Cose che detesto dell’oggi.

Premessa: mi rendo conto che questo sarà un post antipatico. Me ne farò una ragione. E tuttavia, ci sono delle cose che mi fastidiano in modo tale che ho bisogno di una valvola di sfogo. Non mi viene in mente niente di meglio che farlo nel mio blog. Se qualcuno dei punti sotto vi offende, c'è sempre la possibilità di interrompere la lettura di questo post, e rimanere amici come prima, o addirittura c'è, in fondo al presente, un simpatico modulo per i commenti che vi prometto di lasciare il più aperto possibile.

1. La passione per le birre artigianali
Ho sempre considerato la birra come una bevanda molto "easy". Sono legato alla "concezione" del tipo che va in pizzeria e ordina una pizza e una birra chiara media, o va al bar e chiede un birrino alla spina. Poi, a un certo punto, ecco il fiorire delle feste della birra artigianale, del pub che serve la birra fabbricata in un birrificio artigianale della Bassa Sassonia che ha una produzione di cinquanta litri annui, degli inviti ad eventi di degustazione di birre artigianali, dei menu abbinati. Delle birre prodotte con luppoli ultraselezionati, non pastorizzate, non filtrate. E che due palle, dico io. Capisco che si debbano trovare delle nuove strategie di mercato per vendere il prodotto, ma a voi consumatori, non sembra di essere un tantinello fissati? Ma non piace più a nessuno, bersi una Moretti ghiacciata in mutande sul divano?

(per dire)

2. Being an Apple-addicted.
Poiché io sono un ignorante, mi spieghereste per favore in cosa consiste (anche a spanne va bene, eh) la filosofia di Steve Jobs? Perché per come l'ho capita io, consiste di tre punti, che vi elenco qua sotto:
– fare roba buona, ok
– curare alla morte il design al fine di rafforzare il brand
– venderla per un botto di soldi, più dell'effettivo valore di mercato.
Ecco, io non ho niente contro quelli che si comprano l'iPhone, l'iPad o l'iMac (contro chi si compra l'iPod si, perché è un aggeggio senza display, gestibile quasi esclusivamente solo tramite iTunes, che vi offre sostanzialmente le stesse cose che offre l'ultimo dei lettori mp3, se ci montate delle cuffie buone) e lo sfruttano a dovere, ma che per una roba del genere si debbano scomodare intellettuali, esperti di informatica e uno stuolo di giornalisti più o meno competenti, mi pare francamente una cosa agghiacciante.


(sembra Crozza ma non è, ve lo giuro)

3. La scarsa attenzione ai refusi.
Sei un giornalista, o più semplicemente un blogger. Stai scrivendo una recensione tagliente (e vi assicuro che è un lavoro difficile), o un pezzo su un argomento scottante. Magari, per certi versi, stai anche facendo uno scoop. Io leggo il tuo pezzo, incuriosito. E proprio mentre penso che dovrei aiutarti a diffonderlo, condividendolo coi miei contatti nei vari social network, ecco che mi spunta il refuso. E io, che sono un fissato delle riletture, me ne accorgo. Ad Arezzo si dice "hai fatto un fiore e c'hai cacato sopra". E quindi non ti diffondo. Nell'epoca della comunicazione digitale, un refuso è un peccato sempre più diffuso ma, per quanto mi riguarda, sempre meno perdonabile.


(idolo)

4. I paranoici della privacy su Facebook.

E una volta è l'FBI, e una volta è il Ministero dell'Interno, e una volta il Papa e l'altra la Polizia Postale. Il livello di paranoia della gente è tale che ogni giorno spuntano fuori i post più disparati al fine di proteggere la propria privacy. Gente, ho una notizia per voi: agli enti sopraelencati, a meno che non l'abbiate fatta grossa, non interessa niente del fatto che voi giochiate a FarmVille in orario di lavoro. E comunque, se siete tanto preoccupati, ho una ricetta infallibile in soli due punti:
1. Condividete nei social network solo quello che non vi sembra troppo personale. Se siete in dubbio se condividere qualcosa o meno, NON fatelo. E se ancora non vi sentite sicuri,
2. Cancellatevi da Facebook.


(mi raccomando, nei luoghi pubblici usate questo)

5. Quelli che sono sicuramente più di sinistra di te.
Io credo che questa si commenti abbastanza da sola. Ed evidentemente non sono bastati, vent'anni di Berlusconi e derivati, per far capire l'importanza dell'unità della Sinistra.


(E comunque, quelli più di sinistra sono loro.)

6. Quelli che non ci piace lo sport.
Ve lo dico, spesso è una posa. Lo sport è epico, è una delle poche cose dove ancora, al giorno d'oggi, si riescono a fare delle imprese. Dove si riesce ad emozionare sul serio la gente. E quindi diffidate, di queste anime superiori, o pretese tali, che non amano né il calcio, né la pallacanestro, né il MotoGp, né la Formula 1 né il baseball, e che al massimo riescono a guardare una partita di cricket. Novantanove volte su cento, o è una posa per impressionare l'altro sesso o, più semplicemente, non riescono a capirne le regole.

(E lo sport piace anche ai cani pigri, per dire.)

7. Quelli che mangiano solo cose sane.
Anche per voi, ho una notizia sconvolgente: si muore. Ma tutti proprio, eh. Ed essendo la vita tanto dannatamente breve e frenetica, ogni tanto bisogna anche spassarsela. Ma ce l'avete un'idea, di quanto sono buoni il maiale alla griglia, il pecorino al miele, le pappardelle al sugo di coniglio, i pici cacio e pepe, il cinghiale in umido, la tagliata al pepe verde, il tutto annaffiato da vino rosso? Detto questo, stasera io mi griglio un paio di orate, perché anche quelli che non si riguardano minimamente sono quasi altrettanto fastidiosi.

(non capisco perché tutti quanti continuano a chiamarmi pappardella…)

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7 thoughts on “Cose che detesto dell’oggi.

  1. anonymous ha detto:

    The Dark Nomad writes:Lo dico sempre: una bella bionda amara senza seghe. Media.Ché già ci sono troppe bionde, in giro, che fanno dannare.Relativamente ai refusi: mi stai sul cazzo, ma ti voglio bene. 😀

  2. anonymous ha detto:

    Michele B. writes:Mi vanno bene tutte, tranne la prima. Non è che sono fissato (magari la Moretti no, mala birra Coop ha un suo perché… non a caso la fa il birrificio Pedavena :P), ma seguendo il tuo ragionamento uno potrebbe dire a un appassionato di vini "ma non piace più a nessuno un bel bicchiere di Tavernello"?

  3. borisvian ha detto:

    E io, questo commento me l'aspettavo. Però non è uguale. Un po' per la premessa che ho fatto sopra (la birra come bevanda più "easy" rispetto al vino), un po' perché ultimamente questa storia delle birre artigianali sta scassando MOLTO di più di quanto non accada con il vino, che pure, come tu ben sai, nelle nostre terre è religione. 🙂

  4. anonymous ha detto:

    Michele B. writes:L'errore è proprio nel considerare la birra una bevanda "easy". Che alla fine "easy" non vuol dire nulla di male, però (senza andare sull'artigianale spinto) meglio una Pedavena, una Castello o una Menabrea che una Moretti o una Peroni, così come è meglio una Coca Cola piuttosto che una Cola del soldino. Se poi vogliamo parlare di birre "da meditazione" è tutto un altro discorso 😛

  5. borisvian ha detto:

    Ecco, tu, vedi, tu sei un purista della birra. Quindi un abisso ci separa, e sempre ci separerà. ( 😀 :beer: :drunk: )

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