Alcune cose belle fatte da Frank Miller [prima che baltasse di capo]

(Articolo pubblicato originariamente su Il Baffo, il defunto blog del Karemaski, il 22 gennaio 2014)

Uno vede un tipo come Frank Miller, sempre in giro in giacca scura e bombetta, un po’ come Tom Waits in Daunbailò, e gli sembra un tipo ganzo.

It’s a sad and beautiful world…

            It’s a sad and beautiful world…

Poi dà un’occhiata al suo portfolio, o alle cose che ha fatto in passato, e gli sembra un tipo ancora più in gamba.

Si, perché Frank Miller è uno di quelli che, dopo aver cominciato a lavorare con le “major” come disegnatore dell’Uomo Ragno (in un bellissimo episodio di Marvel Team-Up del 1980, sceneggiato da Chris Claremont e intitolato “introducing: Karma!”), ha contribuito a trasportare il fumetto americano nell’età adulta.  Nei pezzi scorsi di questa rubrica, abbiamo parlato di V per Vendetta e di Watchmen, del concetto di “revisionismo supereroistico” e di tante altre belle robe.  Tutte cose che sono state oggetto di studi molto più approfonditi e competenti di quanto in questo spazio si possa disquisire.  Alcune delle pagine più belle del fumetto americano degli anni ottanta e novanta, sempre su questo filone, sono state firmate proprio da lui, da quel Miller che ha dapprima rivoltato come un guanto il personaggio di Daredevil, introducendo il personaggio di Elektra e realizzando le splendide saghe “L’uomo senza paura” e “Rinascita”, più volte (meritatamente) riproposte in volume e disegnate rispettivamente da John Romita Jr. e David Mazzucchelli.  Poi, non contento, si è dedicato a Batman, per cui ha realizzato testi e disegni de “Il ritorno del cavaliere oscuro” (e se questo titolo non vi dice niente, beh, io non so come fare con voi) e “Batman: Anno Uno”, ancora con Mazzucchelli, saga altrettanto bella anche se un po’ meno nota.  Poi, dopo aver fatto le fortune di Marvel e DC Comics, ha creato per la Dark Horse Comics il personaggio di Martha Washington (di cui consiglio fortemente il recupero) e subito dopo la fortunatissima serie di “Sin City” (anche questa dovrebbe dirvi qualcosa, specialmente se siete fan di Robert Rodriguez e/o di Jessica Alba), di cui ha realizzato nuovamente testi e disegni, in un bianco e nero all’epoca decisamente non-mainstream nel fumetto americano, che diventerà il marchio di fabbrica della serie, i cui contenuti rimandano alla tradizione del noir e ancor di più dell’hard-boiled, sia in campo romanzesco che cinematografico, a stelle e strisce. Su Sin City, che è l’opera che ha definitivamente proiettato Frank Miller nell’olimpo dei comics USA (ad oggi, questa serie ha fruttato a Miller ben otto Eisner Awards, l’equivalente fumettistico del Premio Oscar, per dire), sono stati versati fiumi e fiumi di inchiostro, sono state scritte opere di saggistica, tesi di laurea e quant’altro:  per alcuni si tratta del punto più alto del fumetto americano degli anni novanta, per altri un’opera trascurabile (per l’eccessiva essenzialità dei disegni, delle trame, dei dialoghi), per chi scrive una lettura imprescindibile.  Non pago, sempre per la casa editrice del cavallo nero realizza anche la saga di “300” (anche qui: se negli ultimi tempi avete notato un deciso aumento dell’uso delle parole “spartano” e “Termopili”, ecco, probabilmente una parte della responsabilità è sua) e un mucchio di altre cose.  Inoltre, ha messo la sua “griffe” anche in casa Image Comics, scrivendo il numero 11 della serie “Spawn” e il crossover “Spawn/Batman”.  Si è dedicato anche, a vario titolo, alla realizzazione di progetti cinematografici (co-sceneggiando “RoboCop 2″, “RoboCop 3″, “300″, “Sin City” e dirigendo “The Spirit“, adattamento del fumetto di Sua Maestà Will Eisner, quello dei premi di cui sopra).  Insomma, uno dei nomi indubbiamente di punta del fumetto mondiale degli ultimi trent’anni. Fino a “Holy Terror”, la sua opera più controversa, quella che a parere di chi scrive avrebbe potuto risparmiarsi, quella che gli ha portato più rogne e critiche che altro.

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                                           La cover dell’edizione USA di Holy Terror

Uscita nel 2011 per la casa editrice Legendary, “Holy Terror” è una di quelle storie di cui si è sentito parlare per quasi un decennio prima che vedesse effettivamente la luce, e che avrebbe fatto meglio a rimanere nel cassetto di chi l’ha concepita.  Si cominciò a parlare di questa storia come di un possibile albo fuori serie di Batman, che avrebbe dovuto rappresentare la reazione del Crociato Incappucciato agli attacchi terroristici contro gli USA, ma che poi è diventata una storia a sé stante. A detta del suo creatore, perché ad un certo punto aveva deciso che non sarebbe più stata una storia di Batman.  Secondo altre versioni, perché la DC Comics la riteneva troppo provocatoria per essere pubblicata con l’alter ego di Bruce Wayne come protagonista.  Definito da Miller stesso un fumetto propagandistico, una sorta di attualizzazione dei comics degli anni ’40, quelli in cui Superman e Capitan America prendevano a calci in culo Hitler e i Nazisti, una storia “bound to offend just about everybody” (sempre per usare le parole dell’autore), in sostanza un fumetto dove The Fixer è l’incarnazione dell’idea di patriottismo del suo autore, e lotta contro Al Qaeda nel più semplicistico dei bianco contro nero, buono contro cattivo eccetera.  Insomma, ci siamo capiti.

Ora, per non parlare troppo del “personaggio” Miller, delle sue idee ultraconservatrici e del suo patriottismo quasi grossolano, bisogna riportare tutto nel suo giusto contesto.  Frank Miller è un grande del fumetto, e se non avete letto niente di lui vi consiglio di rimediare al più presto, perché c’è tanta, tantissima roba che non è semplicemente degna di essere letta, ma è realmente di altissimo livello.  Dare un giudizio su Miller solo sulla base di Holy Terror è un approccio miope e altrettanto semplicistico di quanto ha fatto lui in questa sua controversa opera.  Il dibattito tra opere scritte e biografie dei loro autori è talmente lungo da essere ormai fine a sé stesso, e va da Gabriele D’Annunzio a Giovanni Lindo Ferretti e via discorrendo, che volete che sia un Frank Miller in più o in meno in questo calderone.  Il punto di vista di chi scrive è abbastanza chiaro già dal titolo di questo pezzo, magari a voi potrebbe piacere pure Holy Terror (in italiano, è uscita per Bao Publishing col titolo “Sacro Terrore” nel 2012).  Ecco, in tal caso, non ditemelo, fa lo stesso.

Per la cronaca, la Bao Publishing è la stessa che pubblica Zerocalcare, autore di fumetti nato nella nostra città (ma cresciuto altrove, tra la Francia e Roma).  Non lo conoscete? Beh, per oggi abbiamo parlato di Miller, voi intanto documentatevi su Zerocalcare e sono certo che non ve ne pentirete.

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