La storia di Betty Wilding

Proprio in questi giorni, ma nell'anno di grazia 1961, usciva "La foresta degli agguati", il primo albetto a striscia di Zagor, personaggio che quindi da 52 anni (o se preferite, per un totale di 575 albi mensili, 25 speciali, 19 Maxi, 14 episodi pubblicati sull'Almanacco dell'avventura e altre storie qua e là) è una presenza costante nelle nostre edicole. Quando un personaggio rimane in edicola per così tanto tempo, vuol dire che è figlio di una "scintilla iniziale" che è stata indovinata, ok, ma anche di un team di autori che negli anni ha saputo gestire un personaggio dalle potenzialità narrative sterminate, riuscendo tuttavia a tenerlo fedele ai propri esordi.
E quando un personaggio esce per così tanto tempo, si crea una storia stratificata, fatta di avventure, aneddoti, gioie e dolori che il lettore condivide col proprio eroe, e che diventano per molteplici la "terza dimensione" di questi uomini di carta.
Evidentemente, in cinquantadue anni di storie, non tutti gli episodi hanno la stessa valenza per il personaggio. Ci sono episodi che "scorrono" nella linea temporale senza lasciare tracce permanenti nella Storia di una serie, e ce ne sono al contrario altri che diventano "fondamentali", albi che una volta usciti in edicola diventano delle pietre miliari con le quali chiunque si trovi a dover scrivere quel personaggio in seguito deve trovarsi a fare i conti.

A questa seconda categoria appartiene "Il ponte sull'arcobaleno", l'albo numero 400 di Zagor, opera di Boselli e Ferri, che incidentalmente è uno dei primi che l'estensore di questo pezzo abbia mai letto, e da quindici anni a questa parte, uno dei suoi preferiti.

"La storia di Betty Wilding", terzo "Zagorone", a firma Burattini e Ferri, che da questo stesso albo muove i passi, appartiene ugualmente a questa categoria. Così l'albo viene presentato sul sito di Sergio Bonelli Editore:

Chi sono gli uomini venuti dall'Irlanda fino a Darkwood? E perché cercano una donna chiamata Betty, che sanno essere stata sposata, un tempo, con un cacciatore della foresta di nome Mike Wilding? Il ritorno di Zagor sulle rive del Clear Water, là dove molti anni prima gli indiani Abenaki sterminarono la sua famiglia, coincide con un incontro che riallaccia lo Spirito con la Scure con sue radici irlandesi, già rese evidenti dal nome che gli è stato dato: Patrick. Betty Wilding è infatti sua madre, ma il mistero che circonda il suo passato sembra avere tragiche conseguenze anche nel presente, allorché un feroce capo indiano e un terzetto di rinnegati irrompono sulla scena per impedire che il nostro eroe ne venga a capo…

Un albo che ci racconta una parte importante del passato di Zagor, in modo credibile e mai forzato, intrecciando diversi elementi già noti del passato dello Spirito con la scure con alcuni nuovi, gettando quindi nuova luce sulla storia personale e familiare di Patrick Wilding, cioè di colui che era prima di diventare Zagor. Il tutto, mentre nel presente Zagor, semplicemente, continua ad essere Zagor, il difensore degli oppressi, uno dei pochi eroi senza paura e senza macchia che ancora ci restano nel variopinto mondo delle nuvole parlanti; finché passato e presente non si fonderanno in un unico, toccante epilogo. Una storia di cui, paradossalmente, ricorderemo i flashback anche tra quindici anni, ancora di più della vicenda "presente". Una storia "miliare", per l'appunto, che tutti gli appassionati di Zagor, o anche chi è semplicemente incuriosito dal personaggio, dovrà conoscere.
Una storia che ci dimostra come Za-Gor-Te-Nay non abbia ancora finito di raccontarsi, e anzi dopo 52 anni abbia ancora molto da dire. Una storia per cui il sottoscritto si sente in dovere di ringraziare Moreno Burattini e Gallieno Ferri.

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