Le piazze di Licio Nencetti

(Pubblicato originariamente sullo “Stradario dei Personaggi illustri del Casentino”, Edizioni AGC, estate 2018)

STRADARIO

“Mia cara mamma, io penso sempre a te e mi duole tanto saperti dolente per me, non dubitare per me perché io sono sempre il solito figlio di tanti anni or sono e vorrò sempre bene a mia madre e non vivo che per lei. […] Mamma cerca di curarti, svagati, prega per me affinché tutto finisca presto. […] Perdonami mamma  ma questo era il mio destino. […] devi pensare che tuo figlio è lontano perché vuol dare una Patria ai figli che domani nasceranno, e dargli una Patria che ci sia la pace e la giustizia.” (Lettera di Licio Nencetti alla madre, 2 dicembre 1943)

Licio Nencetti nasce a Lucignano il 31 marzo del 1926, figlio di Silvio e Rita Aguzzi.  Che di lui scrive nel suo diario:

“il mio caro Licio, che da dodici anni, dalla morte del padre, la sua vita fu solo lavoro e umiliazione, mortificazione… povero figlio mio insieme alla sua mamma quanta umiliazione subiva… Io sola posso dire cosa faceva questa creatura, vedevo che cercava ogni modo per sollevarsi, che studiava un guadagno più importante per risollevarsi, mandava i suoi disegni aiutato dal direttore, ma nulla valevano, erano accettati, ma poi mandavano al Comune a chiedere di chi era figlio, si rispondeva che il padre era un socialista e così lettera morta;  avvilito, boicottato, chissà cosa nacque in lui, cosa si proponeva davanti a tanta sventura?”

Licio Nencetti a dodici anni perde il padre per mano dei fascisti. E non è ancora maggiorenne – quindi non soggetto agli obblighi di leva della Repubblica Sociale Italiana – quando nel 1943 decide, come si diceva una volta, di “darsi alla macchia”.  Ed è nel territorio del Comune di Capolona, precisamente in Località Il Rocolo, nella zona tra Ponina e Baciano, che assieme ai suoi compagni di lotta decide di dar vita alla banda partigiana nota con il nome di “La Teppa”, detta anche, per la rapidità con cui si spostava nei vari luoghi del Casentino, “La Volante”.  Oggi è considerato da tutti come uno degli eroi della Resistenza in Casentino, al punto che ancora ai giorni nostri il nome Licio ha una certa diffusione nella nostra vallata:  anche i suoi compagni della brigata “La Teppa” hanno chiamato i loro primogeniti maschi col suo nome, ma non solo loro.  Viene catturato da un reparto di duecento soldati tedeschi che lo aspettavano in Pratomagno, nei pressi del Passo della Crocina il 23 maggio del 1944, a seguito di una soffiata sulla quale esistono ancora oggi diverse versioni:  i suoi compagni d’armi avevano individuato tre delatori, a detta loro responsabili di aver informato i fascisti sul percorso che avrebbe seguito Licio per andare ad incontrare Aligi Balducci, comandante partigiano noto come “il Potente”.  Portato in carcere a Poppi, dove viene torturato, a lungo e invano, per estorcergli i nomi dei partigiani casentinesi, è infine fucilato davanti alla chiesa di Talla il 26 maggio del 1944.  Nella raffica di mitra che lo falcia rimane ucciso anche il giovane manovale Marcello Baldi, non ancora quindicenne, colpito da un proiettile vagante.  Licio, di cui tutti dicevano che era tanto determinato e deciso in battaglia quanto buono e generoso con la gente comune, avrebbe potuto avere salva la vita se avesse accettato di collaborare, di fare qualche nome, di svelare qualche nascondiglio: “se dici qualche nome dei comandanti partigiani e dove si trovano, sei salvo”, gli venne proposto.  Ma Licio affrontò la prigionia e il plotone di esecuzione con una dignità tale da impressionare perfino i soldati nemici, che all’ordine di fare fuoco si trovarono ad avere un attimo di esitazione.  Fu così il comandante del plotone fascista a dare la morte a Licio, sparandogli in faccia da distanza ravvicinata, e solo dopo partì la scarica di mitra che colpì il già defunto Nencetti e il giovane Baldi.  Ancora ai giorni nostri non è chiaro come mai l’esecuzione abbia avuto luogo proprio a Talla, in quella piazza che oggi porta il suo nome, anche se è facile immaginare che sia stata scelta proprio per la sua vicinanza coi luoghi dove i partigiani erano soliti rifugiarsi.  Nencetti fu sempre artefice di una strategia di guerriglia fatta di azioni “mordi e fuggi”:  inizialmente insofferente per l’inazione a cui erano costretti i partigiani disarmati, fu poi uno dei comandanti che più di ogni altro ponderava le conseguenze delle azioni della brigata sulla popolazione del luogo.  Una strategia che andò avanti per diversi mesi, fino a quel maledetto 13 aprile del 1944, fino alle stragi di Partina e Vallucciole.  A Licio Nencetti, Medaglia d’oro al valor militare, sono state dedicate numerose poesie e canti popolari, e nel 2004 il gruppo folk-rock La Casa Del Vento gli ha dedicato la canzone “il comandante Licio”, inserita nell’album “Sessant’anni di resistenza” realizzato in collaborazione con la Comunità montana del Casentino.

Alla memoria di Licio Nencetti sono intitolate diverse strade in Casentino, e non una ma ben due piazze.  La prima è quella di Talla, antistante alla chiesa di San Niccolò, edificata nel 1644 e davanti alla quale Licio venne fucilato.  Una piazza ampia e molto curata, in un certo senso costituisce un po’ il “cuore pulsante” del paese, per la sua posizione centrale per chi arriva da Capolona e da Rassina, per i grandi alberi e le panchine che da sempre, insieme alla Chiesa e agli esercizi commerciali, ne fanno un punto di ritrovo per i tallesi.

Talla

La seconda invece si trova nella parte nord di Capolona, a pochi metri dalla Stazione di Subbiano dove – sempre dai fascisti – vennero fucilati i partigiani Vasco Lastrucci ed Ezio Zavagli, poco meno di due mesi prima della morte di Nencetti.  È una piazza che costituisce uno “slargo” del Viale Dante, utilizzata prevalentemente come parcheggio anche se a fianco ci sono dei giardini pubblici che la separano dalla vicina via Salvo D’Acquisto.  Si trova in quella zona che solo gli abitanti del luogo sanno definire con esattezza:  è infatti nella porzione del paese che si trova nel Comune di Capolona ma nella parrocchia di Subbiano.

CAPOLONA

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