Casey Stoner, le mani sul mondiale

comincia con questo pezzo, che trovate anche qua, la mia collaborazione con Sgommo Motor Sport Magazine… Fatemi sapere che ve ne pare, eh! 🙂 [/ALIGN]

Il GP di Indianapolis, sul circuito probabilmente meno adatto alle due ruote di tutto il calendario, ci consegna un verdetto a questo punto difficilmente equivocabile: Casey Stoner ha messo un’ipoteca sul Mondiale 2011 che va ben oltre i 44 punti di vantaggio sul campione in carica Lorenzo, che con sei gare al termine del campionato non sono certo un’enormità. Il fatto è che l’australiano in questi ultimi tre gran premi ha vinto alla grande, dando peraltro l’impressione di spingere al massimo solo a tratti e portandosi a casa le gare guidando al 99% del proprio potenziale. Contemporaneamente, le sicurezze di Jorge Lorenzo, dominatore lo scorso anno in un mondiale in cui gli avversari hanno fatto di tutto per autoeliminarsi, sembrano essere piuttosto vacillanti in queste ultime apparizioni. Dopo il secondo posto a Laguna Seca, infatti, lo spagnolo ha inanellato due quarti posti consecutivi, preceduto da un terzetto di Honda a Brno, ma – cosa ben più grave per il suo ego – buttato giù dal podio dal suo compagno di team, un Ben Spies sempre più a suo agio in sella alla Yamaha, che con questo podio supera in classifica anche Valentino Rossi, al suo peggior risultato stagionale qui a Indy.
Un passo indietro brusco e deciso, quello della Ducati qua negli USA, col podio che torna distante mezzo giro dopo i passi avanti visti in Repubblica Ceca solo due settimane fa. Un feeling con la moto e con la pista che non è mai stato trovato, a testimonianza di una stagione nata male e proseguita peggio, con il quarto posto nel mondiale come unico obiettivo rimasto – e neppure troppo facile, visto l’andazzo: molto poco, considerando le aspettative che c’erano sul binomio “Rossi & Rossa”, che fin qui ha fruttato un solo podio (a Le Mans) e un altro buttato via (a Jerez).
Per quanto riguarda la pattuglia degli altri italiani, illude nei primi giri Simoncelli, capace di superare d’autorità e in modo pulito Jorge Lorenzo, salvo poi ritrovarsi con le gomme distrutte e concludere tra mille difficoltà in dodicesima posizione; ritirato mestamente Loris Capirossi, in una gara in cui il suo compagno al team Pramac (Randy De Puniet) è il miglior ducatista del lotto; primo della pattuglia, come spesso accade ultimamente, un Andrea Dovizioso a cui “manca sempre un centesimo per fare una lira”, nel senso che pur disponendo di una signora moto non riesce mai a fare quell’acuto che potrebbe rimetterlo in lotta per il Mondiale, o anche solo far venire qualche dubbio in casa HRC su una sua eventuale riconferma per il prossimo anno: in fondo, il povero “camomilo” Pedrosa ha già vinto due gare, e sulle sette da lui portate a termine quest’anno, è arrivato davanti al forlivese in ben sei occasioni. Proprio Pedrosa, anche oggi tranquillo secondo, ci ha dato la sensazione che – lui sì – avrebbe potuto essere un ostacolo per le ambizioni mondiali di Stoner, ma la caduta di Le Mans ci ha consegnato un’altra storia, un mondiale che ha un solo pretendente vero, e un paio di altri piloti che aspettano alla finestra, perché altro, con questo Stoner qua, non possono proprio fare.
In Moto 2, Marc Marquez, uno che viene su forte, ma forte per davvero, sta riuscendo nella difficile impresa di riaprire un mondiale che sembrava già saldamente nelle mani di Stefan Bradl, centrando a Indy la sua quinta vittoria, che lo porta a -28 dal tedesco, solo sesto oggi. Maluccio la pattuglia italiana, con Mattia Pasini (ottavo) migliore dei nostri e Andrea Iannone (undicesimo) che conferma l’andamento schizofrenico di una stagione che “avrebbe potuto essere” e invece non sarà niente di più di un terzo posto nel mondiale, da contendere ad altri quattro piloti (Alex De Angelis, solo 15° oggi; Simone Corsi, 14°; Bradley Smith, 4°; e Thomas Luthi, ritirato), tutti racchiusi nel brevissimo spazio di otto punti.
Per concludere, in 125 Nico Terol fa un altro passo verso l’iride, vincendo a Indy e mettendo altre tre Aprilia (nell’ordine, Viñales, Cortese e Gadea) tra sé e la Derbi di Johann Zarco, ora a -26 dallo spagnolo, che a soli 23 anni è un mezzo veterano della categoria, essendo alla sua settima stagione nella ottavo di litro. A dire il vero, il suo esordio risale al 2004, anno in cui a vincere l’iride in quella categoria fu Andrea Dovizioso, ultimo italiano a riuscire nell’impresa. E in questi ultimi anni le prospettive non sono certo rosee: il migliore dei nostri, anche qua a Indy, è stato Simone Grotzky, undicesimo, e quattordicesimo nel mondiale. In poche parole, se questa classe rappresenta la fucina dei talenti della classe regina del domani, per le due ruote tricolori si annunciano annate di magra…

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