è finita l’epoca del Lìder Maximo


scritto ascoltando Blur – It could be you (1995) tempo massimo di lettura: 1'19"

C'era una volta Massimo D'Alema, coetaneo di mio padre, uno dei miei modelli da quando ho cominciato a fare politica attiva, perché – checché se ne dica – ho sempre trovato ammirevole la sua visione della situazione politica italiana ed internazionale, perché gli riconosc(ev)o un grande senso di realismo, perché apprezzo chi fa politica ma riesce comunque ad essere pungentemente ironico. C'era una volta, ma da ieri non c'è più. Perché c'è un confine, da non superare mai: quando il pragmatismo diventa gioco di potere, quando il realismo diventa tentativo di intrallazzo, di inciucio, direi, traslandolo dal suo significato originario (che sarebbe, lo ricordo per chi non lo sapesse, "pettegolezzo, chiacchiera di paese") e riportandolo a quello che ha assunto nel gergo politichese degli ultimi anni. E in un momento storico come questo, dove i politici fingono di indignarsi perché ad una trasmissione vengono invitati Fini e Bersani, mentre invece si indignano sul serio perché vengono citate inchieste volte a smantellare l'impianto che mafia e camorra stanno mettendo in piedi in Lombardia cercando appoggi proprio nei partiti, in un momento del genere, proporre un governo di larghe intese è un affronto alla militanza politica mia e di tutti quelli come me che l'hanno sempre fatta per passione e mai per tornaconto.
Al Tg2 di ieri, l'attuale capo del Copasir (ed ex-non-so-più-quante-cose, nei suoi 35 anni di incarichi politici a livello nazionale) ha dichiarato, tra l'altro, che "la necessità di ripristinare le regole della democrazia è un valore che unisce la destra democratica fino alla sinistra", come riportato dall'agenzia APCom.
E invece no, dico io. Invece le larghe intese sono la rovina della democrazia. Perché allora non ha senso stare a sentire Bersani e Fini che definiscono i valori della sinistra e i valori della destra. Perché allora avrà ragione chi dice che gli ideali non contano niente e non valgono più, chi dice che "sono tutti uguali". Le regole della democrazia impongono che chi ha vinto le elezioni governi, e se non è in grado di farlo se ne vada a casa. Il resto sono solo chiacchiere e giochetti di potere. Proprio quello di cui la sinistra (moderata o massimalista che sia) non ha bisogno, se vorrà tornare credibile nei confronti del Paese, del proprio elettorato e di una schiera di militanti sempre meno motivata.

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3 thoughts on “è finita l’epoca del Lìder Maximo

  1. anonymous ha detto:

    Paolo Bucci writes:interessante e condivisibileti faccio una provocazione però e se Silvio riuscisse ad arrivare al quirinale? magari con tremonti primo ministro? Non sarebbe uno scenario tipo democrazia russa?

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