Se il PD non piace, la colpa è della base.

Era da un pezzo che volevo fare una riflessione seria sul Partito Democratico. Così, stimolato da questo pezzo di Manq e dal successivo scambio di mail, nonché dalla lettura di Oltretorrente di Pino Cacucci (che, per chi non lo sapesse, si apre con il famoso "Odio gli indifferenti" di Antonio Gramsci), ho deciso che il momento era arrivato.

Io del PD sono stato un sostenitore della prima ora, un "membro fondatore", uno che si è sbattuto nei congressi, perché ritenevo che quella di coniugare un certo elettorato di sinistra con un certo elettorato cattolico – tradizionalmente sempre abbastanza vicini come idee ma divisi da anni e anni di barricate ideologiche – fosse una grande intuizione da parte di Prodi, figliastra di quel Compromesso Storico che fu talmente tanto osteggiato da sembrare, col senno di poi, un'ottima idea. E infatti, anche Prodi sappiamo tutti la fine che ha fatto.

Successivamente, è stato il PD stesso, qua dalle mie parti, a fagocitarmi, triturarmi e rigettarmi. Ma questa è un'altra storia. Però, in nome di questo passato piuttosto recente, penso di poter dire che parlo del PD non per sentito dire, ma per conoscenza dell'argomento.

Ora, è abbastanza assodato e lampante che il PD, così com'è, non piace. Non piace in primis al suo elettorato, perché molti di quelli che lo votano lo fanno semplicemente perché lo ritengono "il meno peggio", il che, per un partito che avrebbe (anzi, ha) la dichiarata ambizione di diventare un partito di massa, è un problema serio. Non piace ai simpatizzanti, perché se andiamo a sfogliare i social network negli ultimi mesi, vediamo un sentimento di crescente fastidio verso questo partito, dove ogni dirigente nazionale è espressione di una linea politica, con i suoi distinguo fatti spesso solo per ottenere maggiore visibilità personale. Questo sentimento ha avuto uno dei suoi momenti topici con la nascita dell'hashtag #IoNonVotoPD su Twitter, dove ognuno spiegava il perché del suo non-voto al partito guidato da Bersani, arrivato ai primi posti tra gli argomenti più popolari, a cui si è risposto piuttosto inefficacemente con la controffensiva messa in atto da chi ha lanciato #IoVotoPD, che ha avuto molti meno partecipanti.

A questo punto, bisognerebbe chiedersi: ma di chi è la colpa?
La mia risposta, in questo caso, è diversa da quella che sentite dire di solito.

La colpa, se il PD così com'è non funziona, è della base.

Perché io li ho visti e vissuti, i congressi del PD. E vi posso dire che si percepiva un elemento stridente, solo che finché sei dentro non te ne rendi conto. Assemblee comunali dove tutti si lisciano e si danno ragione, Congressi provinciali con percentuali bulgare, relazioni-fiume di segretari che nessuno ascolta ma tutti applaudono. Silenzi spesso distratti, a volte complici, perché non si sa mai, sempre meglio non esporsi troppo, perché un domani potrebbero "farti fuori".

La democrazia, però, non funziona così.

Se un partito non ti piace, hai due strade da percorrere, se non vuoi finire tra gli "indifferenti" di cui dicevamo all'inizio. Te ne vai e ne scegli un altro, oppure ti incazzi e lotti per cambiarlo. Che non vuol dire criticare Bersani o la Bindi su Facebook quando li vedi a Ballarò, e neanche infamare il PD al bar quando prendi il caffè e leggi il giornale. E neppure partecipare ai dibattiti su Twitter dove si spiega perché non si vota questo partito.
Se il PD non ti piace, però un po' di bene glielo vuoi, devi fare questo: prendi la tessera, convinci un po' dei tuoi amici a farlo, poi andate alle assemblee della sezione, e alla prima occasione utile cacciate il segretario a calci in culo. Poi salite di livello, e fate lo stesso ai congressi provinciali, poi a quelli regionali. Solo così i dirigenti che quando parlano rappresentano solo sé stessi possono avere vita breve.
Se pensiamo che quello visto fino ad oggi sia un partito di sordi, c'è solo una cosa da fare: sturargli le orecchie. Perché se le persone che vanno nelle sezioni a dire che così le cose non vanno sono solo una o due ogni mille iscritti, verranno trattate con fastidio, come dei rompiscatole. Se diventano cinquanta, saranno una minoranza di cui tenere conto. Se diventano cinquecentouno, dettano la linea al partito.
Con buona pace di quelli che ci sono ora. Che possono comportarsi anche da sordi, tanto nessuno, nelle sedi che contano, gli dice che così le cose non vanno.

