21 parole aretine [che dovreste assolutamente conoscere]

Nota per il lettore: Questo post è debitore di una lodevole iniziativa promossa da Michele B.

Le ventuno parole sono in rigoroso ordine alfabetico, una per ogni lettera.

A come Alò. L’esortativo per antonomasia. Ha talmente tanti usi che è per una lista comunque parziale vi rimando al link qua sopra.
B come Balàcco. O Bischero. Dicesi di persona non particolarmente sveglia.
C come Cumbrugliume. O, se siete dei radical-chic, Crepuscolo.
D come Dagnene (secche). Sinonimo di “fatti valere”, utilizzabile in ogni ambito.
E come Enti. Che non è riferito agli Enti Locali. In questo caso, “ènti” è come dire “ma senti un po’?”
F come Fittumaio. Si, è riferito ad ammassi particolarmente densi di cose e/o persone.
G come Guazza. O rugiada. Ma volete mettere?
H come Hohahòladillote. Perché ad Arezzo le “c” si strascicano, casomai, ma si mettono sempre. Più che una parola, una fiera rivendicazione.
I come Imbavare. Che ha due significati: rincoglionire qualcuno a parole, oppure trattarlo in malo modo. Scegliete voi quale dei due preferite.
L come Lupa (tiro una). Dicesi “tiro una Lupa” (o “tiro una resìa”) quando si sta per inveire contro Nostro Signore.
M come Moccolo. Vuol dire “cero” ma vuol dire soprattutto “bestemmia”. Da usare anche come verbo, “Moccolare”.
N come Nappo (o Noccélo). Dicesi di persona particolarmente prestante, molto usato come forma di saluto quando non si ricorda il nome della persona che si ha di fronte (ammetterete che è molto più efficace di “ciao caro”). Originariamente era sinonimo di “fiasco”, nel senso del contenitore di vino (“un nappo de vino”).
O come Orzare. Non c’entra il cereale e neanche il caffè, diciamo che siamo piuttosto nel campo semantico della violenza fisica.
P come Panzanella. Che se non sapete che è, ma che avete campato a fare finora?
Q come Quartabòno. O taglio a quarantacinque gradi, per fare un angolo retto.
R come Ruzzare. Il contrario di “fare sul serio”.
S come Sdatto. Dicesi di persona carente sul piano della coordinazione fisica e/o della manualità.
T come Tàrnoccolo (o Tàrnocchélo). L’aretino ama insultare il prossimo suo. Questo è l’epiteto più profondo, e insieme più bello.
U come Ummedo. Se questa non la capite, io con voi non ci voglio neanche parlare.
V come Vire. O andare. Anche in questo caso, volete mettere?
Z come Zeppare. All’incirca, significa spingere, ma con più impegno.

Ecco, se venite ad Arezzo, io vi consiglierei di stamparvi almeno questa pagina. In attesa di un dizionario vero e proprio, che prima o poi, ne sono certo, uscirà.

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24 pensieri su “21 parole aretine [che dovreste assolutamente conoscere]

  1. borisvian ha detto:

    L'illustre aretinista Dark Nomad suggerisce giustamente un'ulteriore accezione del termine "Nappo" che in un primo momento mi era sfuggita. Provvedo ad integrare immediatamente. 🙂

  2. anonymous ha detto:

    Eugenio writes:Di dizionari dell'aretino ne esistono più di uno.Uno in particolare, non ricordo ne l'autore ne l'editore ma ne ho una copia, è molto completo e ricco di proverbi e locuzioni.

    • “Ceppo” è molto bella, ma alla C la prima scelta era obbligatoriamente “Cumbrugliume”, forse una delle parole più tipiche del dialetto aretino. Così come “Tarnocchelo” alla T, secondo il mio modestissimo parere, viene prima di “Topo”, perché è più “tipicamente aretina”. 🙂

  3. Alice ha detto:

    molto bellino e simpatèco… però te devo’ di’ che un vocabolario di aretino e c’eve… l’ ha scritto Piero Benigni edito da editrice aretina… 🙂

  4. Il problema è che i dizionari aretini usciti qualche anno fa sono molto difficili da reperire: sarebbe il caso di farne uno nuovo che metta insieme il lavoro (fatto da gente molto più brava di me e Michele) di anni fa. 🙂

  5. Ivo ha detto:

    Moccolo in aretino si dice “mocchelo” o addirittura “mocquelo”.
    Orzire no: si dice “ordire” o “urdire”.
    Ruzzare è “ruzzere” e zeppare è “zeppere”.
    Bella questa idea, insistere e troviamo altre parole e locuzioni. Facciano una vera e propria Wikipedia” dell’aretino e di Arezzo, con i suoi personaggi e le sue storie: sarebbe bellissima.e rappresenterebbe un patrimonio di memoria per gli aretini del futuro.

    • Grazie per i suggerimenti Ivo, anche se credo che dipenda dalla zona. Non c’è scritto “Orzire” però, bensì “Orzare”: la mi’ pòra nonna, che stava a Santa Firmina, me lo diciva sempre: “vedarè che quande torna el tu’ babbo te òrza!” 🙂

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