quando il campione rosica è sempre antipatico

Negli sport non di squadra, come il tennis, la scherma, o gli sport motoristici, c'è una forte componente "individualistica" a caricare di significati la prestazione sportiva. E questo non lo scopro certo io. Tra gli sport di squadra, una cosa simile si può ritrovare nel basket, dove comunque le situazioni "uno contro uno" non mancano, anzi. Nella gara della MotoGP di ieri, abbiamo – finalmente – assistito ad un bel duello, una roba che mancava da qualche tempo nella classe regina: in palio c'era un terzo posto, ma anche un ideale passaggio di testimone di certo non gradito ad entrambi nella stessa misura, tra il presente (Valentino Rossi) e il tanto reclamizzato "nuovo che avanza" (Jorge Lorenzo Guerrero). Il terzo incomodo, scansato dalla storia (Casey Stoner, due anni più vecchio di PorFuera) era già in fuga da tempo, con tanti saluti alla compagnia, a dimostrazione del fatto che con questo qua non si può mai essere sicuri di niente.
La storia recente (ma non solo) della MotoGP, che una volta si chiamava 500, è fatta di duelli tra campioni affermati e giovani rampanti con la voglia di dimostrare che hanno qualcosa in più. Fu così tra Biaggi e Valentino Rossi, quindi tra Rossi e Stoner, infine tra Rossi e Lorenzo. La costante presenza del campione di Tavullia dimostra che comunque Valentino è un parametro con cui bisogna fare i conti, volenti o nolenti. E le frecciatine tra il numero 46 e gli avversari non sono mai mancate. Come quando Biaggi passò un campionato intero a guardare negli scarichi di Rossi e a lamentarsi perché la Honda di Valentino era la moto di gran lunga migliore del lotto, causando indirettamente il passaggio di Rossi alla Yamaha, con la quale il romano venne bacchettato nuovamente, facendo la figura di "quello che sta a rosicà". Le parti si invertirono nel 2007, quando Stoner dominò il mondiale in maniera indiscutibile, e a Valentino Rossi scappò detto che con quella Ducati lì, insomma… Salvo poi riprendersi dalla fama di "rosicone" l'anno seguente, dove si riportò a casa il titolo proprio contro l'australiano, dopo alcuni duelli passati alla storia del motomondiale.
Il dualismo odierno ha del paradossale. Lorenzo e Rossi due galli in un pollaio, si diceva. I box separati, le gomme diverse. Valentino il guascone, Lorenzo lo spaccone. Al primo anno di convivenza, Rossi vince il mondiale, Jorge parte bene (dopo 5 gare è appaiato a Pedrosa, a -3 rispetto a Valentino) e finisce malissimo, staccato di 183 punti dal rivale, quarto nel mondiale. Al secondo anno, Rossi rivince il mondiale, Lorenzo finisce secondo e i punti di distacco sono 45. Il 2010 sembra l'anno buono, anzi, con ogni probabilità lo sarà, per tentare il sorpasso. MA ci sono molti "ma" in questa stagione. Il primo, il più grande, è che Rossi si è fatto male dopo tre gare, quando i punti di distacco erano 9, ed è rientrato – a mezzo servizio – a stagione ormai compromessa, quando i punti di distacco erano passati a 86. Ma nel frattempo la Yamaha è passata dall'essere la moto più veloce del lotto ad una moto "normale", visto che nelle ultime 4 gare due le ha vinte la Honda e due la Ducati, e nelle ultime due PorFuera è sceso addirittura giù dal podio, dopo esserci salito per la bellezza di 13 gare consecutive.
E qui arriviamo al presente. Al duello di ieri tra Rossi e Lorenzo, che ha riportato alla memoria pagine storiche del motociclismo. L'italiano ha vinto, lo spagnolo ha perso, anche se aveva l'attenuante che 13 punti son comunque buoni per un mondiale già suo, visto anche il forfait di Pedrosa. Il brutto di tutto questo è stato che Lorenzo ha protestato con la Yamaha, facendo la figura di quello che perde a calcio con il fratello più grande e va a piangere dalla mamma, e che Rossi, nonostante manchi dal gradino più alto del podio dalla gara d'esordio del mondiale 2010, lo ha sconfitto in pista e soprattutto fuori. Insomma, quest'anno Lorenzo vincerà il mondiale, e meritatamente. Ma la fama di "rosicone", ancora, non se la scrollerà di dosso, perché la gara di ieri ha rafforzato notevolmente il partito di quelli che dicono "ma se Rossi fosse stato bene tutto l'anno…" Perché quando il campione rosica è sempre antipatico.

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2 thoughts on “quando il campione rosica è sempre antipatico

  1. borisvian ha detto:

    Mah alla fine sulla forza caratteriale di Lorenzo mi stanno venendo diversi dubbi. Quest'anno ha vinto per mancanza di avversari con un minimo di costanza, ma ora che Rossi gli è tornato davanti è andato a frignare alla Yamaha minacciando ritorsioni nelle prossime gare…

  2. anonymous ha detto:

    Stipe writes:Fantastico articolo! Lorenzo è fortissimo, anche caratterialmente ( a differenza di uno Stoner o un Pedrosa o altri passati durante questi anni di Rossi), ma dovrebbe evitare certi comportamenti, soprattutto con un Mondiale già in tasca.

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