17 aprile 1993 – 17 aprile 2013

(articolo uscito oggi su Amaranto Magazine)

Oggi è il 17 aprile, e a me da vent’anni a questa parte il 17 aprile girano sempre le scatole. Nel 1993 ero un tifoso bambino, facevo la terza media. Tante cose che successero le ho capite dopo, alcune sono rimaste misteriose ancora oggi. La notizia della radiazione dell’U.S. Arezzo a campionato in corso e per una cifra tutto sommato trascurabile, nonostante ancora non esistesse internet, fece il giro del mondo. Mi ricordo che quell’estate, al mare in riviera adriatica, mi prendevano in giro anche i tedeschi in campeggio. “Arezzo Kaputt! Ha ha ha!” Io non ci trovavo niente da ridere, anzi.
A settembre, quando ripartì l’Arezzo del “convento di frate Ciccio” io iniziavo a fare il Liceo Scientifico. Mi segnavo i risultati nel diario, e a un certo punto l’A.C. Arezzo se non mi ricordo male fece otto pareggi di fila. Qualcuno dei miei compagni di classe, sbirciando nel diario, mi diceva “o che l’Arezzo pareggia sempre?”, qualcun altro, precursore dei tempi odierni, già sentenziava “ma te ancora ti confondi con l’Arezzo?”.
Poi uno guarda ai vent’anni che ci sono stati dopo, e pensa che tutto sommato qualche soddisfazione se l’è anche tolta. A livello personale, la laurea, il matrimonio, la nascita di un bambino. E anche a livello calcistico: le partite vinte e quelle perse, le gioie e i dolori. Abbiamo vinto tre campionati, una supercoppa di serie C, abbiamo visto giocatori eccezionali e anche qualche pippa incredibile, abbiamo battuto il Milan in Coppa Italia e pareggiato a Torino con la Juve in campionato. Tutto questo partendo dalle partite con la Virtus Chianciano e l’Ellera. Abete e Matarrese, intanto, sono più o meno sempre al solito posto, il primo presidente della FIGC e il secondo membro onorario.
Abbiamo perso Lauro, e questa è una ferita che fa male più di ogni sconfitta sportiva.
Poi siamo ripiombati in serie D, per gli stessi errori che ci portiamo dietro da quando io ero bambino. Una volta ho letto da qualche parte che “l’uomo è l’unico animale a non saper imparare niente dai propri errori.” Questa cosa evidentemente ad Arezzo vale anche nel calcio. Abbiamo avuto un altro 17 aprile, anche se la seconda volta era luglio, e comunque ci ha fatto male come la prima volta. Fortunatamente il calcio, come la vita, è una ruota che gira. E dopo una stagione come quella che si avvia alla conclusione, non ci resta che pensare positivo. C’è una serie D da lasciare al più presto, alcune cose possiamo salvarle, altre andranno riviste e ripensate. Sperando, soprattutto oggi che è il 17 aprile, che quanto ci è già successo – non una ma due volte – ci serva di lezione.

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