Accanimento?

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Foto di Giulio Cirinei, tratta da Amaranto Magazine

Stimolato da questa (che noi chiameremo, arbitrariamente e provvisoriamente) boutade della società U.S. Arezzo, dalla quale mi sento chiamato in causa, in quanto ormai da diversi anni firma del sito Amaranto Magazine, mi sento in dovere di riportare – autocitandomi – alcuni estratti dei pezzi da me scritti nei mesi scorsi, tutti consultabili per intero cliccando sulle rispettive date di pubblicazione:

(28 agosto 2013) Un’estate in cui è andato quasi tutto per il verso giusto […], da noi non si vedeva da un sacco di anni. Campagna acquisti impostata per vincere il girone e passare in serie C – non C2, eh – campagna abbonamenti fatta per venire incontro alla gente (e risposta numerica confortante) […] Ma parte da zero punti, esattamente come la Pistoiese, la Pianese, il Gualdo e le altre quattordici avversarie. Parte da zero in un campionato dove conta solo arrivare primi e dove la seconda è semplicemente la prima delle ultime, […] Dove non si può dare per scontata la partita in casa col Bastia né tantomeno le trasferte di Trestina. […] Si parte, dunque, ed è bene farlo col piede giusto, anche perché si sa come sono fatti gli aretini: nei giorni scorsi, un conoscente mi ha detto, […], che “ora siamo tutti innamorati dell’Arezzo, ma vedrai: se nelle prime due giornate non faremo SETTE punti, ci sarà chi comincerà a bubare”. Laconico ma purtroppo vero, l’aretino è così, prendere o lasciare.

(17 settembre 2013) Per una volta nella tua storia, Arezzo, abbi un po’ di pazienza. Anche se questa serie D è venuta a noia a tutti, dopo quattro anni di fila. […] Per ora, dopo sole tre giornate i ragazzi di mister Mezzanotti hanno dimostrato di aver capito che in serie D nessuno ti regala neanche un centimetro, cosa niente affatto scontata anche solo un mese fa. Se sei l’Arezzo, questa cosa conta più di avere 7 punti in classifica invece di 5, a questo punto del campionato, solo che magari te ne accorgi qualche tempo dopo.

(2 ottobre 2013) Il dibattito tra 4-3-3 e 4-4-2 è stucchevole e di lana caprina, ok. Però ci sono delle cose da sistemare al più presto, e – opinione di chi scrive – ha fatto bene la società a confermare la fiducia a Mezzanotti, perché non è che se l’Arezzo perde a Sansepolcro automaticamente l’allenatore diventa un cialtrone e i giocatori un ammasso di brocchi. Fortunatamente di cose da salvare, in queste prime cinque giornate, ce ne sono. […] Un campionato non è mai compromesso a 29 giornate dal termine, ma lo diventa se a metà girone d’andata si deve ancora trovare un assetto tattico, un’identità di gioco, una solidità difensiva.

(6 novembre 2013) normalmente una squadra che vuol vincere il campionato dovrebbe fare almeno una quarantina di punti in casa e racimolare quanto più possibile in trasferta, quindi l’Arezzo non ha più molte occasioni per steccare le partite interne.

(4 dicembre 2013) spronare gli under ad avere un po’ più di coraggio, perché – tolto Disanto – finora si sono un po’ troppo limitati a fare il compitino e a cercare di sbagliare il meno possibile, col risultato di togliere frecce all’arco della manovra dell’Arezzo, che senza le sovrapposizioni diventa giocoforza più prevedibile. […] lavorare psicologicamente su chi scende in campo, perché è inconcepibile che l’Arezzo, in 14 giornate, non abbia mai vinto una partita se al termine dei primi 45 minuti non è già in vantaggio.

(30 dicembre 2013) siccome chi scrive è convinto che i moduli siano importanti, ma ancor più importante è l’atteggiamento tattico con cui questi vengono interpretati, perché sia veramente “vita nuova” l’Arezzo dovrà semplicemente essere più arrembante, a prescindere da chi scenderà in campo. Difensori centrali che avanzino palla al piede quando non sono pressati, terzini che facciano continuamente sovrapposizioni sulle fasce, attaccanti esterni che non siano costretti ad andare a prendersi la palla sulla riga di metà campo, mediani che vadano al tiro dal limite dell’area o da 25 metri con più continuità. […] Al mister, alla società, ai ragazzi, chiediamo essenzialmente una cosa: un Arezzo che non abbia paura di nessuno, che sia consapevole della propria forza, del proprio tasso tecnico, ogni volta che scende in campo.

(15 gennaio 2014) Arezzo-Pistoiese 1-1, amaranto in vantaggio, gli arancioni impattano nel finale. Pistoiese-Arezzo 1-1, Carfora subito in gol, Minincleri pareggia in 10 contro 10. Con buona pace di chi vedeva la squadra di mister Morgia come una formazione di un altro pianeta e quella di Mezzanotti come un branco di raccattati. Il campo, ma tutto sommato non era poi così difficile prevederlo, ha detto un’altra cosa, e cioè che le due sfidanti sono molto più vicine di quello che si potesse pensare.

(20 febbraio 2014) Questa è una stagione che ha ancora qualche obiettivo possibile, sia pur molto ridimensionato rispetto alle aspettative di inizio anno: secondo posto, finale di Coppa Italia, vittoria dei playoff. La piazza, dai giocatori e dal nuovo mister, pretende questo. Buon lavoro, mister Chiappini.

Gentile società, questi che sono stati brevemente elencati sopra sono estratti da articoli pubblicati nei mesi scorsi a mia firma. Se questo significa “accanimento sull’Arezzo calcio e quindi sulla Dirigenza che lo amministra a pieno titolo” (il virgolettato è vostro), beh, io non so cosa pensare, né tantomeno cosa dirvi.

Sulla partita di domenica scorsa, che di solito analizzo per conto di Amaranto Magazine, stringi stringi c’è poco da dire.  La Pianese ha portato via dal “Città di Arezzo” un punto con pieno merito.  Sulla formazione iniziale ci ho capito poco (Rascaroli terzino? Idromela trequartista? Quadrini seconda punta?), sui cambi ancora meno (Fuori Carteri che in mediana sembrava il meno spaesato, Quadrini in campo 90 minuti e Martinez in panchina 90 minuti? Mencarelli in tribuna?), ma sicuramente questo è un limite mio.  Non può che essere così.

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