Intervista a Jukka Reverberi dei Giardini di Mirò

Realizzata il 2 settembre 2006 e pubblicata a suo tempo qui.

1. Dividing Opinions (il titolo è definitivo?), terzo capitolo della “saga”, anche se in mezzo c’è stata tanta roba… già fissata la data di uscita?

Il titolo è decisamente definitivo. quello è e rimarrà. Mi sembra un titolo bello, soprattutto per noi che siamo dentro il gruppo. Ognuno lo può leggere come meglio crede e dare qualsiasi tipo di significato. Ad esempio la mia idea molto probabilmente è assolutamente diversa da quella degli altri. Il primo a darne una lettura è stato corrado a rockit, ma le motivazioni che mi hanno spinto a proporre questo titolo sono altre.
Per quanto mi riguarda è assolutamente politico come titolo, come anche in parte quelli degli altri nostri album. ma se prima guardavamo solo dentro “l’ambiente musicale” ora guardiamo solo all’esterno. E’ un po’ anche la svolta del gruppo, una sorta di introspezione che però diventa pubblica e non è più celata dietro le ombre ed i silenzi.
E poi è un titolo hardcore. Quindi politico. Decisamente. Strettamente politico. Politicamente emozionale.

2. Si dice che per un gruppo il terzo album sia una sorta di “prova del nove”. Pensi sarà così anche per i Giardini, nel senso che questo disco potrebbe rappresentare una sorta di salto di qualità definitivo?

Per noi è stata la prova del dieci, capirai meglio alla risposta successiva.
In verità durante la lavorazione del disco non abbiamo mai avuto una prospettiva a senso unico… Ovvero quella di affermarci nel mercato discografico. Eravamo però consapevoli che il terzo disco è molto importante nella vita artistica di un gruppo. Non è stato facile lavorare con questa premessa.

3. Rispetto a “Punk… not diet!” cambiano diverse cose. Come ci ha annunciato anche lui stesso qui sul forum, Alessandro Raina non sarà la voce dei Giardini di Mirò per il terzo disco. In “NATO” ti abbiamo sentito esordire alle voci: quanti pezzi hai cantato nel disco? Ci sono anche delle collaborazioni con cantanti “in prestito” come negli altri dischi?

Quello di NATO in verità è una sorta di scherzo. Gira anche tra amici la versione originale di “Othello”, realizzata in camera di Corrado senza nessuno strumento se non un ibook. E’ una cosa che sta fuori il canone di quello che sarà l’album. Su quella versione originale puoi sentire un finale differente, poco politically correct… ma vabbeh… il pezzo in NATO è stato inserito solo perché mandando questo mp3 a diversi amici con una rassegna stampa fasulla, abbiamo ottenuto un sacco di responsi positivi… a quel punto ci siamo chiesti “ma adesso, chi sta prendendo in giro chi?”…
per il disco canteremo sostanzialmente io in tre pezzi e Corrado altrettanti. Poi ci saranno Glen Johnson dei Piano Magic, Paul Anderson già al lavoro con noi in “rise and fall” e Kaye Brewster nostra collaboratrice di lungo corso.
Questo capitolo delle voci è stato decisamente critico. Sia io che Corrado non abbiamo mai cantato seriamente (io nel modo più assoluto) e quindi nel momento in cui ci siamo trovati con la band senza il cantante abbiamo avuto qualche momento di difficoltà. “Punk not diet” ci ha dato la certezza che la nostra musica può vivere anche con le voci… anzi per noi la cosa è diventata necessaria. Purtroppo il rapporto con Alessandro si era fatto complicato nell’ultimo anno, mettendo a rischio l’esistenza stessa del gruppo. Non dò la colpa a nessuno. Dico solo che le cose ad un certo punto sembravano ingestibili.
Ora, credo, siamo tutti più rilassati. Ale riuscirà sicuramente a concretizzare qualcosa di importante nei prossimi mesi. E noi siamo consapevoli di aver fatto un salto di qualità molto importante: di fronte ad un problema non abbiamo cercato un aiuto esterno, ma ci siamo uniti, dati forza a vicenda ed abbiamo ripreso con il vecchio nucleo storico della band, con anche la piena ed importantissima integrazione di Francesco alla batteria e produzione. Insomma un gruppo vecchio, ma nuovo allo stesso tempo. Sappiamo che in tanti ci attendono al varco e le responsabilità le portiamo tutte sulle spalle. Senza paure. Il peggio è alle spalle.
Detto questo… a me rompe le scatole cantare. Preferisco la chitarra. Ma va bene, o Giardini o il nulla.

