Sensazioni del post-partita

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Si dice che il calcio sia un po’ una metafora della vita, e questo è vero sotto molteplici aspetti. Nella fattispecie, dopo aver lavorato ad una rubrica che per tutto l’anno si è concentrata sul lato “goliardico” della curva Minghelli, siamo arrivati “’ndo el pàn se còce”, come si dice ad Arezzo, ovvero al momento di fare sul serio. E infatti questa volta bisogna che faccia un pezzo un po’ diverso da quelli a cui ci siamo abituati durante quest’anno, un pezzo il cui sottotitolo potrebbe essere “ma stavolta non c’è niente da ridere”. Dopo lo spettacolo offerto domenica dalla Sud, a paragone con quello che si è visto in campo, ovvero lo spettacolicchio messo in mostra dagli undici amaranto, bisogna riflettere un po’ sugli umori della curva dopo una partita del genere. La curva amaranto, si sa, è facile alla polemica come all’innamoramento, e io, in quanto frequentatore da ormai diversi anni di questo ambiente, non sono esente da questo modo di fare.
Ovviamente ce l’ho con la coppia Mancini-Ceravolo: con quello di ieri siamo a quota tre esoneri senza senso o quasi in una stagione, se non è record poco ci manca. Il presidente stavolta è stato abbastanza al riparo dalle contestazioni, forse perché ha cercato di tenere un profilo leggermente più basso, forse memore delle scottature passate. Ma ovviamente, quando si va a cercare i colpevoli, non si può prescindere da loro.
Poi con Carmine Coppola, capopopolo nell’incitare la curva ad inizio stagione, primo a tentare di monetizzare un rendimento effettivamente buono nello scampolo di campionato disputato con noi, lestissimo a partire appena trovata un’offerta un pochino migliore. Ci sarà un motivo se dalla nazionale è finito a giocare in C1. Di gente così, ad Arezzo, meno ne vedo meglio sto.
Non salvo Ernesto Terra: fin troppo ignorato dalla Sud, almeno per quanto mi riguarda. Al di là della vicenda mobbing (ma per i calciatori non dovrebbe essere permesso appellarsi ad una legge nata per tutelare categorie ben più schiavizzate di uno che per professione dà calci ad un pallone), nella quale poteva aver torto o ragione, al momento che il mercato si è chiuso avrebbe potuto ritirare la causa anche per sé stesso, per non portarsi dietro la fama di giocatore piantagrane, oltre che per non privare la squadra di quello che era stato fin lì il suo centrale migliore. Fatti suoi. Spero di non rivederlo mai più in amaranto.
Inguardabili domenica Daniele Croce, Vincenzo Chianese, Crocefisso Miglietta, Eugenio Romulo Togni: come ha detto uno in curva accanto a me, “facile fare i grossi col Foligno o col Monza”. Sul rendimento di questi quattro moschettieri, su cui si poggiava buona parte delle fortune dell’Arezzo di quest’anno, ci sono da fare dei distinguo. Fatto sta che sono arrivati tutti e quattro a giocare la partita più importante in modo scandaloso. Spesso a passo d’uomo, senza mai saltare l’avversario diretto, in buona sostanza hanno girato a vuoto senza neanche provare troppo a lottare. Altro che “forza vecchio cuore amaranto”.

fumogeni colorati in curva sud
Non salvo neanche Luca Mazzoni: che il nostro portiere fosse di temperamento focoso, lo si era capito. Ma prendere tre giornate col Viareggio, insieme all’espulsione rimediata domenica quando l’Arezzo aveva già fatto tutti i cambi, dimostra che bisogna giocare col cuore si, ma anche un pochino con la testa. Il litigio col pubblico di qualche tempo fa gli ha tolto quel po’ di tranquillità che aveva. Peccato perché il valore tecnico non si discute.
Una parolina per Mohamed Fofana: la stagione è finita e lui è sempre fermo a quota 2. Ora non c’è più tempo neanche per aspettarlo. In bocca al lupo per la carriera futura, come minimo ci farà anche il gol dell’ex.
Non salvo ovviamente neanche la terna arbitrale: come è già stato detto, se l’Arezzo avesse provato a fare la sua partita, forse i demeriti di questi tre sarebbero risaltati maggiormente. Per l’arbitraggio all’inglese (ma anche i nostri avrebbero potuto approfittarne, no?) e per l’espulsione di Erpen, che dimostra ancora una volta, se mai ce ne fosse bisogno, che a Roma se non ce l’hanno con l’Arezzo di sicuro non gli si sta neanche tanto simpatici.
Non capisco né tantomeno condivido chi ha dato del “finto tifoso” a Samuele Sereni. A parte l’attaccamento ai colori, dimostrato durante tutto l’anno, l’avessero avuta tutti la sua corsa e la sua voglia di lottare, contro la Cremonese…
Infine ce l’ho con il ministero dell’Interno: parafrasando Daniele De Rossi, “con la tessera del tifoso uno spettacolo così non lo potremo più vedere”. Lui parlava dei tifosi della Roma, ma se applichiamo questa frase alla curva vista domenica, il risultato non cambia. In quanti vorranno fare un ulteriore passo verso la schedatura, per andare a vedere una partita di pallone, come se non bastassero tornelli, telecamere, prefiltraggi, metal detector, perquisizioni eccetera? In quanti avranno voglia di aggiungere un altro passaggio alla trafila? Scommetto che per entrare a San Benedetto a trovare un conoscente fanno meno storie.
Questo è quanto, di sicuro mi sono dimenticato di qualcuno. Per i promossi ci sarà tempo, se ne riparla a settembre dopo aver visto chi sarà rimasto e chi no. Ovviamente, sempre sperando di essere smentito da un risultato a Cremona che oggi, in tutta sincerità, mi pare impossibile.

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