Addio Tessera del Tifoso, non ci mancherai.

Apprendo dal sito del Corriere della Sera che è ufficiale una notizia che era già nell'aria da un po': la tanto contestata Tessera del Tifoso se ne va in soffitta, sostituita da uno strumento che interessa prevalentemente il rapporto tifoso-squadra di calcio.
Ora, al netto delle dichiarazioni dell'ex-ministro Maroni, che sottolinea come "la tessera abbia dato risultati notevoli" (ovvio: gli stadi si sono svuotati!) e che "hanno vinto i tifosi violenti" (mentre il capo della Polizia, Manganelli, sostiene che "si tratta di una logica evoluzione" della tessera stessa), ci sono alcune cose che – come sempre succede in Italia – nessuno ci dice, ma se uno fa lo sforzo di pensare con la propria testa, ci arriva da solo.
Ad esempio, perché nessuno ha mai risposto formalmente alle incongruenze sollevate da Cristiano Militello, inviato di Striscia La Notizia, qui, qui e qui, riguardo all'attuazione della Tessera del Tifoso?
Perché gente come Marcello Lippi, CT dell'Italia campione del Mondo nel 2006, o Daniele De Rossi, uno dei calciatori più in vista della Serie A, si sono schierati apertamente contro la tessera? Possibile che da noi non si possa mai affrontare un dibattito serio su niente, senza venire tacciati di facinorosi, o nel migliore dei casi di conniventi?
Ora, poiché io sono uno che – nei limiti del possibile – ha sempre amato pensare in proprio, mi sono fatto una mia idea, sulla questione "sicurezza negli stadi". E ora ve la espongo brevemente.
Punto primo, poiché si fa tanto parlare di "modello inglese", la sicurezza all'interno dell'impianto va delegata in toto alle società, anche a costo di mettere in atto dei cambiamenti legislativi. Vantaggi? Un notevole risparmio per i contribuenti, in quanto si ridurrebbe notevolmente il numero di agenti delle forze dell'ordine in servizio nei fine settimana. Alle società costerebbe un botto? Amen. Non è una prescrizione del medico, avere una squadra di calcio in serie A o in serie B, così come non lo è pagare ingaggi elevatissimi ai calciatori. Se si sa che è così, si mette la voce "costi per la sicurezza" nel capitolo delle spese fisse in bilancio, e ci si regola di conseguenza.
Punto secondo, se uno degli obiettivi è quello di riportare le famiglie negli stadi, bisognerebbe smetterla di dipingere gli stadi stessi come luoghi pericolosissimi, abbassare i prezzi dei biglietti, investire sulla ristrutturazione degli stadi stessi, che in Italia sono sì pericolosi, ma dal punto di vista architettonico e strutturale.
Punto terzo, è brutto ed impopolare da dirsi, ma bisognerebbe mettere in atto il motto "La legge è uguale per tutti". E dappertutto.
Perché ancora nessuno mi ha spiegato come mai i provvedimenti di DASPO vengono applicati in flagranza differita di reato e prima ancora che venga avviato il procedimento penale, senza che il diffidato abbia modo di visionare le immagini in base alle quali gli viene notificato il DASPO. Un po' come dire che uno che fa 180 all'ora in macchina si vede arrivare prima il carro attrezzi a casa che gli porta via la macchina, poi magari un pubblico ufficiale che gli requisisce la patente, e infine la multa con verbale annesso.

Infine, una domanda: invece di continuare ad inasprire il dibattito, costerebbe tanto, per una volta, ammettere che all'inizio ci si era sbagliati?

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