4. Che musica avete ascoltato durante le recording sessions di questo disco? Cosa ti senti di consigliare per l’autunno in arrivo, oltre all’acquisto del disco dei Giardini di Mirò?

Tutte e nessuna. La scrittura e la gestazione dell’album si sono concentrate in un periodo molto ampio… quindi difficile fare un elenco preciso. Francesco ora è ossessionato dalle produzioni di Joe Meek… sono tre mesi che sta cercando di leggere la biografia in inglese. Corrado ha avuto un inverno molto hip hop. Luca come sempre è alla ricerca di dischi introvabili… l’ultima volta che siamo andati per dischi è tornato vittorioso con un disco di Nico che cercava da anni. Io sto impazzendo per i Junior Boys che sono ottimi. Pop elettronico vagamente borghesuccio di qualità eccelsa. Forse più intelligente e intrigante di quanto possa sembrare ad un primo ascolto. E’ davvero pop urbano per giovani annoiati che non conoscono sulla propria pelle il significato della parola “povertà”. Insomma adoro quel disco, perché parla alla mia generazione: snobbini tecnologici vagamente dispersi. Ma anche un sacco di fastcore vecchissimo. Tv on the radio, Grizzly bear e drone music (Keith Fullerton Withman in primis assieme a Tim Hecker), Mixtapes and cellmates, Riccardo Sinigallia, New Order, Superpitcher e gli Smiths. Tanto gli Smiths… davvero tanto. Tantissimo. Anche i New Order sono una sorta di ossessione.

5. I Giardini di Mirò sono una band che ha una notevole forza, nelle esibizioni live. Questa estate avete fatto un po’ di concerti in giro per l’Italia, l’8 settembre suonerete a Roma coi Mogwai: come suonano i pezzi nuovi che avete provato dal vivo?

Devono assolutamente ancora rodarsi. Sono schiacciati ancora da pezzi come “a new start” o “trompso is ok”… come potrebbe essere altrimenti? Ma usciranno ed alcuni di questi nuovi diventeranno classici per gli amanti della band…. Si deve solo digerirli… Comunque ci sono un paio di cose molto forti… quindi… ci siamo!
In generale il live sarà più veloce e più difficile da suonare per noi… tecnicamente e fisicamente. Ma va bene, invecchieremo meglio. Più in forma.

6. Già decisa la tracklist del disco?

Abbiamo un’idea abbastanza approssimativa. 10 pezzi al massimo. Un paio rimarranno fuori.

7. Quando parte il tour promozionale del disco? ci sono già delle date che possiamo anticipare?

Abbiamo quattro date in settembre. poi credo nulla più fino a gennaio 2007… Quando uscirà il disco e inizierà il tour vero e proprio. Forse qualche cosa in mezzo ma non ne sono certo. Di per certo non staremo fermi da qui ad allora. Abbiamo ricevuto l’invito a partecipare ad una serie di dodici pollici dedicati alla band Shoegaze da parte di una label americana che si chiama Claire record. Poi ora abbiamo diverse macchine nuove da provare e nei singoli possiamo sempre cercare direzioni nuove e divertenti.  Zucchini Drive ci hanno chiesto di produrre un nuovo pezzo per il prossimo disco. Oltre a questo ci sono gli impegni solisti di quasi metà della band da promuovere. Seguite i nostri siti web.

8. Ma lo sai che con il post su Ferretti nel tuo blog hai scatenato un bel casino?

La domanda è: solo Ferretti può provocare? E solo a lui possiamo perdonare delle cazzate dette? Credo di no. Penso questo e lo dico. Il mio blog è ovviamente autoreferenziale e si rivolge ad un piccolo gruppo di persone che ascolta i Giardini ma anche le produzioni ferrettiane… mi sembrava un buon luogo per dire la mia a riguardo. Purtroppo però sono caduto nella trappola ferrettiana. Parlare, spararla grossa per far parlar di sé: questo è il succo di buona parte della sua carriera. E’ indubbiamente molto bravo nel fare questo e rilanciarsi. Poi capire quello che pensa realmente e quello che dice solo per attirare attenzioni è difficile da capire. Però che vuoi mai ad ognuno il suo.
Ora siamo davvero dall’altra parte della barricata (ma qualcuno mi ha fatto notare che in realtà lo siamo sempre stati… in verità pensavo di essere stato anche io chiaro fin da principio). Io ho l’ebreo Carlo Marx dalla mia parte e non mi offendo se mi accusate di giacobinismo, lui una forte fascinazione per sé stesso ed ambigui amori intellettuali… tra il misticismo ascetico e simil megadirettori generali fantozziani.

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