dopo Pianese-Arezzo

(articolo uscito stamattina su Amaranto Magazine)

(foto by Giulio Cirinei, da www.amarantomagazine.it)

A pensarci bene, ci sarebbero diverse cose da consigliare alla truppa allestita da Martucci e guidata da Michele Bacis, dopo la scoppola rimediata sull'Amiata, giusto domenica.

La prima, scontata quanto si vuole ma necessaria, è ovviamente di non mollare: recuperare sette punti in dodici partite non sarà facile, considerando anche che il calendario del Pontedera ad una prima occhiata appare più agevole del nostro, forse non ce la faremo, ma non bisogna lasciare niente di intentato. Mettiamola così: intanto ci sono da recuperare quattro punti in dieci giornate, e già messa così sarebbe più fattibile, e poi quel che succede succede. Tra l'altro, come recita l'articolo 51 delle Noif, in caso di arrivo a pari punti la discriminante sarà uno spareggio, quindi tutti gli altri discorsi stanno a zero.

La seconda, strettamente correlata con la prima, è quella di adottare un approccio diverso alle partite. Se è vero che uno dei meriti indubbi di Bacis è stato quello di costruire una squadra che non rinuncia mai a giocare a calcio, è purtroppo altrettanto vero che a volte le partite in questa categoria si vincono più con la grinta che con la tecnica. E in una situazione di classifica come quella dell'Arezzo, dove un secondo posto sarà un fallimento, rimediare quattro reti dalla Pianese non può esistere. O meglio, non si può uscire dal campo di Piancastagnaio (a proposito, complimenti a mister Bacci, un ex amaranto che sta facendo davvero un ottimo lavoro) con un passivo così pesante e due soli cartellini gialli a referto. La sensazione è quella di una squadra persino ostinata a giocare di fino, quando invece in questa categoria serve più la spada del fioretto.

La terza, rivolta a pari merito alla squadra e alla società, è quella di uscire al più presto da quer pasticciaccio brutto del comunicato stampa. Possibilmente con un comunicato congiunto, stavolta. Perché in questa faccenda tutti hanno le loro ragioni – e quindi tutti hanno torto – ma la parte maggiormente danneggiata è quella del rapporto tra città e squadra di calcio. Un rapporto logorato già da anni, sfiancato dai continui reset dell'era-Mancini e da una permanenza in serie D che si annuncia più lunga di quanto tutti speravano; se la ricostruzione di questo rapporto era una delle priorità dichiarate da tutti, beh, cari tutti, decisamente non ci siamo. C'è solo una cosa da fare: dimostrare ai mille fedelissimi del Cavallo Rampante che ogni domenica si è lottato su ogni pallone. La storia dello scorso campionato ci insegna che si può essere applauditi anche arrivando noni, quella di quest'anno che si può essere fischiati anche per un secondo posto. Il resto sono vani proclami e chiacchiere da bar.

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