The King Of Limbs

Sapevamo che il 2011 sarebbe probabilmente stato l'anno buono, come avevo scritto anche nel mio post di auguri di buon anno. E io ero tra quelli che speravano in qualcosa "di meglio" dell'ultimo "In Rainbows", un disco con dei bellissimi pezzi, con dei momenti memorabili ma anche con dei passaggi a vuoto. In buona sostanza, il disco che mi era piaciuto di meno dell'intera discografia Radiohead.
E non sono rimasto deluso, in questo inizio di 2011.
Il 14 febbraio, direttamente dal loro sito, con un laconico THANK YOU FOR WAITING i Radiohead ci hanno comunicato che l'attesa per il nuovo disco era terminata. Il 18, con alcune ore di anticipo rispetto a quanto tutti avremmo pensato, sono stati rilasciati i file in formato digitale a chi li aveve pre-ordinati.
The King Of Limbs (letteralmente, "il re dei rami") è un album di otto tracce, che prende il nome da una quercia millenaria che si trova nella foresta del Wiltshire, più precisamente da questa.
Nonostante siano passate solo due settimane dall'uscita dell'album, e ne manchino quattro all'uscita del CD nei negozi di dischi, è giusto raccontarvi le mie prime impressioni.
The King Of Limbs è un disco difficile. Ma, al tempo stesso, è un disco "ispirato". Con una prima parte che vira decisamente all'elettronica, e che comprende le quattro tracce "Bloom", per me un'ottima ouverture, "Morning Mr. Magpie", "Little By Little" (no, non è la cover degli Oasis. Anzi, non gli somiglia nemmeno lontanamente) e "Feral"; uno dei rari pezzi strumentali dei cinque di Oxford, e una seconda parte più melodica, dove la voce di Yorke si prende qualche rivincita, come nel singolo "Lotus Flowers" (orribile e parodiatissimo il video), nella bellissima "Codex" (così ai primi ascolti, una delle più belle canzoni dei Radiohead), e nelle due conclusive "Give Up The Ghost" (molto sottovalutata dai fan, a me ha colpito sin dai primi ascolti) e "Separator". Non posso dare giudizi tecnici sulle canzoni in sé, non ne ho le competenze. Quello che vi consiglio è di ascoltarvi questo disco. Senza preconcetti, senza pensare a Kid A, a OK Computer o a che altro. Solo ascoltarlo in quanto tale.
Ah, un appunto: essendo questo disco "il re dei rami", e consistendo di otto tracce (per complessivi 37 minuti e 29 secondi, il disco più corto della storia dei Radiohead), la mia personalissima supposizione è che anche "These are my twisted words" e "Harry Patch (in memory of)", rilasciate ufficialmente nel 2009 tramite il sito dei Radiohead, siano da considerarsi parte di quest'albero, secondo una tracklist che io formulerei così:

1. Bloom
2. These are my twisted words
3. Morning Mr. Magpie
4. Little by little
5. Feral
6. Lotus Flower
7. Codex
8. Give up the ghost
9. Separator
10. Harry Patch (In memory of)

(durata: 48'32")

provare per credere. Aspettando, magari, che spuntino altri rami… 🙂

Ah, il giudizio, dimenticavo: "per me è un si". Diciamo un bell'otto.
E per voi?

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...