Venti (di mistral, di tecnologia), Uragani declassati e guardalinee infortunati…

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Notti Insonni e Pause Pranzo – contenuti speciali

Siamo giunti ad ottobre, il libro per ora non ha venduto un granché, ma me lo aspettavo, visto che la mia attività di promozione è stata tra lo scarsissimo e l’inesistente, per ragioni che sono sia familiari sia lavorative. Mi sto muovendo un po’ per cercare di rimediare a questa mia mancanza, nel caso vi terrò aggiornati.
Però ecco, per quelli che invece il libro se lo sono comprato (grazie! 🙂 ) o per quelli che magari si ma non si erano incuriositi abbastanza, al fine di stimolare un po’ la discussione sul mio – ve lo ricordo – primo libro, aspettando il secondo, che è in lavorazione ma che parlerà di tutt’altro, vi lascio qui un po’ di contenuti speciali, o se preferite un po’ di extra, che è una cosa che nei film usa parecchio, nei fumetti ogni tanto, nei libri un po’ meno.

Titolo:
Le Pause Pranzo sono veramente uno dei momenti in cui è nato questo libro, uno dei rari momenti che la giornata-tipo di una persona che lavora e vive in un paese occidentale ha per fermarsi, leggere qualcosa. Mi ricordo che quando sono stato a Londra, nei parchi c’era un sacco di gente in giacca e cravatta che, nelle proprie pause pranzo, si toglieva le scarpe, si metteva all’ombra di una pianta e leggeva. Magari non c’entra niente col fatto che in Inghilterra non stanno certo peggio di noi. Magari si. Le Notti Insonni sono l’altro momento “cardine” in cui sono state fatte le stesure originarie dei testi contenuti in questo libro, che originariamente era nato come un progetto a quattro mani e avrebbe anche potuto chiamarsi “Canti per veglie notturne e pause pranzo”. Però le altre due mani (che ringrazio per lo spunto della prima parte del titolo!) si sono ritirate, e mi hanno lasciato da solo col mio titolo un po’ più asciutto, e, perché no, autoironico.

Prima Parte – ME YOU WE TWO
Il titolo di questo primo capitolo lo devo ad una canzone di Graham Coxon, che poi sarebbe anche il chitarrista dei Blur, tratta dal suo primo album, “The Sky Is Too High” del 1998. Una canzone di una semplicità disarmante, così come ho cercato di rendere semplici le poesie della prima parte, che sono quelle che hanno come tema l’amore.
Quella secondo me meglio riuscita, in questa parte del libro (nonché quella più apprezzata dai pochi lettori di cui sopra) è quella per mio figlio, “darti il benvenuto”.
Quella più debole, invece, è probabilmente “Untitled #3”, una delle ultime ad aver superato il “taglio”, che è comunque stata inclusa in quanto “opera di gioventù”.

La canzone potete ascoltarla qui: https://www.youtube.com/watch?v=U5GVCy4029g

Seconda Parte – DON’T WAIT FOR THE REVOLUTION (OR IT’LL HAPPEN WITHOUT YOU)
Questa seconda parte, che è quella – diciamo – dell’impegno sociale, ha come titolo un verso di una poesia di Lawrence Ferlinghetti, che si chiama “Manifesto populista. Per i poeti, con amore”, e che se ogni tanto passate da questo blog vi potrebbe anche capitare di aver già letto. Tra queste, la migliore è secondo me “ci sarebbe poesia”, che se volete può sembrare quella con il minor tasso di impegno sociale, ma che invece racconta “un altro mondo possibile” e pertanto rientra in questa parte del libro a pieno diritto. Quella che mi piace meno, qua, è per me quella per Roberto Saviano, un modesto tributo ad un mio coetaneo che ha sacrificato tanto, davvero tanto del suo per costruire un mondo un po’ meglio di quello che è.

Terza Parte – WHERE YOU LEFT ME ALONE
Il tema di questa parte, come si può capire abbastanza agevolmente, è la solitudine, e per intitolarla ho preso a prestito un verso di una canzone dei Radiohead, che si chiama “where I end and you begin”. Il filo conduttore di questi testi è che sono stati tutti scritti in momenti in cui mi sentivo, in un modo o nell’altro, distaccato dal resto dell’umanità, pur essendo comunque consapevole di farne sempre e irrimediabilmente parte. La migliore, secondo me, è “memorie di viaggi”, l’ultima arrivata nonché una delle più riuscite di tutto il libro; quella meno riuscita è “ordinary”, un accenno che non sono mai riuscito, forse, a trascrivere compiutamente, che però fa parte del libro perché l’intuizione che ci sta sotto, secondo me, non è da buttare.

Il pezzo dei Radiohead a cui dobbiamo questo titolo (potevano non far parte del mio primo libro? No, che non potevano) è questo: https://www.youtube.com/watch?v=c0JgrOyEA3Q

Quarta Parte – WITH EYES OF DAZZLING BRIGHT
Questo è un titolo che secondo me ha a che fare con la gioventù, e in più è il verso di una canzone di uno dei miei gruppi italiani preferiti, gli Yuppie Flu. Qui sono raccolti i testi in prosa, quelli più vecchi del lotto, e che quindi maggiormente “mi” rimandano alla gioventù. Testi volutamente criptici, frutto di un periodo in cui studiavo tanto la poesia simbolista e i poèmes en prose di Baudelaire, con risultati evidentemente non all’altezza dei miei modelli di riferimento. A questi testi però sono molto legato, pur ritenendoli quelli più “grezzi”. I miei preferiti in questo capitolo finale sono “Nuvole. Nuvole. Nuvole. (a Dino Campana)” e “[This is my final fit]”. In queste si ritrovano altre citazioni sonore, letterarie, un po’ tutta la stratificazione culturale che mi ha portato a scrivere come scrivo e, in definitiva, ad essere come sono. Quella a cui sono un po’ meno legato è “Idee”, perché è tutto un po’ troppo esplicito, rispetto al resto di questo capitolo. Però lo ritengo comunque un testo abbastanza valido da trovare una cittadinanza qui.

La canzone, bellissima, è questa qua: https://www.youtube.com/watch?v=p_l0OoHiz8s

E con questo, per il momento è tutto. 🙂