Il calcio italiano si è fermato a Berlino

Il 9 luglio 2006 l’Italia guidata da Marcello Lippi e capitanata da Fabio Cannavaro vinceva il quarto mondiale della propria storia. Due mesi prima, a inizio maggio, era esploso lo scandalo-Calciopoli. Ad agosto di quello stesso anno, l’Arezzo veniva sanzionato con sei punti di penalizzazione per motivi che ancora nessuno si è dato la briga di spiegarci. Sei punti che poi sono risultati decisivi per un sacco di cose che sono successe nei cinque anni successivi, compreso il fatto che quello che allora si chiamava A.C. Arezzo adesso si chiama Ardesia S.p.A. e quello che attualmente porta in giro le divise amaranto per l’Italia si chiama Atletico Arezzo, anche se presto a quanto pare si riprenderà un nome che si porta dietro settant’anni di storia, quell’U.S. Arezzo che evoca tanti dolci ricordi.
Ma il punto, il punto vero, è che il calcio italiano si è fermato a quella fantastica notte di Berlino, dove con cinque calci di rigore andati a segno ci siamo vendicati di tutto quello che la Francia ci aveva inflitto in termini di delusioni calcistiche negli otto anni precedenti. Ma ci siamo anche presi un grosso, grossissimo, enorme colpo di spugna su tutto quello che stava succedendo da noi, proprio come fu nel 1982 con lo scandalo del calcio-scommesse. Si vince un mondiale, siamo tutti felici, e di quello che hanno detto le sentenze chi se ne frega. Poi invece si scopre che forse l’inchiesta di Calciopoli non ha fatto venire a galla tutto il marcio, si scopre che c’era dell’altro e che guarda un po’ viene fuori solo a ridosso della scadenza della prescrizione. Tipico italiano, il finale a tarallucci e vino. E intanto le nostre squadre di serie A rimediano figure sempre più meschine nelle coppe europee (eccezion fatta per la vittoria in Champions dell’Inter dello scorso anno), e intanto il nostro campionato attira sempre meno campioni, e intanto se una squadra è in serie A la salvano sempre e in serie C siamo già pronti ad assistere all’ennesima lista di società in fallimento. Un calcio dove le regole non sono uguali per tutti, dove per la stessa cosa può finire tutto in una bolla di sapone o in uno scandalo internazionale. E in tutto questo, a noi, che nel filone di inchiesta di Calciopoli non avevamo neanche un tesserato coinvolto, e siamo stati messi di mezzo per via di una telefonata tra Meani e Titomanlio i cui contenuti erano smentiti dalle immagini stesse della partita, che siamo stati l’unica società a non avere sconti di pena, che siamo stati l’unica società per cui la procura antidoping ha fatto ricorso contro un’assoluzione… a noi, la serie B, quando ce la ridanno?

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