Leonardo Fini, il motociclista volante

da Casentino Più, Febbraio 2010
www.casentinopiu.it

Incontro Leonardo Fini, 23 anni compiuti da poco (è nato a il 29 ottobre 1986), nella sua casa sopra Castel Focognano, e il primo pensiero quando arrivo da lui è che è abbastanza normale che l'unico pilota di motocross freestyle di alto livello che ci sia in Toscana venga da un posto così isolato. Si, perché questo è uno sport che necessita di un bel po' di spazio, per allenarsi. Uno sport altamente spettacolare, anzi, tanto spettacolare quanto poco conosciuto ai più. In Casentino abbiamo la fortuna di avere uno dei più bravi riders d'Italia, e con questa intervista sono sicuro che qualche persona in più comincerà ad interessarsi a questa disciplina.

Per cominciare, raccontaci come è nato il Motocross Freestyle.

Questa specialità è stata inventata nella seconda metà degli anni 90 dai piloti statunitensi di supercross, che già durante le gare, ogni tanto, si mettevano in luce per dei salti un po' sopra le righe, diciamo fuori dal comune. Così questi piloti hanno cominciato a trovarsi anche al di fuori delle gare “standard” per mettersi alla prova e cercare delle sfide sempre nuove. L'evoluzione decisiva è stata quella dell'introduzione della rampa in metallo, che ha potuto permettere a tutti i piloti di poter saltare nelle stesse condizioni a livello di terreno. Il freestyle nasce da lì, dalla voglia di divertirsi in moto e con la moto, principalmente.

Come è iniziata questa tua passione per il Freestyle?

Innanzitutto bisogna dire che io ho cominciato ad andare in moto quando avevo cinque anni, e sono sempre stato un appassionato di tutto quello che riguarda il motociclismo e gli sport estremi. Il motocross freestyle è l'una e l'altra cosa, quindi per me era perfetto. Leggendo una rivista di settore, ho saputo che Paolo Grano aveva istituito una scuola di motocross freestyle ad Asti, in Piemonte, in collaborazione con Fiat e con il team Daboot, del quale da quest'anno faccio parte anche io. Così nel 2007 ho deciso di andare a questa scuola. Perché in uno sport come questo, oltre all'improvvisazione e alla fantasia, ci sono anche un sacco di conoscenze tecniche da apprendere, per ridurre al massimo la componente del rischio.

E i risultati si sono visti da subito…

Effettivamente si, perché nel 2007 sono arrivato secondo nel campionato italiano, alla mia prima e per ora unica partecipazione. Prima e unica perché dopo non è più stato organizzato, ma sostituito da degli show itineranti, dove tutti i più bravi riders si sfidano, e dove io sono sempre presente. Di solito questi show si tengono in occasione di fiere di settore, come l'EICMA di Milano, dove ho saltato a novembre 2009, ma a volte sono anche organizzati in concomitanza con motoraduni, incontri di tuning e simili.

Le occasioni per gareggiare, quindi, non mancano.

Ogni anno da marzo in poi cominciano gli show, che si tengono un po' dappertutto in giro per l'Italia. Lo scorso anno, ad esempio, a giugno e ad agosto sono stato impegnato tutte le domeniche. Quest'anno dovrebbero anche esserci due eventi in Casentino, nel periodo di giugno e luglio, a Rassina e a Stia, e per me sarà un piacere poter saltare davanti alle persone che conosco e ai miei amici. È una delle cose più interessanti di questo sport: si gira tanto, si conosce un sacco di gente.

Cos'è che ti ha fatto scegliere questo sport, piuttosto che il motocross?

Beh, io mi sono innamorato di questo sport da subito, dalla prima volta che ho visto gli X-Games (una specie di “olimpiadi” degli sport estremi che si tengono negli USA dal 1994, NdR) in televisione. Vedendo poi che con i primi tentativi riuscivo a fare qualcosa di buono, ho deciso di continuare. E con l'aiuto della mia famiglia mi sono costruito una rampa proprio sotto casa, dove mi alleno ogni volta che posso.

Che tipo di allenamento deve fare un freestyler?

