Enrico Brizzi

8. Il libro più strano della mia biblioteca: “L’era di Sinatra” di David Ohle

9. Un regalo azzeccato: “La polvere del Messico” di Pino Cacucci

10. Una graphic novel: “Midnight Nation” di J.M. Straczynski & Gary Frank

11. Il “classico” del cuore: “Alla ricerca del tempo perduto” di Marcel Proust

12. Una distopia di rara potenza: “Watchmen” di Alan Moore e Dave Gibbons

13. Un libro che parla di libri: “Le storie di Arturo Bandini” di John Fante

14. Un libro che leggerei con una certa vergogna in tram:  “Girls” di Nic Kelman

15. Un favoloso polpettone: “Il fuoco amico dei ricordi” di Alessandro Piperno

16. Un libro estenuante: “Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta” di Robert M. Pirsig

17. Un libro pop-up: “10 piccoli pinguini” di Fromental/Jolivet

18. Una bella pagina: “Conversazione in Sicilia” di Elio Vittorini

19. Una raccolta di racconti: “Racconti del mistero, del terrore, dell’impossibile, d’incubo” di Edgar Allan Poe

20. Un libro autografato: “I migliori di noi” di Andrea Scanzi

21. Un degno rappresentante della mia collana preferita: “La confraternita dell’uva” di John Fante

22. Ah, l’amore: “La schiuma dei giorni” di Boris Vian

23. Un coffee-table che mi fa sentire molto alla moda: “Steve McCurry – Magnum La Storia Le Immagini”

24. Un libro spaventoso (anche solo a tratti): “Le notti di Salem” di Stephen King

25. Un libro che mi fa ridere (anche in pubblico): “La fabbrica delle stelle” di Gaetano Savatteri

26. “Signora mia, quanto ho pianto”: “Molto forte, incredibilmente vicino” di Jonathan Safran Foer

27. Un libro che vorrei aver scritto, invece sto su Instagram: “Triste, solitario y final” di Osvaldo Soriano

Scrivere [a sproposito]

L’altro giorno è arrivato in azienda un CV dove, nella descrizione delle attività lavorative, abbiamo trovato questa perla:

Insegnamento c/o proprio domicilio della lingua inglese a studenti di scuole superiori di ogni ordine e grado fine al superamento dei deficit formativi, e a studenti universitari per il superamento delle specifiche idoneità linguistiche.

Datore di lavoro: Me Medesima.

Tutto questo per dire che fa lezioni private a studenti, quelle che da noi si chiamano “ripetizioni”. Non ho potuto fare a meno di pensare a questo passo del grande Gaetano Savatteri:

“Cosa stai cucinando?”
“Filatura di grano duro in trafila di bronzo con datterini pelati a vivo, cipolla bianca di Castrofilippo appassita in olio extravergine con spremitura a freddo, all’aroma di basilico della mia grasta.  E poi, ascolta bene, rossi di gallina ruspante di terra su letto d’albume bianco rassodato a bassa temperatura in succo d’olive Nocellara.”
“Minchia, cose di lusso. E che vuol dire?”.
“Spaghetti col sugo di pomodoro e uova fritte”.
“Sei il solito cretino”.

“Peppe, la cucina è come la letteratura: il contenuto non conta, conta come si racconta”.

 

Happy birthday Damon Albarn

Stimolato da questo articolo de Il Post https://www.ilpost.it/2018/03/23/playlist-blur-damon-albarn/ , mi sento in dovere di dire la mia sul neo-cinquantenne Damon Albarn (che tra l’altro, sia detto per inciso, magari ci arrivassi io ai 50 come lui!), e così ho buttato giù di getto i miei 13 pezzi sui quali ha messo lo zampino, come autore o co-autore, e che secondo me vale la pena ascoltare. Senza troppe spiegazioni aggiuntive. Fidatevi e basta, insomma.

1. Sing

2. For tomorrow

3. Chemical world

4. End of a century

5. To the end

6. The Universal

7. Song 2

8. Coffee + TV

9. Caramel

10. Out of time

11. My terracotta heart

12. Feel Good Inc.

13. History Song

La Pieve di Santa Maria Maddalena a Sietina

(Articolo uscito originariamente su “Casentino da scoprire 2”, guida turistica della vallata a cura di Casentino Più)

Poco distante dalle rive dell’Arno, tra le frazioni di Castelluccio e Poggio al Pino nel comune di Capolona, si erge un edificio dalla storia ormai millenaria:  la Pieve di Santa Maria Maddalena a Sietina.  Le prime notizie storiche su questo edificio risalgono infatti all’anno 1022.  Come molti altri edifici sacri di questo periodo, la Pieve sorge sulla sponda destra del fiume, lungo la strada che da Arezzo portava in Casentino ed era infatti nota come “via delle pievi”:  dopo quella di Sietina, infatti, si trovano la Pieve di San Martino Sopr’Arno (sempre nel territorio del Comune di Capolona) e numerose altre, fino alla più “nota”, la Pieve di Romena.

