Barzin – Something I have not done is following me

La copertina dell'edizione italiana del libro di Barzin

La copertina dell’edizione italiana del libro di Barzin

L’inesorabile scorrere del tempo, a me figlio degli anni ’90, ricorda innanzitutto che in questi anni “dieci”, che mi fa impressione anche solo scriverlo – mia nonna era “del dieci”, ma del secolo scorso – è cambiato in modo irreversibile il modo di fruire l’arte.  E così capita che grazie ad una segnalazione in un social network io, figlio degli anni ’90 di cui sopra, in cui si conosceva un nuovo musicista grazie a un amico o un compagno di classe che ti passava la cassetta, abbia potuto scoprire qualche nuovo artista, in un panorama musicale che si estende a perdita d’occhio e che proprio grazie all’infinita ampiezza dell’internet si conosce sempre e solo in parte. Una conoscenza per approssimazione, che però deve obbligatoriamente bastare a noi stessi, ai nostri ascolti, alla nostra “fame d’arte”. Ed è stato grazie alle segnalazioni di cui sopra che sono venuto a conoscenza, lo scorso anno, di Barzin Hosseini-Rad, cantautore canadese autore del bellissimo To live alone in that long summer, un disco che se non ci fosse stato internet probabilmente non avrei mai conosciuto.  Peraltro, è il quarto della sua carriera di musicista, e se vi piace quello che avete sentito cliccando sul link di due righe fa, gli altri tre dischi suoi sono Barzin (2005), My life in rooms (2006) e Notes to an Absent Lover (2009). Ma non è di questo che volevo parlare, anzi, il preambolo è durato fin troppo.

Barzin ha anche scritto un libro di poesie, Qualcosa che non ho fatto mi sta seguendo. Ed è di questo che vengo, finalmente, a parlarvi. Il libro, che in originale si intitola Something I have not done is following me, è uscito in Canada nel 2013 ed è stato pubblicato nel 2015 in Italia dalla Ghost Records and Publishing, la stessa etichetta che ha distribuito il suo ultimo album.  Devo dire la verità:  di solito sono sempre un po’ scettico nei confronti dei libri scritti da musicisti, anche se spesso mi è capitato di dovermi ricredere.  Questo è uno di quei casi.  La poesia di Barzin Hosseini-Rad è per certi versi la prosecuzione naturale del suo lavoro di cantautore. In uno dei suoi componimenti più belli, Barzin si rivolge a Leonard Cohen, con queste parole:

Mi sono rivolto a te stanotte
perché ho troppe domande,
e tu sei il santo della perdita e dell’abbandono.

La poesia di Barzin è intimista, proprio come la sua musica.  Ma non avendo i “limiti” imposti dalla forma-canzone, si esprime più liberamente, a volte in lunghe elegie e a volte in brevi flash, sempre fortemente legata al vissuto dell’artista anche quando tenta di elevarsi. Un messaggio estremamente realistico anche nell’astrazione, una poetica ancorata al giorno d’oggi. Per dirla di nuovo con le parole dell’autore,

La bellezza così vicina da poterla sfiorare
ma sempre irraggiungibile.

Un libro che merita una lettura, indipendentemente dalla conoscenza del Barzin cantautore, insomma. L’edizione italiana, prodotta in 200 copie numerate con traduzione e cura editoriale di Fabrizio Coppola, è stampata con il formato del testo a fronte. Il lavoro di traduzione è molto buono, e permette anche a chi non ha un inglese perfetto di poter fruire al meglio sia delle poesie sia della “cifra stilistica” di Barzin Hosseini-Rad. Una lettura agile e insieme molto profonda, da rileggere più di una volta per poter apprezzarne al meglio le sfumature. La scoperta dell’artista Barzin, insomma, è stata per me la riprova che non tutto l’internet viene per nuocere. Dategli una possibilità anche voi, il libro lo trovate a questo link.

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