Ancora un disco all’anno

Questo post mi era piaciuto, così ho deciso di far proseguire la lista qui.

N.B. IL POST VERRÀ AGGIORNATO UNA VOLTA ALL’ANNO COL DISCO PRESCELTO.

2014 To live alone in that long summer, Barzin
2015 The magic whip, Blur
2016 A moon shaped pool, Radiohead
2017 Terra, Le Luci Della Centrale Elettrica
2018 Il fuoco in una stanza, Zen Circus

 

Annunci

ODIO… UN TANTO AL CHILO

(pubblicato in cartaceo su Casentino più n. 90, ancora per pochi giorni in edicola)

Anche il Casentino, ovviamente, non è immune dalle campagne di odio che imperversano sui social network… e come sempre ci resta una domanda: cui prodest?

“Se sei indignato clicca mi piace e condividi.” Quante volte ci siamo imbattuti in questa frase, scorrendo la cronologia dei post di un social network “tuttora in voga”, per citare una famosa canzone?  C’è uno sviluppo, del world wide web al tempo della crisi, che non era previsto né in realtà prevedibile, che è quello della diffusione a macchia d’olio, non (solo) della cultura, come si sperava in ambienti accademici, non (solo) dell’informazione, come si credeva nel mondo del giornalismo, ma piuttosto del malcontento.  È un meccanismo abbastanza insito nell’animo umano, pensateci bene:  se vi chiudete in un ambiente insieme ad altre persone, e tutte si lamentano di qualcosa, verrà spontaneo anche a voi accodarvi alla lamentela senza neanche starci troppo a pensare su.  È lo stesso principio che spinge l’automobilista incolonnato a suonare il clacson senza una ragione evidente, come se il solo fatto di clacsonare possa in qualche modo sbloccare la situazione.  E sui social network purtroppo tutto ciò è amplificato:  si condividono link, spesso senza leggere gli articoli ma limitandosi al titolo, solo nel caso in cui ciò corrisponda all’idea della “verità” che ci siamo fatti relativamente ad una certa cosa.  Funziona così per tutti:  antivaccinisti, terrapiattisti, antijuventini, fruttariani, esodati, allergici alimentari, astinenti sessuali, chi vive in Calabria, chi vive d’amore, chi ha fatto la guerra, chi ha preso il 60, chi arriva agli 80…  Non a caso si è coniata la definizione di “era della post-verità”:  non è nemmeno importante sapere se una cosa è vera o no, basta che più o meno coincida con quello che già pensavamo.  Ebbene, c’è una cattiva notizia:  dietro a tutti questi “mi piace” e a queste condivisioni, c’è qualcuno che sta facendo dei soldi sulla pelle di qualcun altro, e sulla rovina del nostro e vostro fegato.

In questi tempi complicati per il nostro Paese, è successo quello che – in questo caso sì – era scontato prevedere.  La classe politica si è mostrata spesso inadeguata e non all’altezza di fronteggiare la situazione, e quindi che altro c’era di meglio che convogliare tutta l’attenzione del popolo sul bersaglio grosso? Si parla di “emergenza migranti” quando i numeri ci dicono che il saldo della popolazione straniera in Italia è in calo, e quando ci viene detto che senza i contributi dei lavoratori stranieri l’INPS sarebbe già al collasso;  si parla di questo perché è più facile, rispetto al dover ammettere che per anni abbiamo subito passivamente la crisi economica, che la ripresa in Italia è sempre con lo zero virgola mentre quasi tutto il resto d’Europa avanza più speditamente di noi.  E per restare sul tema dei migranti, è più facile sbandierare ai quattro venti un’emergenza che non c’è, piuttosto che ammettere che si è stati inadeguati su tutti i fronti:  non si è saputa creare una politica di integrazione, non si riesce a “separare” l’immigrazione “buona” da quella “cattiva” (perché in Italia la certezza della pena, che tu sia bianco, nero, giallo, a strisce o a pois, è un miraggio), non si è trovato nessun accordo con la UE, e l’elenco potrebbe andare ancora avanti a lungo.  Molto più facile gridare all’invasore, al ladro, allo stupratore, al barbaro che non vuole il crocifisso, e poco importa se chi lo dice ha uno o più divorzi alle spalle, non sa neanche come sia fatta una messa o cosa ci sia scritto nel Vangelo.  In questa guerra tra disgraziati, come sempre, a guadagnarci è sempre e solo chi sta già bene:  l’italiano senza lavoro se la prende col migrante anziché con le imprese o le istituzioni.  Un fulgido esempio lo abbiamo anche nei commenti alla pagina Facebook di Casentino Più:  ogni volta che viene segnalata una qualsiasi iniziativa che veda coinvolti a qualsiasi titolo cittadini non italiani, parte la solita tiritera del PRIMA GLI ITALIANI, A NOI NON PENSA MAI NESSUNO eccetera.  Diamo un dato:  stando all’ISTAT, la percentuale di stranieri presenti in Casentino è del 12% circa della popolazione totale.  Una persona su otto nella nostra vallata non è di origine italiana. La maggioranza, tuttavia, viene da Paesi UE, come Romania e – udite udite – Germania.  Poi ci sono persone che vengono da Paesi come India, Pakistan, Bangladesh:  gente che tradizionalmente lavora a capo basso e in silenzio.  Pochissimi sono quelli che vengono dall’Africa, ancor meno quelli dall’Africa subsahariana o dalla Siria.  E allora, dov’è l’invasione che ci sta togliendo il pane dalla bocca? Dove sono quelli che stanno minacciando la nostra cultura?