Annunci

6 thoughts on “Se il PD non piace, la colpa è della base.

  1. anonymous ha detto:

    daniele writes:caro Roberto, sono d'accordo con te nell'ultima parte, nella tua "proposta": inutile lamentarsi troppo , solo per il gusto di maldolersi..in fondo basta tesserarsi , espore le proprio idee, organizzarsi con chi la pensa allo stesso modo e così, se le idee sono migliori o piu convincenti, è possibile sollevare chi attualmente il PD lo governa a tutti i livelli..dalla base fino al centro,solo cosi si strappa il velo di apparente calma e soprattutto questa scontentezza serpeggiante che ormai da troppo tempo attanaglia il PD e lo incastra in un dibattito interno che lo fa avvitare su se stesso verso una inesorabile implosione..

  2. anonymous ha detto:

    TokyoBlues39 writes:Ho letto le tue riflessioni con molto interesse.Condivido fortemente il disprezzo (mio, tuo e del buon Gramsci) verso gli indifferenti, categoria che considero un vero parassita della società.Il PD secondo me è il partito più particolare del panorama politico italiano, a memoria (breve memoria a dire il vero) non ricordo all'interno dello stesso movimento politico una pluralità di idee diverse come nell'attuale PD.Il problema è che questo elemento di diversità non contribuisce ad arricchire il partito e ad allargarne gli orizzonti, al contrario rischia di essere, questo minestrone, uno stabile di condomini litigiosi che non riescono a concludere ciò che si sono prefissati (Il PD *è* un partito a vocazione maggioritaria).Pertanto, essendo il punto di riferimento della sinistra italiana deve essere il PD a tracciare la linea.A mio modo di vedere, e qui mi allargo, va assolutamente eliminato questo tira e molla con l'UDC (partito tra l'altro allo sfascio) in quanto la componente cattolica è già potente nel PD. Rimango un nostalgico della foto di Vasto e sono convinto che queste scaramucce tra i principali esponenti del centrosinistra italiano sarà destinato a finire non appena Berlusconi tornerà in campo in maniera seria (quest'autunno) e l'obiettivo di sconfiggere il nemico comune porterà, fortunatamente, tutti nella stessa parrocchia.Ruolo fondamentale è quello di Bersani, segretario del più grande partito italiano e quindi decisamente la persona con più "potere decisionale", passami il termine.Vedremo le primarie, che si DEVONO fare, che segnale daranno, da lì si potranno capire molte cose.

  3. borisvian ha detto:

    Originally posted by anonymous:

    Manq writes: Io sono un individuo con diritto di voto che prova ad ascoltare quanto viene proposto da chi richiede il mio voto e riflette sulle cose con cui concorda e su quelle con cui dissente. Alla fine tiro due somme e se qualcuno ha detto più cose cui sono pro di quante a cui sono contro gli do il voto, altrimenti annullo. Non è mio interesse diventare un soggetto politico in prima persona, inteso come portare avanti un idea. Io un'idea ce l'ho, se me la chiedi te la dico e se la vuoi sposare e fare tua in un contesto di candidatura sarò ben felice di darti il voto. Secondo me questo non è essere indifferente, ma avere ambizioni diverse dal fare politica in prima persona. In italia la politica ha preso un tale distacco dalla gente che, anche volendo, infilarcisi in mezzo vorrebbe dire piegarsi a dinamiche schifose. No grazie. 😉

