Essere umani.

Il terremoto di ieri è una tragedia di proporzioni tali che si fa fatica a realizzarlo davvero. Al momento in cui scrivo questo post, si parla di 241 morti. Molti bambini. Migliaia di vite spezzate, in definitiva, irreversibilmente. Tutto quello che si prova a dire e scrivere suona vuoto e retorico. Tranne questa cosa qua:  se sei capitato a leggere questo post per un qualsiasi motivo, prendi il cellulare in mano ed esegui l’operazione descritta nell’immagine qui sotto.

DONARE

Fatto? Ok, torniamo a noi. Sarò breve, lo prometto.
Viviamo nell’era dei social network, e contemporaneamente a ciò, negli anni di più grave recessione economica dal dopoguerra ad oggi. Ci sono, in breve, un sacco di frustrazioni da sfogare e un sacco di strumenti su cui farlo più o meno impunemente.

Eppure io non ci credo che non vi rimorda la coscienza. Non riesco a credere che in fondo all’anima non vi sentiate neanche un po’ inquieti con voi stessi. (Sto facendo una cosa molto di moda su internet recentemente:  dividere il mondo in “io” e “voi”. Me ne rendo conto. Eppure non riesco a fare altrimenti.)

La mia mente va in cortocircuito quando vedo che ad un tweet di solidarietà di uno sportivo, una persona che è tifosa di un altro sportivo, per questioni puramente sportive, senta che la miglior cosa da scrivere sia questa.

VERMI

                                                  “sparisci verme !”

A maggior ragione, tralasciando gli sciacalli dell’autoscatto che usano l’hashtag #terremoto per farci vedere quanto sono belli i loro selfie, le starlette o presunte tali che fanno appello al karma, i personaggi politici che mettono link al loro sito per farci capire “come aiutare” (e al tempo stesso guadagnare per i click al sito), sono rimasto particolarmente scosso da questo post, lo ammetto

Screenshot_2016-08-24-23-39-17-1Particolarmente scosso perché in una cosa del genere c’è tutto il peggio dell’oscurantismo tardomedievale in salsa social network.  Perché da una parte c’è un Papa che apre, e dall’altra un mondo intero, quello “cattolico praticante”, che chiude. E sono anche particolarmente colpito dal numero impressionante di persone che sta postando messaggi sul tenore “prima gli italiani” come se in una situazione di emergenza la prima cosa da fare sia chiedere la cittadinanza della persona che si sta soccorrendo, per dire. O peggio ancora se si sia ormai accettata come assodata l’esistenza di “esseri umani di serie A” e “esseri umani di serie B”. Anzi, Z. Non avrei saputo dirlo meglio di questa vignetta qui.

IMM

                                       Almeno oggi.

Eppure, io mi rifiuto di credere che l’umanità sia (diventata? Sempre stata?) così. Mi rifiuto di credere che non ci sia niente di meglio di così, nell’animo di ognuno di noi. Riesco solo a rivolgere un appello, a me, a te che mi leggi, a tutti. Restiamo umani. Non ci resta niente di più giusto da fare. Restiamo umani.  Come dice una canzone pop, anzi, parecchio pop, forse la citazione più pop che vi capiterà di leggere in questo blog da quando è nato e per parecchio tempo ancora, “credo negli esseri umani che hanno il coraggio di essere umani”. Soprattutto quando capitano tragedie come queste.

UMANI

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