Precisazione doverosa:  l’estensore del presente articolo è nipote di un italiano che per ragioni di povertà familiare, alla fine degli anni 50 del secolo scorso decise di emigrare in Francia, dove non conosceva nessuno (e non conosceva il francese) per cercare di assicurare un futuro migliore ai propri figli.  Emigrò in Francia, rigando dritto e lavorando sodo, ma problemi di salute lo costrinsero a ritornare in Italia proprio mentre stava avviando le pratiche per il ricongiungimento familiare.

E a questo punto, contrariamente a quanto si dovrebbe fare nel giornalismo, sono costretto ad abbandonare la terza persona e a scrivere in prima.  Questo vissuto personale, insieme alla profonda convinzione dell’inadeguatezza della classe politica di cui sopra, e ad alcune esperienze di vissuto (studio, volontariato e lavoro) mi hanno portato ad un atteggiamento di apertura mentale che mi fa vedere le cose in modo un po’ diverso rispetto agli autori di tali commenti.  Sintetizzo in due punti.

Primo.  Odiare il prossimo tuo non aumenterà le tue possibilità di avere una vita migliore. Neanche incolparlo delle tue sventure lo farà. Né tantomeno lottare per privare qualcuno di un diritto ti farà star meglio.

Secondo. Se pensi che qualcuno ti stia derubando dei tuoi diritti, pretendili.  Fai vita pubblica, partecipa ad assemblee, organizza proteste. NON limitarti a cliccare mi piace e condividere post della cui autenticità non sei affatto sicuro.  Ti demonizzeranno, preparati.  Ma almeno avrai la coscienza a posto. E magari avrai al tuo fianco un immigrato regolare, che combatte la tua stessa battaglia, per i diritti che sono tuoi ma anche suoi.

Il mio 2018 a parole.

typewriting

Ok, non ho usato la macchina da scrivere, ma il senso è quello, no?

E anche questo 2018 ce lo siamo lasciato alle spalle. La cosa bella è che se mi guardo indietro, ci sono state tante cose che sono riuscite come dovevano, e se pensate che questa cosa sia scontata, beh, non so come aiutarvi. Comunque, questo è un breve riepilogo e molto parziale di cose scritte, fatte o portate a termine nell’anno che se ne va.  Ci sono anche delle gioie personali, piccole e grandi, ma magari ve ne parlerò un’altra volta. Oggi vi propino una top 11, così, per gradire.

 

