Bisogna saper perdere.

Ho avuto a che fare con Giorgio Barbareschi per la prima volta durante la stesura della Guida NBA de La Giornata Tipo 2019-2020. Dopo pochi giorni, ricordo che mise un video su Facebook in cui schiacciava a canestro in totale scioltezza, e la didascalia era una cosa del tipo “beh, non me la cavo male per avere 42 anni”. Ho rosicato molto. Superato l’impatto iniziale, ne ho avuto l’impressione di una persona molto alla mano, meticoloso, competente e al tempo stesso rilassato. Ho saputo solo dopo del suo passato da sportivo professionista. Vi dico com’è il tipo di impressione che mi sono fatto di lui perché è proprio per questo che penso che sia adattissimo ad aver scritto un libro sulle sconfitte sportive. In parole povere, direi che è perché quando si è praticato uno sport ad alto livello come ha fatto lui, si riesce a ponderare in modo diverso vittoria e sconfitta. E questa selezione di storie, dove l’ovvio trait d’union è che si racconta un avvenimento sportivo dal lato di chi ha perso, ci consegna soprattutto quello che splende, “on the dark side of the moon”. Perdere ma farlo a testa alta, perdere perché è l’unica cosa possibile, perdere per intervento esterno, perdere per il braccino, perdere per l’arbitraggio, perdere perché le troppe vittorie hanno dato alla testa, perdere perché tutti si aspettano che tu vinca. Ci sono sconfitte di ogni tipo, nello sport (che come spesso accade è anche metafora della vita), ma da ognuna di queste sconfitte possiamo trarre insegnamento: come sportivi, e quindi come persone. Il tutto raccontato con uno stile fluido, che ci narra il dramma interiore dello sportivo senza scadere in inutili esercizi di retorica: la cosa più difficile di questo libro, alla prova dei fatti, è quella riuscita meglio. Devo essere onesto: le scelte mi trovano d’accordo in nove casi su dieci, con la ragguardevole eccezione dell’ultimo capitolo, riguardante il calcio. Ma non perché la storia raccontata da Giorgio non sia affascinante, anzi, al contrario. Lo è in un modo che trascende la sconfitta e la vittoria, però. Il calcio è ingiusto, profondamente ingiusto, forse è uno degli sport più ingiusti, dove si può dominare per tutta la partita e venire puniti da un episodio, e allora le “sconfitte più brucianti” che mi vengono in mente sono altre: il Bayern Monaco che perde la Champions League dopo essere stato in vantaggio per 1-0 fino al novantesimo, il Milan che si fa rimontare da 3-0 a 3-3 per perdere ai rigori; l’Italia che perde gli Europei del 2000 al golden gol. Ma il bello di un libro come questo, alla fine, è anche pensare a quali storie ci sarebbe piaciuto leggere, o raccontare.

Che ne dici, Giorgio: ci possiamo aspettare in un prossimo futuro un “Bisogna saper perdere – volume 2”?

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