Alessio Sakara, le MMA e il Casentino

(articolo pubblicato su Casentino Più, Maggio 2013)

Storia di una disciplina sportiva poco nota (in Italia) ma che vanta un numero sempre crescente di appassionati in tutto il mondo… e anche da noi.

Se non avete mai sentito parlare delle MMA (l’acronimo sta per Mixed Martial Arts, arti marziali miste in inglese) è forse perché nel nostro Paese tutte le discipline legate agli sport di combattimento, tranne qualche sporadica eccezione per il pugilato, non hanno praticamente mai avuto visibilità mediatica. Inoltre, la definizione di MMA è relativamente recente, visto che solo negli anni ’90 si sono costituite delle organizzazioni di campionati di questa disciplina.
Tuttavia, se andiamo a guardare bene, questo genere di combattimenti affonda le proprie radici nell’antichità. Già nella Grecia antica, intorno alla metà del VII secolo a.C. era stata introdotta tra le discipline dei giochi olimpici il pankràtion, un misto tra lotta e pugilato. In tempi più recenti, all’inizio del ventesimo secolo, in Brasile era in voga il valetudo (in portoghese, “vale tutto”), una forma di combattimento estrema, molto esplicita già dal nome.
Nel solco di questa tradizione, che comprende anche numerosi combattimenti tra stili diversi di arti marziali in Giappone, si inserisce proprio la neonata disciplina delle MMA, che rispetto ai suoi predecessori ha però introdotto una serie di regolamentazioni, tese a limitarne la pericolosità per i contendenti, come ad esempio l’introduzione delle categorie di peso, il limite di tempo e una serie di protezioni. Il regolamento “ufficiale” delle MMA è stato ratificato nel 2009, e da allora i combattimenti avvengono secondo gli standard fissati da questo regolamento, seppur con variazioni minime. Questa regolamentazione ha permesso una crescita mediatica sensazionale alle MMA, al punto che oggi gli incontri della UFC (Ultimate Fighting Championship, la più importante organizzazione di MMA al mondo) sono tra gli eventi sportivi più visti negli USA.
Arrivando ai giorni nostri e alle nostre zone, è grazie allo Spartan Club di Arezzo che le MMA sono approdate ad Arezzo e in Casentino. L’associazione sportiva, infatti, organizza dei corsi di MMA (e non solo) anche presso la palestra delle scuole medie a Poppi. Lo Spartan Club Arezzo è, ad oggi, l’unica associazione sportiva della nostra regione ad essere riconosciuta ufficialmente per poter insegnare le MMA, e anche i risultati fin qui ottenuti nelle competizioni a livello nazionale e internazionale testimoniano della bontà del lavoro svolto dal club. Per promuovere ulteriormente la sua opera di insegnamento e diffusione delle MMA, qualche settimana fa si è svolto ad Arezzo uno stage con Alessio Sakara, romano, classe 1981, unico atleta italiano a combattere oggi negli ottagoni della UFC, col nome di battaglia di “Legionarivs”. Con l’occasione, siamo andati ad intervistare Sakara mentre allenava i ragazzi dello Spartan Club di Arezzo e di Poppi.

Quando hai iniziato a praticare le MMA?
Io ero un pugile, quando all’età di 17 o 18 anni mio zio mi fece vedere una videocassetta con dei filmati dei primi incontri dell’UFC. Mi sono innamorato da subito di questo sport, però siccome non avevo mai praticato la lotta a terra, decisi di partire per il Brasile, dove mi sono dedicato allo studio del Brazilian Jiu Jitsu.

Un elemento che ha contribuito in maniera determinante alla diffusione delle MMA, soprattutto negli Stati Uniti, è che ha una forte componente “spettacolare”, ma che a differenza per esempio del Wrestling, nei combattimenti dentro l’ottagono della UFC si fa sul serio…
Certo, indubbiamente si fa sul serio. Il bello di questo sport è che non sai mai come può finire un incontro, e questa è una differenza importante rispetto al wrestling, dove è tutto “montato”. È uno sport che piace perché è molto meno noioso di molti altri sport di combattimento, tipo la boxe, ultimamente, e poi è uno spettacolo che continua anche “fuori” dall’ottagono, a terra, quindi ogni incontro è veramente una storia a sé.

E gli ascolti in questo periodo vi stanno premiando in maniera notevole…
Si, indubbiamente, i dati dell’ascolto sono eccezionali. Questo grazie alla UFC, che fa un lavoro incredibile di promozione e public relations, tanto che oggi le MMA sono il secondo sport più seguito in America…

Una domanda doverosa, che è anche una curiosità personale: come si rapporta un atleta che pratica le Mixed Martial Arts con le arti marziali tradizionali, tipo il Karate, il Judo eccetera?
C’è tantissimo rispetto per queste discipline, perché nel nostro sport molte di queste arti marziali sono parte integrante dello studio: il Karate, così come il Jiu-Jitsu tradizionale o il Jeet Kune Do sono di insegnamento per un atleta di MMA sia a livello tecnico sia a livello psicologico. Ad esempio, il concetto che prima di combattere con un avversario bisogna saper combattere con sé stessi per superare i propri limiti è fondamentale nel nostro sport. Logicamente rispetto alle arti marziali classiche da noi è molto più evidente il contatto fisico, ma a livello mentale sono comunque molto importanti. Le arti marziali insegnano che il proprio corpo può diventare un’arma, e una disciplina che si chiama Mixed Martial Arts ovviamente cerca di mettere in pratica alcuni di questi insegnamenti.

Ci racconti qual è stata finora la più grande soddisfazione che hai avuto nella tua carriera?
Le soddisfazioni sono state tante: ogni volta che riesco a ribaltare un pronostico, quando prima di un incontro mi danno per perdente contro degli atleti veramente forti e poi riesco invece a portare a casa la vittoria, ecco, direi che quelle sono le soddisfazioni più grandi, perché fanno capire a me e a chi mi guarda che niente è impossibile. Che è anche un messaggio per chi si vuole avvicinare a questo sport.

E per quanto riguarda l’Italia, secondo te, che prospettive ci sono per la diffusione di questo sport?
Crescerà, ne sono sicuro. Crescerà tantissimo, in alcuni Paesi lo ha già fatto, in altri lo sta già facendo, logicamente ogni nazione ha i suoi tempi e i suoi sport “prediletti”, in Italia abbiamo il calcio, ma c’è una nicchia che si sta allargando anche nelle MMA.

Un’ultima domanda, che riguarda la tua esperienza americana che è tuttora in corso. C’è un qualcosa che suggeriresti di prendere a modello, diciamo pure di “copiare” dell’approccio statunitense agli sport?
Si, indubbiamente: l’insegnamento nelle scuole. Bisognerebbe avere il coraggio di introdurre anche queste attività sportive nelle scuole, invece di limitarsi al calcio e alla pallavolo, perché insegnano prima di tutto una disciplina e un’impostazione, che uno si porta dietro anche negli studi e nella vita di tutti i giorni. Uno sport che ti insegna queste cose, fatto in maniera intelligente, seria e responsabile, ti forma di più anche come uomo. In America si inizia dalle elementari ad offrire un ventaglio incredibile di sport ai ragazzi, speriamo che in futuro si faccia lo stesso anche in Italia.

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