  1. Ho cominciato a scrivere per La Giornata Tipo. Per me, appassionato di basket da più di mezza vita ormai, è un grande, grandissimo traguardo. Sono quattro articoli di cui vado molto fiero, li trovate tutti insieme qui: http://lagiornatatipo.it/author/roberto-gennari/
  2. Sempre sul piano della pallacanestro, ha preso il via anche la mia collaborazione con Overtime – Storie a Spicchihttps://www.overtimebasket.com/elementor-375/ Alcune cose le trovate qui e qui, ma siamo appena all’inizio.
  3. In aggiunta a queste due cose, è rinato da pochi giorni Crampi Sportivi. L’ultimo pezzo dell’anno è appena stato pubblicato, ed è farina del mio sacco. https://www.crampisportivi.it/parole-oggetti-eventi-e-altri-argomenti-che-potrebbero-fermare-golden-state/
  4. Basta parlare di basket. Ho fatto due presentazioni di “Come una mano che saluta da un treno“. Ma ve ne ho già parlato, qui e qui.
  5. Ho ricominciato a scrivere per Amaranto Magazine. Un pezzo, in particolare, è piaciuto molto, al punto che mi hanno fatto i complimenti da più parti, di persona o per messaggio privato. Se siete curiosi, è questo https://www.amarantomagazine.it/news_dett.php?id=6964
  6. Ha finalmente visto la luce l’ebook collettivo di tributo a Mellon Collie and the Infinite Sadness, “Una punta di malinconia e tristezza (mai) infinita”. Io ci ho lavorato un paio d’anni, quindi se ve lo scaricate da qui e ve lo leggete, secondo voi mi farà piacere?
  7. Ho anche partecipato ad un altro ebook collettivo, “Raccontini epici” di cose successe ai concerti, curato da Manq. Lo trovate qui, e anche in questo caso, il consiglio è di scaricarlo e leggerlo.
  8. Ho scritto un post sulla toponomastica dedicato a Licio Nencetti per la guida “Stradario dei personaggi illustri del Casentino”, realizzata da Casentino Più. L’ho anche ripubblicato qui, se vi va di leggerlo.
  9. Sono risultato tra i vincitori del Premio Letterario La Ginestra di Firenze nella categoria “Poesia inedita”. Di questa cosa ve ne parlerò meglio il mese prossimo, visto che la premiazione si svolgerà il 19 gennaio 2019 a Firenze. Comunque, se volete sapere di che si tratta, cliccate qui.
  10. Se avete Twitter, date un’occhiata all’hashtag #MinisteroCulturaMusicale. Ci sono anch’io tra gli autori twitter.com/hashtag/MinisteroCulturaMusicale
  11. Siamo finalmente riusciti a rimettere in moto il Circolo di Lettura di Arezzo, dopo uno standby durato diversi mesi. La cosa è venuta così bene che ne hanno parlato anche su La Nazione.  A proposito, se vi va di partecipare, il prossimo libro che leggeremo sarà “La schiuma dei giorni” di Boris Vian. Se pensate che il nome di questo blog abbia qualche relazione col libro, beh, avete ragione.

…e come sempre, come disse Frank Sinatra, the best is yet to come.

Una cosa divertente (a cui ho partecipato)

Io non lo so se gli ebook collettivi vanno di moda in questo 2018, ma penso di sì. O almeno, vanno di moda nel 2018 che mi riguarda. E fin qui, direte voi. Fatto sta che dopo quello dedicato a Mellon Collie and the Infinite Sadness che è partito da qui, stavolta mi sono ritrovato nell’inedita (per me) veste di semplice partecipante all’antologia ideata da Manq, che anziché spiegarvela io direttamente vi invito ad aprire questo link. 13 raccontini (anzi, 12+1, come dice la copertina della raccolta), che hanno come filo conduttore i momenti epici dei concerti.

La (bellissima) copertina dell’antologia, opera di Gozer Visions

Ora, io credo che quello che ha fatto Giuseppe sia un lavoro che merita tutta la vostra attenzione, e non solo: merita quel tipo di diffusione che è tipo “oh amico, ma lo sai che ho trovato un ebook che parla di episodi epici successi a dei concerti, e vale davvero la pena che tu lo legga, visto che è anche gratis?” (per citare Elio e le Storie Tese, “un applauso per la parola GRATIS”).

Dove lo trovate? Sul blog di Manq al post che vi ho linkato prima, ovviamente. O se siete di fretta, qui.

Imparare dalle frane.

Oggi è il 17 ottobre e sono quattro anni esatti dal giorno in cui ho imparato delle cose. Quel genere di cose che non ti si staccano più di dosso. Parole, sostanzialmente. Del genere che prima non ne conosci il significato, e tutto a un tratto ti cadono addosso come massi in una frana. Fenomeni necrotico-colliquativi. Parenchima. Lesione eteroplastica. Nodulazione solida. Secondarismi. Linfoadenomegalia. Noduli centrolobulari. Bronchioiectasie. Fenomeni flogistici. E come in una frana, non hai il tempo di renderti conto di quello che sta succedendo. Solo dopo, realizzi che queste parole ti stanno insegnando, nel modo più brutale possibile, che ci sono battaglie che nella vita davvero non si possono vincere. E che non c’è un “modo giusto” di sapere che una persona cara se ne andrà a 65, forse 66 anni, nel dolore e nell’impotenza. Si cerca di tenere insieme i cocci, dopo la frana, e dopo quattro anni si hanno ancora le dita macchiate di colla e il cuore in affanno, come se ne mancasse un pezzo, come se ancora faticasse ad accettare che una persona che ti ha accompagnato per tutto il tuo cammino, fino alla frana, ti dica semplicemente “da ora in poi dovrai cavartela senza di me”. Come nei fumetti e senza un lieto fine.

