Ma io a Perugia non ci posso andare!

(Scritto ascoltando Mogwai – we're no here | tempo massimo di lettura 1'30")

E così, dopo qualche anno in cui la trasferta di Perugia era diventato un appuntamento fisso, con alterne fortune (l'1-1 con gol di Kroupi e pareggio dell'ex Amore; la sconfitta 1-0 con gol di Ercolano senza abbozzare una reazione; lo 0-0 con svariati miracoli di Benassi lo scorso anno) quest'anno la trasferta di Perugia salta, per me.
Già, perché sabato dalle 10 alle 14 sarò a Firenze al Corso di Formazione per l'accesso all'Ordine dei Giornalisti della Toscana nell'albo dei pubblicisti. A frequenza obbligatoria. E i geni che sperano di fare due soldi col calcio in TV anche in serie D ritengono che il sabato alle 14 sia un buon giorno e un buon orario per programmare una partita di cartello. E invece no, diamine! Non solo perché ci sono persone come me che sono impossibilitate ad arrivare a Perugia per tempo, ma perché i geni che si stravaccano nelle stanze dei bottoni del calcio italiano non tengono conto che altri potrebbero avere quella desueta abitudine, sicuramente a loro ignota, che si chiama "lavorare". Termine arcaico, lo ammetto. Ma ci sarà un motivo per cui negli anni il calcio è diventato il nostro national pastime, un po' come avviene per il baseball negli USA, o no?
Il calcio è sempre stato uno sport che si poteva praticare ovunque, bastavano un pallone e quattro giubbotti per delimitare le porte, e poco importava se era erba, terra dura, asfalto o che altro. Quello che contava era mandare la palla alle spalle del portiere, magari sognando un giorno di imitare i propri idoli. E alla domenica andarli a vedere allo stadio. Già, alla domenica. Fino a che non ci ha messo le mani la TV, e allora il giocattolo si è rotto. Demonizziamo i tifosi, alziamo il livello dello scontro e quindi sputtaniamo un sacco di soldi per la "messa in sicurezza" di impianti sempre più fatiscenti, svuotiamo gli stadi e riempiamo le poltrone di casa, giochiamo le coppe il martedì, il mercoledì e il giovedì, l'anticipo della serie B al venerdì, un anticipo della A al sabato pomeriggio e uno al sabato sera, uno alla domenica all'ora di pranzo, qualche partita alla domenica pomeriggio, una alla domenica sera, poi via il lunedì con il posticipo della serie B. E via, un altro giro di giostra. Tasche piene, stadi vuoti. Fino a quando a qualcuno di questi geni verrà in mente che a rimetterci è il calcio, sempre più legato a doppio filo ai soldi e pertanto sempre più antipatico agli occhi degli appassionati.
E io a Perugia sabato alle 14 non ci posso andare. E se permettete mi girano le scatole. Come ho detto a Daniele Speranza, due settimane fa, quando ci ho parlato dopo la puntata di Block Notes dove eravamo entrambi ospiti, "è dal 1986 che non vinciamo a Perugia." e sapete cosa mi ha risposto lui? "Beh, allora se vinciamo passiamo alla storia!". Già, se vincete passate alla storia dell'Arezzo Calcio. Senza di me, grazie ai geni che governano il calcio, oggi, nel 2011.

(foto tratta da Amaranto Magazine)

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