da quando?


Ma quando siamo diventati così morbosi? Da quanto tempo è partita questa “moda”, questa sete inestinguibile di dettagli, tale da farci smembrare una storia pezzo per pezzo, davvero sempre più simili agli sciacalli? Forse nel 2000, con il primo Grande Fratello. Forse prima, con l'invenzione della televisione. Chi lo sa, e in fondo cosa importa?
Il caso drammatico di Avetrana è dibattuto dappertutto, soprattutto in televisione. E di conseguenza, nella carta stampata, su internet, nei bar, nelle conversazioni tra la gente. E tutti si trasformano in criminologi, tutti sono esperti psicologi, tutti sono pronti ad esibire un dettaglio in più che agli altri era sfuggito,. La parola “dettaglio”, nel dizionario italiano, significa “particolare, particolarità, circostanza minuta”. Questa parola è quella che più spesso ricorre in questi giorni. Ma come facciamo a non accorgerci?
Come facciamo a non capire che con la nostra continua ricerca di dettagli non facciamo che sbranare questo piccolo, povero cadavere un pezzo per volta? E che i particolari, le circostanze minute riempiono talmente tanto la nostra vita da farci dimenticare il quadro d'insieme?
Cosa cambia, a questo punto? In che maniera potremmo in qualche modo migliorare la sorte di questa povera sventurata? Un giornalista con il quale non sono quasi mai d'accordo ha chiesto pubblicamente, nel corso di una di queste trasmissioni, che se una cosa analoga capitasse a lui, non venisse dedicata nessuna trasmissione alla vicenda. Perché altrimenti, per i propri cari, lui non sarebbe morto una sola volta, ma dieci, cento, mille volte. Paradossalmente, ma forse neanche troppo, si è cercato di ridicolizzarlo, di sminuire la portata di quanto diceva, “buttandola sul ridere”.
Non pretendo che con queste mie poche righe qualcosa possa cambiare. Ma che uno creda in Dio o meno, è un dato di fatto che questa ragazza, che non ha neanche avuto il tempo di vivere la propria vita, dal 26 agosto a oggi, ancora non può riposare in pace. Non so quale sia il pensiero della famiglia al riguardo, ma mi permetto di esprimere il mio pensiero.
Lasciamola riposare in pace, allora, vi prego. Dimostriamo che siamo ancora in tempo a non diventare ancora più morbosi. Smettiamo di guardare, in TV, tutti i programmi che sfruttano questa storia come avvoltoi. È importante, per noi stessi, innanzitutto. Perché un pezzo per volta non venga mangiata anche la nostra vita, la nostra dignità, la nostra indipendenza di pensiero.

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