Alla scuola di FMX del team Daboot per prima cosa ti insegnano a saltare e ad atterrare correttamente. Poi, una volta in aria, conta tanto la capacità di improvvisare, e di “personalizzare” i trick che è possibile fare. Ovviamente bisogna anche esserci un po' portati, perché non tutto si può imparare semplicemente frequentando una scuola. Per quanto riguarda me, durante la stagione invernale faccio un po' di lavoro in palestra, per mantenere il tono muscolare. Non riesco a saltare perché quando torno a casa dal lavoro è già buio, ma appena le giornate cominceranno ad allungarsi proverò anche nella rampa qua dietro casa mia. Quasi tutti i freestyler non fanno i motociclisti come lavoro, ma come semplice passione. In Italia sono solo otto o nove, quelli che hanno la possibilità di dedicarsi interamente al freestyle, e la differenza con gli altri si vede, ovviamente.

Ma in Italia c'è interesse verso il motocross freestyle, o è destinato a rimanere uno sport di nicchia?

Sicuramente l'interesse c'è, si vede quando ci sono gli show. Sempre più gente viene a vederli, e sono in tanti anche quelli che vogliono provare. Molti però si fermano all'aspetto “superficiale” del freestyle, e sono portati a dire “ma voi siete tutti matti!”, e a farsi frenare dalla paura di farsi male. Invece, come ho detto prima, c'è anche tanto lavoro tecnico dietro alla preparazione di un salto. Per quanto riguarda l'aspetto economico, invece, a parte qualche sponsor tecnico, è difficile fare questo sport anche perché non si riesce a farne un “lavoro”. Tranne quei pochi di cui parlavo prima.

E nel resto d'Europa e del mondo com'è la situazione?

La culla di questo sport, e anche la sua patria, sono ovviamente gli Stati Uniti, dove alla fine degli anni 90 è nato il freestyle. Lì la diffusione è molto più ampia che da noi. A parte gli USA, c'è un grande interesse intorno a questa disciplina anche in Francia, Spagna e Germania, dove la situazione forse è un po' meglio che da noi, anche se i migliori freestylers italiani sono in grado di competere ad armi pari con i loro colleghi europei.

Per quanto riguarda te, come vedi il futuro?

È difficile entrare nella cerchia ristretta dei grandi: il campionato mondiale FMX, ad esempio, è composto da una ventina di piloti che sono più o meno sempre gli stessi. A fare la differenza, oltre alla capacità di improvvisazione (e ad un pizzico di fortuna che non guasta mai), ovviamente, è anche la voglia che ci si mette, come in tutti gli sport, ma oltre a ciò si può migliorare tanto con il lavoro. Certo, se mi capitasse l'occasione, sarebbe un sogno che diventa realtà, non ci penserei più di tanto e proverei, anche se questo volesse dire spostarmi da dove adesso vivo e lavoro. Non è facile, insomma, e serve tanto allenamento. Per ora non ci penso seriamente, però non nascondo che un po' ci spero…

Hai un modello di riferimento, un “idolo” in questo sport?

Il mio idolo in questo sport non può che essere Jeremy “Twitch” Stemberg, che oltre ad essere uno degli inventori di questo sport, è sicuramente il più grande interprete. Una sorta di Valentino Rossi dell'FMX. In Italia invece i freestylers più conosciuti sono Paolo Grano e Mattia Marinelli, che da ormai dieci anni saltano con la moto. Oltre a loro ce ne sono anche altri molto bravi, ma non mettiamoci a fare la lista di tutti, che se poi mi dimentico di qualcuno…

Per concludere, dicci un'ultima ragione per cui chi legge quest'intervista dovrebbe interessarsi di più al Motocross Freestyle.

Guarda, di ragioni ce ne sarebbero tante, a cominciare proprio dalla spettacolarità di questo sport. Quello che però distingue il Freestyle da tutti gli altri sport è però l'atmosfera che si respira durante gli show: c'è la voglia di fare bene, se possibile anche di fare meglio degli altri, però non c'è una competizione “negativa”. Se io, durante uno show, faccio un trick perfetto, un salto spettacolare, tutti gli altri ragazzi che sono lì vengono a farmi i complimenti. Tutti facciamo il tifo per tutti, c'è un clima di amicizia fra tutti noi. Quando sento i miei amici che giocano a calcio, anche magari solo a livello amatoriale, a ogni partita c'è sempre una discussione, un calcio di troppo, un insulto o anche una rissa. Questo è lontano anni luce da quello che succede nel freestyle: cose del genere lì non potrebbero proprio succedere.

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