una storia d’amore e di calcio.

(Scritto ascoltando Negrita – Oltre il confine – tempo massimo di lettura 1'10")

Ad alcuni di voi, tempo fa, avevo confessato di essere debitore di una storia.
Premessa: trattasi di una storia molto personale, a sfondo calcistico, quindi ad alcuni di voi potrebbe non interessare. Ma se avrete la pazienza di seguirmi fino in fondo, potreste persino trovarla divertente.
La prima parte di questa storia riguarda uno striscione. Uno di quelli che vengono esposti negli stadi, durante le partite di calcio. Questo striscione era stato preparato dalla Fossa, gruppo dei tifosi dell'Arezzo di cui sono fiero ed onorato di avere l'amicizia, nonché primi classificati a "Striscia lo Striscione 2010-2011", in occasione di Arezzo-Sansovino del 25 settembre, ma poi, per motivi tuttora misteriosi, non è mai stato esposto. In seguito è stato rinvenuto, e adesso ne sono entrato in possesso io. Lo vedete nella foto qua sotto.

Per chi non lo sapesse, la Fossa è un gruppo di tifosi dell'Arezzo nato nel 1991, che dalle mie parti è noto anche per l'impegno sociale ancor prima che per lo schieramento politico. Nel 2009 grazie alla raccolta fondi "Agua para todos" la Fossa finanziò la costruzione di un pozzo di acqua a La Realidad, nelle zone più povere del Chiapas. Lo scorso anno, vennero raccolti dei fondi in favore della famiglia di Daniel Gabriel, giovane calciatore residente ad Arezzo e morto a 22 anni sul campo del Torrita Serre, dove giocava per arrotondare lo stipendio, aiutare la famiglia (la moglie e un figlio di 2 anni) e per amore del calcio.
Tornando a noi, adesso questo striscione è custodito in casa mia, e magari quando Alessandro sarà più grandicello gli farà pure piacere, sapere che i tifosi dell'Arezzo gliel'avevano dedicato. Io dico di si.
Allo stadio, tutti mi hanno chiesto quando lo porterò, il piccolo. "È un po' prestino", ho detto io, ma la realtà è che non vedo l'ora. Per lo stadio, perché nonostante quasi tutti pensino il contrario, è una bella esperienza andarci. E anche perché questo è quel genere di cose che consolida il rapporto tra papà e figlio.
Che poi io, andando allo stadio un (bel) po' più di rado di quanto non facessi in passato, quest'anno, ho notato che non ho più i novanta minuti. Nella voce, ovviamente, perché nelle gambe mi sa che non li ho mai avuti.
Insomma, a ben guardare, alla base di tutto questo c'è un po' di amore. Amore in senso sportivo, ovviamente, perché se un gruppo di tifosi ti fa questo regalo, lo fa perché in comune c'è l'amore per i colori della tua squadra, e l'arrivo di un nuovo nato è un'occasione per fare festa insieme; amore paterno, perché questo regalino è custodito gelosamente in casa mia; amore per la scrittura, perché questa storia strampalata, che comincia con uno striscione perso e ritrovato, prosegue per partite viste in curva e finisce su un blog, è una storia buffa, ma che ha un capo e una coda, e a me faceva piacere raccontarvela. Spero abbia fatto piacere anche a voi leggerla. In caso contrario, nella peggiore delle ipotesi, non vi avrò rubato troppo tempo. 🙂

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