Francesco Bellacci, dal Casentino una promessa del nuoto italiano

Da Casentino Più, dicembre 2011

Arriva da Subbiano uno dei componenti della staffetta che ha vinto gli Europei Juniores di nuoto e si è classificata quinta ai mondiali.

Incontriamo Francesco Bellacci alla Piscina Consortile di Subbiano. A vederlo così, sembra già più adulto dei suoi 18 anni compiuti da poco. Forse perché grazie alla sua grande passione, il nuoto, nell’ultimo anno ha girato mezzo mondo. Eppure Francesco non è sempre andato così forte, come lui stesso ci racconta. Ma ora che ha cominciato, non ha nessuna voglia di fermarsi, anzi! Dalle sue parole, emerge una grande passione per il suo sport, un amore vero e proprio che gli permette di allenarsi duramente per migliorarsi giorno dopo giorno.

Francesco, raccontaci di questa lunghissima e indimenticabile estate 2011…

Eh si, è stato un anno indimenticabile. Tutto ha avuto inizio col Trofeo 7 Colli a Roma, dove ho fatto un buon tempo nei 50 Stile Libero (23”60, miglior italiano tra gli under 18, NdR) che mi ha permesso di essere selezionato per la squadra nazionale Juniores che dal 6 al 10 di luglio avrebbe disputato gli Europei a Belgrado. Lì le cose sono andate nel miglior modo possibile, con la vittoria della medaglia d’oro con la staffetta, che ci ha permesso di qualificarci per i mondiali Juniores di Lima. Nella gara individuale, invece, mi sono fermato alle semifinali, ma non mi posso davvero lamentare. Dopo, c’è stata una collegiale di preparazione ai mondiali, e a Ferragosto siamo arrivati in Perù, dove per tre giorni ci siamo potuti allenare nella piscina dove si sono poi svolte le gare dei mondiali. A Lima, poi, abbiamo centrato la finale mondiale e siamo arrivati al quinto posto, che è un buon risultato ma lascia un po’ con l’amaro in bocca, perché visti i tempi ci sarebbe stata la possibilità di portare a casa un risultato ancora migliore, magari una medaglia. In ogni caso sono ovviamente molto soddisfatto, perché è stata una bellissima esperienza e perché gareggiare con ragazzi di altre nazioni è stimolante, aiuta a crescere anche in senso sportivo.

E la Federazione, di ritorno dal Perù, cosa vi ha detto?

Ovviamente ci ha fatto i complimenti e ci ha detto di continuare così, ma poco altro. A questi livelli i rapporti con la Federazione Italiana sono molto limitati, ci sono dei tempi da fare e loro guardano soprattutto a quelli, anzi, quasi esclusivamente a quelli. Io comunque continuo ad allenarmi come ho sempre fatto, principalmente a Subbiano e a Castiglion Fiorentino, con l’Arezzo Nuoto, dove ho cominciato quando avevo solo quattro anni, e che quindi considero un po’ come una “seconda famiglia”. Per il prossimo anno mi sono già dato degli obiettivi, ovviamente. Punterò alle finali nazionali nella categoria Cadetti (nati nel 1992 e 1993), ma soprattutto a fare un buon tempo per gli assoluti, perché ovviamente le attenzioni in quel caso sono maggiori. Punto a fare bene nei 100 e nei 200 stile libero, le gare che sento più “mie”: i tempi per puntare ad una finale B ci sono, vedremo come andrà.

Hai cominciato da piccolissimo col nuoto, come capita a moltissimi ragazzi. Ma quand’è, secondo te, che si cominciano ad intravedere delle potenzialità in un nuotatore?

Nei primi anni, ovviamente, c’è ben poco da capire a livello di risultati agonistici, anche perché di gare non se ne fanno proprio. Diciamo che si può cominciare a intravedere qualcosa intorno ai 14 anni, anche se in certi casi bisogna aspettare anche un po’ di più. Come nel mio caso, per esempio: i primi campionati italiani li ho disputati a 16 anni, e non è che sia andato benone, anzi. Poi lo scorso anno ho un po’ “cambiato passo”, e sono arrivate le prime medaglie ai campionati italiani che mi hanno spronato ad impegnarmi sempre di più. Inoltre, anche l’esperienza fatta nel maggio del 2010, con la collegiale nel North Carolina, a Charlotte, mi ha fatto crescere tanto. Ogni volta che si fa una trasferta è un’esperienza importante, un’occasione unica di crescita e miglioramento.

Per arrivare a dei risultati come i tuoi, oltre al talento, è fondamentale una quantità enorme di allenamento. Com’è il tuo programma settimanale?

Tutti i giorni mi alleno dalle 15 alle 17,30 e per tre mattine alla settimana faccio una sessione supplementare dalle 5,50 alle 7,30, prima di andare a scuola. La maggior parte del lavoro si svolge in vasca, tranne qualche seduta di pesi da un’ora ciascuna per due o tre volte la settimana. Certo, mi rendo conto che rispetto ad altri sport, come ad esempio il calcio, i carichi di lavoro sono molto più tosti. Però la passione spinge sempre un passo più avanti, si riesce a non sentire la fatica e anzi, quando arrivano i risultati, si riesce ad avere quella carica necessaria per fare ancora meglio. Nuotare è un piacere, per me, lo è sempre stato. È uno sport che consiglio di praticare a tutti, in primo luogo perché fa stare bene fisicamente e al tempo stesso aiuta a rilassarsi: nei momenti difficili, una bella nuotata è una valvola di sfogo incredibile, che permette di isolarsi e ricaricarsi al meglio. Un nuotatore, poi, si allena 24 ore su 24, perché per essere a buoni livelli è fondamentale dormire regolarmente e mangiare tanto e bene, altrimenti in vasca non si rende. Tutto questo, ovviamente, senza lasciare indietro gli studi, ma basta sapersi organizzare e si trova il tempo di fare tutto.

Quest’estate si è parlato di nuoto soprattutto per quello che è successo fuori dalle vasche: tu che ne pensi di questa vicenda?

Guarda, in linea di massima la vicenda di Magnini, Marin e della Pellegrini è stata un po’ triste perché si è fatto tanto clamore intorno ad una storia che con lo sport non c’entra niente. Io capisco che l’abbiano fatto per cercare pubblicità, e magari arrivare in TV, pur provenendo da uno sport dove girano pochi soldi, però tutta questa storia se la potevano risparmiare!

Insomma, fare il nuotatore professionista è difficilissimo ma non impossibile.

Di sicuro la ripartizione dei soldi che girano nello sport è troppo “spostata” verso il calcio è vero che è lo sport che ha il maggior numero di praticanti e appassionati, però c’è troppo squilibrio. Ci sono alcuni miei coetanei che si allenano tre volte a settimana e prendono 3-400 euro per giocare a calcio: nel nuoto non esiste praticamente il professionismo. Se entri a far parte del giro della Nazionale, ti viene proposto di entrare a far parte di uno dei corpi sportivi delle forze armate, dove si viene retribuiti con uno stipendio pieno. Per me, poterci arrivare sarebbe il coronamento di un sogno, e farò di tutto per raggiungere questo mio obiettivo.

Ultima domanda: a chi ti ispiri, come nuotatore?

Di sicuro il mio modello è stato Alexander Popov, che per tutti i nuotatori a stile libero è un po’ un punto di riferimento. Tra gli italiani invece mi piace Marco Orsi (il primatista italiano dei 50 stile libero, NdR), che conosco di persona: è simpatico, e mi piace il suo modo di nuotare.

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