I massi sono alle spalle, l’aria è piena di polvere che si deposita tutto intorno, togliendo luce e brillantezza dalle cose.  Dopo quattro anni, la pioggia ne ha lavata via una parte, ma ancora qualcosa resta sulla pelle, sui pori e nelle vie respiratorie, a far grattare la gola come un pezzo di cibo che va di traverso.  E non sono lacrime, quelle che vedete negli occhi, no.  È  solo un granello di polvere che resta negli occhi, o un po’ di cibo andato di traverso che fa tossire e riempie gli occhi di umori.  Strofiniamoci le nocche sulle palpebre, asciughiamoci le gocce che colano sulle guance, infiliamoci gli auricolari nelle orecchie, tiriamo su la zip del giubbotto anche se ancora non fa freddo, anche se questo autunno assomiglia solo alla coda di un’estate come tante altre, mettiamo un piede davanti all’altro, riprendiamo a camminare. Non che ci sia molto altro da fare, a dire il vero.

Quando ti ho sognato eri una goccia
in un oceano di gomma
credo in te come tu credevi in me?
un fiore d’oppio in porcellana e roccia
Beh almeno tu sei vero
anche se sei solo pensiero

La Giornata Tipo

(Immagine tratta dalla pagina Facebook https://www.facebook.com/LaGiornataTipo/ )

Se seguite questo blog da illo tempore, e se vi è capitato di imbattervi nel suo “fratellino” Basket City, saprete come l’estensore delle presenti righe sia un appassionato di pallacanestro ormai di vecchia data. E se anche voi lo siete, sicuramente conoscerete il sito “La Giornata Tipo”, fondato nel 2012 da quel pazzo genio, o genio pazzo che dir si voglia, di Raffaele Ferraro. Ecco, tra le varie cose che mi ero dimenticato di dirvi in questo 2018, ce n’è una che devo davvero condividere con voi:  da qualche mese, ho iniziato a collaborare con loro, e quello che è appena stato pubblicato è il mio terzo articolo pubblicato per loro. Ecco, è necessario che recuperiate, tutto qua.

 

 

http://lagiornatatipo.it/nba-draft-right-moves-wrong-faces/ (31 gennaio 2018)

http://lagiornatatipo.it/in-un-modo-o-nellaltro-glory-days-gone-by/ (9 aprile 2018)

http://lagiornatatipo.it/dream-team-2-ovvero-come-vivere-felici-allombra-delle-leggende/ (21 settembre 2018)

Anche se non vi dovessero piacere i miei pezzi, cosa peraltro abbastanza improbabile, mettetevi comunque nei segnalibri il sito: non ve ne pentirete.

 

Le piazze di Licio Nencetti

(Pubblicato originariamente sullo “Stradario dei Personaggi illustri del Casentino”, Edizioni AGC, estate 2018)

STRADARIO

“Mia cara mamma, io penso sempre a te e mi duole tanto saperti dolente per me, non dubitare per me perché io sono sempre il solito figlio di tanti anni or sono e vorrò sempre bene a mia madre e non vivo che per lei. […] Mamma cerca di curarti, svagati, prega per me affinché tutto finisca presto. […] Perdonami mamma  ma questo era il mio destino. […] devi pensare che tuo figlio è lontano perché vuol dare una Patria ai figli che domani nasceranno, e dargli una Patria che ci sia la pace e la giustizia.” (Lettera di Licio Nencetti alla madre, 2 dicembre 1943)

Licio Nencetti nasce a Lucignano il 31 marzo del 1926, figlio di Silvio e Rita Aguzzi.  Che di lui scrive nel suo diario:

“il mio caro Licio, che da dodici anni, dalla morte del padre, la sua vita fu solo lavoro e umiliazione, mortificazione… povero figlio mio insieme alla sua mamma quanta umiliazione subiva… Io sola posso dire cosa faceva questa creatura, vedevo che cercava ogni modo per sollevarsi, che studiava un guadagno più importante per risollevarsi, mandava i suoi disegni aiutato dal direttore, ma nulla valevano, erano accettati, ma poi mandavano al Comune a chiedere di chi era figlio, si rispondeva che il padre era un socialista e così lettera morta;  avvilito, boicottato, chissà cosa nacque in lui, cosa si proponeva davanti a tanta sventura?”