    Guarda che iscriversi ad un partito non significa NECESSARIAMENTE candidarsi in prima persona, eh. Solo dire la propria in una sede in cui qualcuno potrebbe essere "costretto" ad ascoltarti. Il problema in Italia, in tutti i partiti in generale ma in quelli di sinistra in particolare, è che si è passati da riunioni di sezione con cinquanta/cento persone anche nei paesini a direttivi dove ognuno rappresenta sé stesso e nessuno ha mai parlato con la ggènte. 😉 ti faccio un esempio pratico, perché mi ci sono ritrovato. Nel mio paesino, comune confinante con Arezzo, una volta c'è stata un'assemblea comunale "aperta" dove hanno partecipato pezzi grossi del PD provinciale, oltre a tutta la giunta comunale. Bene, questi pezzi grossi si sono detti "preoccupati per la situazione occupazionale di quel Comune" e per il momento di crisi, al che io ho alzato la mano, educatamente, e ho chiesto: "ma che vuol dire che siete preoccupati per la situazione occupazionale? Come sono le statistiche? Quanti disoccupati ci sono? Quanti cassintegrati? Quante imprese in difficoltà? Avete mai parlato coi sindacati? Avete mai organizzato un incontro con gli imprenditori locali?" "No." "E allora, di che cazzo siete preoccupati?"Bene, io lì non volevo mica fare il consigliere provinciale o che so io. Volevo solo un dato, per farmi un'idea anch'io, e se possibile dare qualche suggerimento. Sono stato tacciato di rompicoglioni, financo di sovversivo. Perché ero solo. Se invece ci fosse stato un tot di persone "con me", i pezzi grossi di cui sopra avrebbero dovuto documentarsi meglio, prima di parlare per vuote retoriche. Questo è quello che intendo per "colpa della base". 😉

  4. borisvian ha detto:

    Originally posted by anonymous:

    TokyoBlues39 writes: Il PD secondo me è il partito più particolare del panorama politico italiano, a memoria (breve memoria a dire il vero) non ricordo all'interno dello stesso movimento politico una pluralità di idee diverse come nell'attuale PD.Il problema è che questo elemento di diversità non contribuisce ad arricchire il partito e ad allargarne gli orizzonti, al contrario rischia di essere, questo minestrone, uno stabile di condomini litigiosi che non riescono a concludere ciò che si sono prefissati (Il PD *è* un partito a vocazione maggioritaria).

    il nocciolo della questione è proprio qui. Su chi deve essere a fare il "richiamo all'ordine". In un partito, quando le cose non vanno (e che nel PD ci siano cose che non vanno mi pare PALESE), non c'è altro modo di risolvere che con i congressi. Quindi la base, che fin qui si è lamentata in modo piuttosto sterile e "fuori" dalle sedi opportune, ha due sole strade possibili: fare la voce grossa, o prendersi quel che viene.

  5. anonymous ha detto:

    Anonymous writes:Come promesso, rientrato dalle ferie, eccomi qui a dire la mia. Parte di quel che penso ce lo siamo già detti, ma ci torno su volentieri perchè, essenzialmente, è un discorso che vale la pena fare.Tu parli di "colpa della base" e il tuo discorso fila. Io però non sono la base del PD. Non mi ci sono mai ritrovato, nel partito democratico, e l'ho votato ad oltranza per un certo periodo nel'ottica del solito male minore. Il mio essere ideologicamente di sinistra (che poi, anche lì, ci sarebbe da discutere ore su cosa vuol dire sta cosa) non è sufficiente ad ascrivermi ad un gruppo di persone che può rispecchiarsi nel PD al punto da volerlo cambiare dall'interno. #IononvotoPD perchè non mi ha mai rappresentato e, rispetto al passato, ho capito che oltre a quello non è fatto in maniera da poter essere una vera alternativa di governo. Per questo, io non mi sento chiamato a partecipare al suo cambiamento, perchè non mi ci vedo dentro. E' come dire che mi fa schifo il PdL, ma non mi sognerei mai di fare una tessera per andare a discutere con loro del perchè mi fa schifo, conscio del fatto che le posizioni sono talmente inconciliabili da generare unicamente perdita di tempo per tutti. Io sono un individuo con diritto di voto che prova ad ascoltare quanto viene proposto da chi richiede il mio voto e riflette sulle cose con cui concorda e su quelle con cui dissente. Alla fine tiro due somme e se qualcuno ha detto più cose cui sono pro di quante a cui sono contro gli do il voto, altrimenti annullo. Non è mio interesse diventare un soggetto politico in prima persona, inteso come portare avanti un idea. Io un'idea ce l'ho, se me la chiedi te la dico e se la vuoi sposare e fare tua in un contesto di candidatura sarò ben felice di darti il voto. Secondo me questo non è essere indifferente, ma avere ambizioni diverse dal fare politica in prima persona. In italia la politica ha preso un tale distacco dalla gente che, anche volendo, infilarcisi in mezzo vorrebbe dire piegarsi a dinamiche schifose. No grazie. 😉

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...