                   La facciata della Pieve (foto tratta da http://www.sietina.it)

Come molte pievi romaniche, l’architettura dell’edificio sacro è insieme essenziale ed estremamente suggestiva: l’interno diviso in tre navate divise da pilastri a sezione rettangolare presenta affreschi risalenti al secolo XIV e XV, tra i quali vale la pena ricordare la Madonna sul trono con Bambino, raffigurata su uno dei pilastri e dallo stile che richiama chiaramente quello di Piero della Francesca nella Leggenda della Vera Croce, e la vetrata raffigurante la Maddalena, risalente al XVI secolo ed attribuita all’artista francese Marcillat, noto per aver realizzato anche le vetrate del Duomo di Arezzo.  La famiglia Bacci, il cui stemma (una testa di leone ruggente con tre stelle dorate su fondo blu) è raffigurato sopra al portone di ingresso alla Pieve, risulta essere stata la committente della maggior parte delle opere che si trovano all’interno dell’edificio, così come della celeberrima “Leggenda della Vera Croce” ad opera di Piero della Francesca che si trova all’interno della Chiesa di San Francesco ad Arezzo.  Inoltre, sono di pregevole fattura le raffigurazioni di San Biagio Vescovo e di San Benedetto, realizzata in omaggio alla vicina Badia di Campoleone, complesso benedettino di grande importanza (a cui Capolona deve ancora oggi il suo nome, dal latino Campus Leonis), che venne distrutto nel 1527 dall’esercito imperiale guidato da Carlo di Borbone.  In un ciclo di affreschi trecenteschi sulla parete destra della navata centrale, sono riconoscibili tre figure di santi: San Pietro (raffigurato con le chiavi in mano), San Lorenzo (riconoscibile perché ha ai suoi piedi una graticola, dove fu poi arso vivo) e Santo Stefano (che ha in mano un sasso, a ricordo della sua lapidazione giovanile).  Sull’altro lato della navata centrale, troviamo invece una raffigurazione di San Cristoforo e una di San Bernardino da Siena, una delle prime successive alla sua canonizzazione avvenuta nel 1450:  questo potrebbe in parte stupire, essendo San Bernardino un francescano, ma la sua vicinanza “geografica” al territorio in cui sorge la Pieve lascia pensare che possa essere entrato in contatto con la famiglia Bacci, poiché figura molto “in vista” (dopo San Francesco e Sant’Antonio da Padova, è probabilmente il santo francescano più noto e rappresentato).  Molto particolare è il dipinto rappresentato sotto una delle arcate, ovvero la SS. Trinità “trilobata”:  il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono infatti rappresentati con lo stesso volto, uno visto frontalmente e gli altri due di profilo.  Questo tipo di rappresentazione pittorica non è facile da trovare perché ai tempi della controriforma della Chiesa Cattolica venne bandita, pertanto questa che si trova a Sietina è una delle poche ad essersi salvata dalla cancellazione, avvenuta invece in molti altri edifici.  Molto belli sono infine, nei pressi del portone principale, la raffigurazione di Santa Caterina d’Alessandria (collocata proprio sopra al portone stesso) e il Battesimo di Cristo, posto sopra alla navata sinistra dell’edificio, ma di epoca decisamente più recente rispetto agli affreschi.

Una delle particolarità più importanti di questo edificio sacro è che appare più basso dall’esterno, anche se risulta essere stato ripavimentato più volte, a quanto pare a causa di una falda acquifera abbastanza vicina alla superficie che ha causato numerose infiltrazioni di umidità negli anni. Il campanile che si vede dalla facciata esterna è invece stato aggiunto in seguito.  Attorno alla Pieve stessa esiste un piccolo insediamento rurale, costituito da una villa padronale e due case rurali.  Il toponimo “Sietina” risulta essere di origine etrusca ed essere stato già in passato luogo di culto dedicato a Saturno.  La collocazione geografica della Pieve risulta essere particolarmente interessante, perché si trova sia lungo la già citata “via delle pievi” che attraversa tutto il Casentino, che nelle vicinanze delle strade consolari Cassia Vetus e Flaminia Minor.  Attualmente si può passare da Pieve a Sietina percorrendo il sentiero 47 del CAI, inserito nel percorso della cosiddetta Via Romena Germanica.

COME RAGGIUNGERE PIEVE A SIETINA

Pieve a Sietina dista circa 7 km dalla sede del Comune di Capolona. Occorre prendere le indicazioni stradali per San Martino Sopr’Arno, proseguire per la Strada Provinciale dello Spicchio e poco dopo aver superato il bivio per Poggio al Pino si troverà un bivio sulla sinistra, con un cartello marrone che indica Pieve a Sietina.

INFO UTILI

L’Associazione Pieve a Sietina, che si occupa di tutelare e valorizzare il sito, è contattabile ai seguenti indirizzi:

http://www.sietina.it/

https://www.facebook.com/AssociazionePieveASietina

Per visitare la pieve, è opportuno contattare uno dei seguenti numeri telefonici:
335-1835218
328-5642276
339-5438549