Licio Nencetti a dodici anni perde il padre per mano dei fascisti. E non è ancora maggiorenne – quindi non soggetto agli obblighi di leva della Repubblica Sociale Italiana – quando nel 1943 decide, come si diceva una volta, di “darsi alla macchia”.  Ed è nel territorio del Comune di Capolona, precisamente in Località Il Rocolo, nella zona tra Ponina e Baciano, che assieme ai suoi compagni di lotta decide di dar vita alla banda partigiana nota con il nome di “La Teppa”, detta anche, per la rapidità con cui si spostava nei vari luoghi del Casentino, “La Volante”.  Oggi è considerato da tutti come uno degli eroi della Resistenza in Casentino, al punto che ancora ai giorni nostri il nome Licio ha una certa diffusione nella nostra vallata:  anche i suoi compagni della brigata “La Teppa” hanno chiamato i loro primogeniti maschi col suo nome, ma non solo loro.  Viene catturato da un reparto di duecento soldati tedeschi che lo aspettavano in Pratomagno, nei pressi del Passo della Crocina il 23 maggio del 1944, a seguito di una soffiata sulla quale esistono ancora oggi diverse versioni:  i suoi compagni d’armi avevano individuato tre delatori, a detta loro responsabili di aver informato i fascisti sul percorso che avrebbe seguito Licio per andare ad incontrare Aligi Balducci, comandante partigiano noto come “il Potente”.  Portato in carcere a Poppi, dove viene torturato, a lungo e invano, per estorcergli i nomi dei partigiani casentinesi, è infine fucilato davanti alla chiesa di Talla il 26 maggio del 1944.  Nella raffica di mitra che lo falcia rimane ucciso anche il giovane manovale Marcello Baldi, non ancora quindicenne, colpito da un proiettile vagante.  Licio, di cui tutti dicevano che era tanto determinato e deciso in battaglia quanto buono e generoso con la gente comune, avrebbe potuto avere salva la vita se avesse accettato di collaborare, di fare qualche nome, di svelare qualche nascondiglio: “se dici qualche nome dei comandanti partigiani e dove si trovano, sei salvo”, gli venne proposto.  Ma Licio affrontò la prigionia e il plotone di esecuzione con una dignità tale da impressionare perfino i soldati nemici, che all’ordine di fare fuoco si trovarono ad avere un attimo di esitazione.  Fu così il comandante del plotone fascista a dare la morte a Licio, sparandogli in faccia da distanza ravvicinata, e solo dopo partì la scarica di mitra che colpì il già defunto Nencetti e il giovane Baldi.  Ancora ai giorni nostri non è chiaro come mai l’esecuzione abbia avuto luogo proprio a Talla, in quella piazza che oggi porta il suo nome, anche se è facile immaginare che sia stata scelta proprio per la sua vicinanza coi luoghi dove i partigiani erano soliti rifugiarsi.  Nencetti fu sempre artefice di una strategia di guerriglia fatta di azioni “mordi e fuggi”:  inizialmente insofferente per l’inazione a cui erano costretti i partigiani disarmati, fu poi uno dei comandanti che più di ogni altro ponderava le conseguenze delle azioni della brigata sulla popolazione del luogo.  Una strategia che andò avanti per diversi mesi, fino a quel maledetto 13 aprile del 1944, fino alle stragi di Partina e Vallucciole.  A Licio Nencetti, Medaglia d’oro al valor militare, sono state dedicate numerose poesie e canti popolari, e nel 2004 il gruppo folk-rock La Casa Del Vento gli ha dedicato la canzone “il comandante Licio”, inserita nell’album “Sessant’anni di resistenza” realizzato in collaborazione con la Comunità montana del Casentino.

Alla memoria di Licio Nencetti sono intitolate diverse strade in Casentino, e non una ma ben due piazze.  La prima è quella di Talla, antistante alla chiesa di San Niccolò, edificata nel 1644 e davanti alla quale Licio venne fucilato.  Una piazza ampia e molto curata, in un certo senso costituisce un po’ il “cuore pulsante” del paese, per la sua posizione centrale per chi arriva da Capolona e da Rassina, per i grandi alberi e le panchine che da sempre, insieme alla Chiesa e agli esercizi commerciali, ne fanno un punto di ritrovo per i tallesi.

Talla

La seconda invece si trova nella parte nord di Capolona, a pochi metri dalla Stazione di Subbiano dove – sempre dai fascisti – vennero fucilati i partigiani Vasco Lastrucci ed Ezio Zavagli, poco meno di due mesi prima della morte di Nencetti.  È una piazza che costituisce uno “slargo” del Viale Dante, utilizzata prevalentemente come parcheggio anche se a fianco ci sono dei giardini pubblici che la separano dalla vicina via Salvo D’Acquisto.  Si trova in quella zona che solo gli abitanti del luogo sanno definire con esattezza:  è infatti nella porzione del paese che si trova nel Comune di Capolona ma nella parrocchia di Subbiano.

CAPOLONA