Catartico

writeEra da tanto che non scrivevo qualche riga solo per cercare di allentare un po’ la tensione.  Da così tanto che avevo quasi dimenticato il potere catartico della scrittura.  E questo è ciò di cui ho bisogno, mentre scrivo queste poche righe.
Domani è un giorno importante, molto importante, uno di quelli che in un certo senso faranno da spartiacque in un’esistenza, creando un “prima” e un “dopo”. Ma è da tanto tempo che lo aspetto, questo spartiacque, perché io giuro che ce la sto mettendo tutta, che non so quanto ne ho ancora più di così, e al tempo stesso bisognerà che io le trovi, altre energie, altra forza, altra spinta per farlo, perché certe persone si possono amare e poi smettere di amare, ma certe altre si amano di un amore totale, incondizionato, senza stare a pensarci: aspettare snerva, corrode, consuma. Meglio sapere, e se necessario rimboccarsi le maniche.  Il resto scorrerà, una volta aperta la diga, in un modo o nell’altro.
Affronto questa prova tirando un sospiro profondo, sapendo di volercela fare, il che magari è un ottimo inizio ma non so se basterà, non posso saperlo eppure non posso fare diversamente.  Affronto questa prova sapendo di aver perso dei pezzi per strada – a volte perché è la vita che va così, a volte un po’ per scelta altrui un po’ per scelta mia – pezzi che magari mi sarebbero potuti essere d’aiuto, ma non la affronto da solo, no.  Mi vengono in mente le righe di Jpnathan Safran Foer, quelle di Mark Haddon, i versi di Jeff Buckley, sul rapporto tra padre e figlio, e sento che io non sarò mai altrettanto bravo a descrivere quello che provo, né come figlio, né come padre, eppure dentro di me percepisco che è quanto di più vicino all’essenza stessa della vita io abbia mai provato, quanto di più forte e totalizzante probabilmente sentirò mai.  Questo posso dirlo senza timore e senza essere né Foer, né Haddon, né Buckley.
Io non lo so se sono il miglior padre del mondo, quasi sicuramente no. Ma ci provo, dannazione se ci provo, ed è proprio in questi giorni che mi manca particolarmente il mio, di padre, per poterci fare due parole, magari parlando di Rossi e Marquez (anche lui, come me, darebbe quasi sicuramente ragione allo spagnolo, lo so, perché di corse ne abbiamo viste tante, molte di più di quelli che in questi giorni sono in TV a sproloquiare su presunti accordi segreti e lampanti – a loro dire – provocazioni), parlando un po’ di politica, avremmo trovato tempo e modo di parlare anche di noi, di me, di quello che mi tiene sveglio fino a tardi la notte e mi fa aprire gli occhi prima della sveglia al mattino.  E magari mi avrebbe tirato un po’ su di morale, con quel suo modo di esprimersi sempre discreto, sempre fatto di mezze parole, sempre un qualcosina in meno di quello che aveva dentro. Un po’ come faccio io, del resto, che sono sangue del suo sangue, inevitabilmente, anche in una serie di cose che solo qualche anno fa non avrei mai immaginato. Io non lo so se sono stato il miglior figlio del mondo, ma ci ho provato, sul serio e con tutto me stesso.
Eppure so che è possibile avere qualche tempo senza troppi pensieri, so che ce lo meritiamo, io e tutte le persone che mi stanno accanto, Marta in primo luogo ma anche tante altre.  So che esiste ma non so se lo avremo in sorte.  So che dovremo essere forti abbastanza da tenere tutto insieme, delicati abbastanza da raccogliere i cocci, qualora ce ne fossero, concentrati abbastanza da incollare tutto nel miglior modo possibile, anche se le mani dovessero tremare. Io lo so che in questo mio scritto non ci si capisce niente, se non si conosce la situazione iniziale.  C’entrano padri, figli, libri, dischi, moto, punti di svolta.  Il succo del discorso è che la vita chiede sempre di avere abbastanza forza per tutto quello che succede intorno a te, e io questa cosa avrei voluto capirla a 16 anni invece che a 36, e tuttavia è andata così e non è colpa di nessuno, non sarà colpa di nessuno vada come vada, domani.  Cambierà qualcosa, in un modo o nell’altro, e tante altre cose continueranno ad andare avanti come sempre hanno fatto. Nervous messed up marionettes/Float around on a prison ship. Io però ci sarò sempre, per te, piccolo. Sempre, sempre, sempre, sempre.  Con tutta la forza che ho, e una goccia in più.

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